mercoledì 30 ottobre 2013

A Parigi con Licklider

 
 
La locandina di HaPoC all'Ecole Normale Superieure
In questi giorni sono a Parigi per partecipare al convegno HaPoC – History and Philosophy of Computing. La partecipazione non solo da parte italiana, ma anche solo da parte pisana (e dintorni) è sorprendentemente entusiasta… sono presenti anche Fabio Gadducci, Giovanni Cignoni ed Elisabetta Mori, che hanno fatto due ottimi interventi sulla storia dell’informatica in Italia.
 
Io invece ho parlato del lavoro di J. C. R. Licklider, e in particolare del suo libro Libraries of the Future (1965), che mi sembra la prima descrizione dettagliata di un progetto di sistema informatico destinato non solo ad archiviare, ma anche ad elaborare la conoscenza umana depositata in libri e articoli scientifici. Un ringraziamento particolare in proposito va ad Elisa Bianchi e Simona Turbanti, che gentilmente mi hanno fornito indicazioni molto utili sul rapporto tra il progetto di Licklider e le attuali tecnologie del web semantico (in particolare RDF e OWL).
 
Come mai sono ritornato fino a Licklider? Beh, negli ultimi anni mi sto interessando molto alla storia dell’informatica perché presenta molti sistemi di interazione che negli anni sono stati abbandonati a favore di un modello molto ristretto. Adesso si può sperimentare con maggiore libertà – anche dal punto di vista dell’hardware – ma mi sembra che ci sia una scarsa produzione di concetti veramente nuovi… tornare indietro può essere illuminante.
 
D’altra parte, nel caso di Licklider uno dei concetti di base non è, ahimè, recuperabile, perché si basa su un percorso di ricerca che non ha compiuto progressi significativi: l’analisi del linguaggio naturale. La speranza espressa dall’autore era che, semplicemente, fosse possibile tradurre con facilità un testo dall’inglese tecnico a un “unambiguous English” elaborabile in automatico. O meglio, gli esseri umani avrebbero potuto scrivere direttamente in “unambiguous English” oppure tradurre in questa lingua (facendosi aiutare da computer e controllando poi la traduzione con gli autori del testo originale… Licklider si spinge fino a stimare che un articolo di dieci pagine avrebbe potuto essere controllato attraverso una riunione lunga solo un’ora!).
 
Naturalmente il problema qui è alla radice. Il linguaggio umano, incluso quello dei testi tecnici, non può essere facilmente trasformato in linguaggio formalizzato. Le ambiguità sono frequentissime e scioglierle formalmente richiede uno sforzo enorme – e a occhio molto superiore, nella maggior parte dei casi, ai vantaggi che si possono avere da una traduzione su cui le macchine possono lavorare. Stato di cose che viene confermato, su un altro versante, dall’impossibilità pratica per gli esseri umani di parlare lingue molto formalizzate, a cominciare dal lojban.
 

giovedì 24 ottobre 2013

Da Córdoba a Buenos Aires

 
 
La Manzana Jesuítica a Córdoba
Dei miei spostamenti in Sudamerica, l’unico aspetto che non mi è piaciuto è stato il poco tempo libero. Non ho avuto modo di fare il turista tradizionale, insomma; neanche in posti come il Perù, dove in poche ore di macchina si entra in un mondo diverso... credo!... e dove difficilmente capita di andare per altri motivi.
 
Oh, beh. Cose normali quando si viaggia per lavoro, e la giornata trascorsa a Córdoba è stata in compenso molto interessante. In buona parte, grazie alla gentilezza del dottor Cesare Vaccani dell’Istituto Italiano di Cultura, che mi ha cortesemente accompagnato negli spostamenti e anche a un piacevolissimo intermezzo con il Console Marco Matacotta Cordella e con il tenore Gianluca Zampieri, impegnato nell’Otello per le celebrazioni verdiane.
 
Il mio programma prevedeva due presentazioni, entrambe sull’italiano del web. La prima era alla Scuola Dante Alighieri, ed era rivolta soprattutto agli insegnanti (che comprendono anche studenti e laureati ICoN). La seconda era alla Facultad de Lenguas dell’Universitad Nacional, dove sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’alto livello degli studenti – che hanno mostrato una conoscenza molto sofisticata della lingua.

Illuminazioni notturne a Córdoba

Il giorno dopo, valicando i 700 km di distanza grazie alle Aerolíneas Argentinas, mi sono spostato da Córdoba a Buenos Aires e sono stato accolto all’Istituto Italiano di Cultura dalla Direttrice, Maria Mazza, e dal Dirigente dell’ufficio scolastico Vittorio Dragonetti, oltre che da Marco Marica e Dora Pentimalli. La sala della presentazione era quasi monumentale, e il pubblico variato ma molto interessato. Anche a Buenos Aires sono poi presenti studenti e laureati ICoN!
 
Stamattina, tuttavia, mezza giornata libera me la sono ritrovata (la seconda in due settimane). Ne ho approfittato per andare a piedi lungo la calle Florida fino alla Casa Rosada e alla Plaza de Mayo: centro di molti telegiornali della mia adolescenza, e ancora oggi centro di molte proteste contro il governo. È più piccola di come me l’ero immaginata...

A passeggio per calle Florida

Il percorso è stato anche l’occasione di vedere da vicino le contraddizioni dell’Argentina di oggi. Che è un paese in crescita economica, ma con pesantissimi controlli sull’economia e molti canali di aggiramento: l’importazione di beni e servizi è difficile e il tasso di cambio ufficiale è ben lontano da quello reale. Al punto che la calle Florida in alcuni tratti sembra un curioso incrocio tra un coro e un mercato, con decine di persone che gridano “cambio! cambio!” ai passanti.
 
Ma le contraddizioni assumono anche forme decisamente peggiori. Arrivando dall’Aeroparque Jorge Newbery in centro, per esempio, si costeggia una delle grandi baraccopoli (“Villas miserias”) di Buenos Aires, la Villa 31. Il contrasto con l’aspetto europeo dei quartieri principali non potrebbe essere più marcato.
 
Nel pomeriggio, comunque, ho avuto la fortuna di poter visitare anche la Scuola Cristoforo Colombo, grazie alla professoressa Renata Bruschi, e di parlare con il Preside Olmi. Anche in questo caso la struttura si è rivelata di ottimo livello… qui mi si vede di passaggio nei corridoi delle elementari:


Scuola Cristoforo Colombo a Buenos Aires

Alla fine ho concluso il soggiorno con una visita a una delle “librerie più belle del mondo”, o almeno delle più spettacolari: la Grand Splendor della catena Ateneo, in Avenida Santa Fe. Sistemata in un cinema ristrutturato, è un posto in cui ci si può sistemare con tutta calma a leggere in una poltrona su un palchetto, o al tavolino del bar interno. Io ne ho approfittato alla grande, anche se i prezzi ufficiali rendono gli acquisti poco convenienti.


Bene, questo è tutto. Domani mattina mi aspetta un lungo volo sull’Atlantico. L’Argentina è invitata a non piangere per me! Anche perché spero di ritornare presto, e con un po’ più di calma.
 

martedì 22 ottobre 2013

Il possente Paraná

 
 
Il monumento alla Bandiera argentinaRosario, terza città dell’Argentina, si stende sulla sponda destra del Río Paraná. Il centro abitato è stato per lungo tempo separato dal fiume dalle infrastrutture portuali e dal muro che le circondava; negli ultimi anni, però, il porto è stato spostato a monte e l’area che occupava è oggi diventata un passeggio popolare. Il che, come mi è stato spiegato, ha cambiato molto il rapporto tra Rosario e il suo fiume.
 
Anche il principale punto di riferimento della città, il monumento alla Bandiera argentina (usata qui per la prima volta), non solo sorge sulla riva ma dedica al Paraná un’imponente statua. All’interno della struttura, una solenne citazione avverte che “La bandera que alzóse / en el Rosario / del argentino es gloria / o es sudario”. Pochi passi più avanti, il monumento agli ultimi per cui è stata sudario: i caduti nelle Falkland.
 
In un contesto meno malinconico, invece, sabato mattina ho partecipato alla conclusione del corso di aggiornamento per docenti La lingua italiana di oggi nella didattica L2 organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Rosario e da ICoN. La sede era la sezione storica del Consolato, in una bellissima casa signorile d’inizio Novecento. Il Console Giuseppe D’Agosto ha consegnato i diplomi e io ho finalmente avuto la possibilità di conoscere di persona i corsisti e altri studenti o laureati ICoN. Ma, soprattutto, Marcello Garbati, il dirigente scolastico che ha organizzato il corso e che mi gentilmente accompagnato, assieme a sua moglie, in giro per Rosario. E Loredana Cappai, lettrice MAE, che ha gestito ottimamente gli appuntamenti in presenza. Più diverse docenti e corsiste. L’accoglienza è stata splendida e amichevolissima!

La mia presentazione a Rosario

A fine cerimonia ho fatto una presentazione complessiva delle attività del Consorzio. Va detto però che l’evento è stato quasi imbarazzante, per tutte le lodi che sono state espresse nei confronti sia del corso sia di ICoN in generale! L’attività che abbiamo svolto, a quel che sembra, viene incontro a un’esigenza precisa e molto sentita, soprattutto in un momento in cui i tagli costringono a ridurre il numero di formatori inviati direttamente dall’Italia. L’Argentina sta vivendo un periodo di grande crescita economica, ma al tempo stesso ha bloccato o reso difficili molte importazioni – a cominciare da quella di libri e materiali didattici. Aver realizzato un’attività di aggiornamento a basso costo ha permesso senz’altro di migliorare l’offerta nel settore in un momento complicato.
 
La domenica, invece, mi sono ritrovato con la mattina libera, in attesa della partenza per Córdoba. Il Paranà scende dal Brasile, attraversa il Paraguay e arriva a Rosario con un colore marroncino non particolarmente invitante, ma la sua sponda sinistra è del tutto disabitata, o meglio, è fatta da un intrico di isole e canali che dà molto respiro al panorama urbano. Ho provato quindi innanzitutto a unirmi a una delle escursioni che partono dall’Estacion Fluvial, in centro, e permettono di rientrare in kayak (mezzo di trasporto che a me piace molto) passando appunto dai canali secondari. Mentre stavamo per imbarcarci, però, è arrivato un acquazzone niente male… escursione cancellata all’ultimo minuto!
 
Per recuperare lo smacco sono andato a passeggio sui lunghi viali che costeggiano appunto il Paranà. E, man mano che il cielo si rischiarava, mi è venuta un’idea: perché non andare a fare il bagno? In fin dei conti Rosario ha un po’ di spiagge attrezzate dove si può appoggiare lo zaino in ragionevole sicurezza.

Praticamente Baywatch

Così alla fine ho preso un taxi e sono andato al Balneario La Florida, poco prima del Ponte de la Vitoria. Ingresso, cambio, tuffo. Una corda a pochi metri dalla riva isola l’area in cui si può fare il bagno e io ne ho approfittato. Lo spettacolo non era male, perché davanti al bagnante passa una bella sezione del commercio mondiale: grandi navi mercantili risalgono vuote il fiume e navi altrettanto grandi lo discendono, cariche di soia, pronte a sfamare la Cina. Il fondo, certo, era una fanghiglia, e l’acqua non particolarmente invitante, ma dal punto di vista di chi ha nuotato nel Gange a Varanasi… Soddisfatto, mi sono messo a sguazzare tra le onde. Nemmeno troppo fredde, a dire il vero. Del resto il fiume scende dal Brasile, e dai Tropici.
 
Poi rientro in centro, aggirando lo stadio dove orde di tifosi stavano convergendo per la partita Central Rosario – Newell’s. E fermata alla stazione degli autobus, in attesa del primo servizio “semicama” per Córdoba. Sei ore di autobus, e pronto per la prossima.
 

sabato 19 ottobre 2013

In volo sulle Ande

 

Niente male, lo ammetto...
Un po’ me l’aspettavo, ma il panorama che si vede volando tra l’estuario della Plata e il Perù è spettacolare, ed è stato nel suo assieme una delle sorprese più belle del viaggio. Volo TACA all’andata (da Montevideo) e al ritorno (a Buenos Aires, con due ore e passa di ritardo, ahimè).
 
Non tanto per la sezione uruguayana e argentina, ovviamente, che è ravvivata solo dall’intricata rete fluviale che fa capo al Paranà e che è una serie di affluenti tortuosi, lagune e meandri. Per il resto, il panorama di questa tratta è fatto solo di pianura: piattissima e ricoperta di campi. Che diventano sempre più grandi man mano che ci si allontana dalla costa.
 
Sul Paranà

Poi i campi iniziano a diventare più gialli e di colpo, andando verso Lima, il paesaggio cambia. Inizia la zona della Cordigliera, che rimane in vista per più di metà viaggio. L’aereo, se ho visto bene, taglia attraverso le montagne e i deserti del Cile settentrionale, con vulcani coperti di neve che dominano laghi e paesaggi di dune.

Che pianeta è?


Pochi i segni di abitazione umana. Ogni tanto una strada, o una grande miniera. In qualche caso, un minuscolo rettangolo di campi che è l’unica cosa verde in un paesaggio marziano. Alla fine si arriva sul deserto costiero del Perù, con le dune a due passi dal mare.

La costa del Perù a sud di Lima

E poi si atterra sotto il cielo grigio di Lima… o, al ritorno, se ne riparte per sbucare a vedere il sole.

venerdì 18 ottobre 2013

En caso de TSUNAMI

 
 
E in fretta...
Lima è un posto molto curioso, dal punto di vista geografico. Intanto, uno se la immagina in montagna: idea che, ho scoperto, è molto diffusa. E invece Lima è sul mare, anzi, per la precisione, sull’Oceano Pacifico, che guarda dall’alto di una trentina di metri di scarpata. La strada dall’aeroporto a Miraflores passa lungo le spiagge, che al momento sono coinvolte da grandi lavori destinati a trasformarle in parco.
 
Parco con passerelle, però. Lima è zona di terremoti e dalle spiagge parte un sistema di vie di fuga destinato a facilitare l’evacuazione “en caso de tsunami”. L’Oceano Pacifico, grigio e freddo, attende lì davanti, e devo dire che ha un aspetto un po’ inquietante, nonostante i surfisti fiduciosi.
 
Grigio? Freddo? Ma Lima non è ai Tropici? Sì, lo è, ma il suo microclima è sorprendente, e ben descritto nella relativa voce di Wikipedia. Per tutto il mio soggiorno è stata coperta dalla coltre grigia che la ricopre quasi tutto l’anno. Lima non vede quasi mai il sole, e le temperature possono essere molto basse, anche se non arrivano allo zero: di sicuro, anche con giacchetta e maglioncino, andando in giro la notte il freddo e l’umido si sentivano. In più, non piove praticamente mai (ogni tanto arriva qualche gocciolina isolata), e le case sono quindi sprovviste di tetto, oppure hanno tetti più ornamentali che altro, privi di grondaie. Ah, e, dimenticavo: la città è in pratica collocata in un deserto (freddo), completo di dune di sabbia, che si vede dall’aereo e si intravede nei pendii desolati delle colline più vicine al centro.
 
In questo scenario un po’ desolante, l’accoglienza all’Istituto Italiano di Cultura è stata in compenso molto calorosa! In particolare da parte dell’attuale direttore, l’Addetto culturale Stefano Cerrato (qui sotto siamo in posa semiufficiale in uno dei cortili dell’IIC), e di sua moglie Elena; ma anche da parte del coordinatore di corsi di lingua Giampaolo Molisina, laureato ICoN, e della lettrice MAE Maria Antonietta Tamburello. Grazie a tutti!
 
Cortile dell'IIC Lima

L’Istituto Italiano di Cultura di Lima è noto nel settore per un motivo molto preciso: in tutta la rete degli IIC, è quello che ha il maggior numero di iscrizioni ai corsi di lingua (oltre diecimila). Questo successo, come mi è stato spiegato, è in parte dovuto al fatto che le università peruviane richiedono agli studenti la conoscenza di più lingue straniere ma non organizzano corsi. In compenso, riconoscono i corsi di lingua sostenuti presso istituzioni come l’IIC, e gli ultimi direttori hanno utilizzato l’occasione per arrivare al record assoluto.
 
L’IIC del resto è una struttura anche fisicamente imponente, che ospita al proprio interno, oltre alle aule necessarie per i corsi, anche una scuola italiana e l’appena ristrutturato Teatro Pirandello, uno dei principali teatri di Lima. Da lì siamo partiti ieri per andare all’Universitad de San Marcos, dove ho raccontato le esperienze di ICoN nel settore della formazione via Internet. Argomento che oggi suscita, come si dice, “vivo interesse”, e che in effetti ha prodotto anche parecchie domande da parte del pubblico.

La Plaza de Armas di Lima
 
Unico rimpianto: il non essere riuscito, in due giorni di corsa, a vedere molto di Lima. Solo una puntata nella Plaza de Armas al momento del cambio della guardia, che marcia al passo dell’oca con la musica dei Carmina Burana di sottofondo… e una puntata di corsa al Museo Larco, di cui parlerò, spero, più avanti.
 
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