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martedì 8 giugno 2010

Oltre i trecento


Ieri Steve Jobs ha presentato in anteprima l'iPhone 4. Il racconto della presentazione fatto da Rob Beschizza per BoingBoing (da dove riprendo anche l'immagine qui sopra, realizzata da Dean Putney) dà il giusto risalto a un aspetto non marginale, cioè

the gadget's new high-resolution display, which offers 4x the screen resolution compared to the current model. This feature (...) means that the screen has 326 pixels per inch, denser even than the dots per inch of some printed material.

Non è un risultato da poco! Fino a oggi, tutti gli schermi per computer o assimilabili (a tubo catodico, LCD, a inchiostro elettronico...) fornivano una risoluzione inferiore ai 300 punti per pollice che sono da più di vent'anni lo standard di stampa anche dei prodotti di fascia bassa.

Beschizza, come commento, aggiunge che "Typographers and artists will doubtless be pleased at the possibilities" offerte dall'iPhone. In effetti...

Certo, la stampa professionale arriva a risoluzioni di 1300 punti per pollice, e per un'immagine ricca di dettagli (da una fotografia a una carta geografica) la differenza rimarrà fortissima, a tutto vantaggio della carta. Però, per molti contesti lavorativi, si può dire che almeno su questo punto, finalmente, lo schermo supera la carta. E, con la diffusione di questi schermi, diventeranno inutili i criteri del tipo "su schermo, i caratteri senza grazie sono più leggibili di quelli con grazie", eccetera.

lunedì 10 maggio 2010

Oltre il vetro

Alla fine, sì: ripensandoci, direi che a leggere un libro su un Kindle o su un iPhone con emulatore di Kindle non si ha affatto la sensazione di leggere qualcosa "sotto vetro" - a differenza di quel che accade con il computer. Si ha la sensazione di leggere qualcosa che, beh, si tiene in mano... come in un libro su carta.

Per il resto, i dettagli minimi a volte fanno la differenza. Cliccare sui simboli delle note è molto facile su iPhone, ma tornare dalla nota al testo richiede di solito due tocchi (uno per attivare il menu, uno per cliccare sul tasto "indietro"). Al contrario, cliccare sui simboli delle note è un logorio sul Kindle senza touchscreen, in cui ci si deve muovere con il cursore... ma, una volta arrivati a destinazione, il tasto "back" permette di ritornare al punto di partenza - ed è molto più simpatico da usare rispetto a un libro su carta.

Insomma, al solito, vantaggi e svantaggi. E l'hardware fa la differenza.

martedì 24 novembre 2009

Disegnare il cinese

Dicevo in un post precedente che disegnare su schermo è un'attività abbastanza marginale, oggi. Con un'eccezione interessante: il disegno dei caratteri cinesi. In qualità di studente di cinese alle primissime armi, ho trovato questa funzione molto utile.

Giusto per dare un po' di contesto: i sistemi operativi moderni, per esempio Windows Vista (quello che sto usando adesso per scrivere), permettono di inserire nel testo caratteri cinesi in diversi modi. Uno di questi consiste nello scrivere da tastiera la trascrizione pinyin, che viene immediatamente convertita nei caratteri corrispondenti, riducendo il numero di alternative man mano che si va avanti nella scrittura della parola. Per esempio, per scrivere il classico 吗, ma (particella interrogativa in fine frase), vado sulla barra della lingua di Vista, al posto di IT seleziono CH e incomincio a scrivere: prima una m, e compare una lista di possibili caratteri; poi una a, e compare una lista più mirata, con all'inizio 吗 (e, più in basso, altri possibili caratteri, tra cui per esempio 马 per mǎ).

In questo modo è molto facile inserire una parola di cui si sa la trascrizione in pinyin, e non c'è neanche il problema di ricordarsi i segni diacritici per i toni: xue viene immediatamente mostrato come 学, aihao come 爱好, e così via (gli esempi sono tutti in caratteri semplificati, secondo lo standard della Repubblica Popolare, che è quello che sto studiando adesso). In alcuni casi, però, il numero delle possibilità è molto alto - visto che il cinese ha tantissimi omografi.

In questi casi si rivelano utili le funzioni di disegno. Su Vista c'è la possibilità di disegnare caratteri con il mouse. Con l'iPhone si disegna con il dito sul touchscreen, dopodiché si seleziona il carattere desiderato tra quelli che sono apparsi sulla destra dello schermo. Con un minimo di pratica, ci vuole in media più o meno lo stesso tempo necessario a scrivere usando l'alfabeto latino.

mercoledì 18 marzo 2009

Legger libri su iPhone: prova su strada

Nei primi giorni della settimana sono stato a Bruxelles per la conferenza EMT. Ne ho approfittato per fare una prova su strada: non mi sono portato dietro libri da leggere (beh, uno sì, ma poi non l'ho letto... era presente per sicurezza!) e mi sono caricato invece su iPhone tre saggi pubblicati da Lawrence Lessig con licenza CC.

La prova è stata meno estesa di quel che pensavo, perché, oltre al materiale di preparazione della conferenza, ho letto anche un po' di cose che non c'entravano nulla con l'esperimento, ma che in un modo o nell'altro mi sono capitate tra le mani: l'International Herald Tribune, Newsweek, Metro di Bruxelles, eccetera. Ma alla fine ho visto che avevo fatto fuori 130 pagine di The future of ideas senza particolari inconvenienti.

Certo, ci sono limiti dell'interfaccia. Lessig distribuisce questo libro come Pdf. L'iPhone ha il supporto nativo per Pdf, ma la visualizzazione a pagina intera rende il testo microscopico. Si legge ancora, incredibilmente, ma ci vuole un certo sforzo. Inoltre, se non si compra un costoso estrattore (o Acrobat full) non è facile convertire il Pdf in un formato più maneggevole. La soluzione più semplice è quella di leggere il Pdf in modalità landscape: si vede solo una strisciolina della pagina (ci vogliono tre o quattro schermate per vedere tutto il testo di una pagina), ma la leggibilità è sorprendente.

La soluzione empirica ha però fatto venir fuori un altro problema. Se non si compra AirSharing o un programma simile, caricare file sull'iPhone è piuttosto complesso. Io mi sono semplicemente spedito il file all'indirizzo di posta elettronica che uso per il telefono... e poi l'ho aperto con il programma di posta. Però il lettore di Pdf incorporato, se ho ben visto, non permette di saltare da un punto all'altro del testo se non sfogliando le singole pagine: la cosa si è fatta noiosa molto prima di arrivare a pagina 130. Basta che si debba riavviare il telefono per dover ricominciare da capo.

Questo tra l'altro ha fatto sì che non mi sia nemmeno mai sognato di andare a rivedere cose dette nelle prime pagine, o di andare in avanti a vedere il contenuto delle note. Troppo sforzo! In mancanza di un buon metodo per saltare da una sezione all'altra, gli avanzamenti in leggibilità sembrano utili fino a un certo punto.

venerdì 6 marzo 2009

Confusione su schermo

Sarà un caso? Negli ultimi giorni ho visto diverse riflessioni a proposito del problema della qualità di lettura su schermo, indicata come un non-problema o come un problema relativo a livelli diversi da quelli cui normalmente si pensa.

Il punto di partenza è stato un lungo articolo di John Siracusa su Ars Technica: The once and future e-book: on reading in the digital age. Siracusa dice:

People are clearly willing to read text off screens. Plain, old, often awful screens with tiny, ugly text and large pixels. Vast amounts of text, read over extended periods of time. Up to 40 hours a week at work alone, in the case of most office workers who sit in front of a computer all day. (...) The optical superiority of paper is still very real, but also irrelevant. The minimum quality threshold for extended reading was passed a long, long time ago. (...) I'm not going to tell you that you really do want to read a novel off a screen. I am going to tell you that your reluctance to do so has absolutely nothing to do with the state of screen technology, despite your fervent protestations to the contrary.

Possibile; di sicuro le ricerche su questo settore ci dicono: a. che la gente non legge testi lunghi su schermo; b. che la lettura su schermo è ancora più lenta di quella su carta. Certo, non è facile dimostrare che a. sia davvero causato da b., ma questa, oltre a essere la base per tutti gli addetti ai lavori (me compreso), sembra una supposizione verosimile. L'argomento per cui "stiamo tutti almeno 40 ore a settimana davanti a un computer, quindi è possibile leggere testi al computer" funziona fino a un certo punto: quello che facciamo davanti a un computer di solito è skimming / scanning, e quando abbiamo bisogno di leggere qualcosa di lungo... lo stampiamo.

A margine: Siracusa parla anche del problema per cui un testo elettronico non viene visto come un libro "vero". Il discorso è complementare a quello di Morrone e Savioli di cui ho già parlato: in Italia i lettori di alcuni oggetti-libro, tipo le guide turistiche, non si considerano "lettori" perché la modalità di fruizione è completamente diversa rispetto a quella di un romanzo. Oh, beh. Dobbiamo rassegnarci. Alcune attività di lettura non sono viste come "lettura vera".

In ogni caso, il messaggio di Siracusa è: la gente può già oggi leggere su schermo, basta trovare la formula giusta per raggiungerli, come ha fatto la musica digitale. L'interfaccia ormai non è un problema. Bene, ci crederò quando lo vedrò. Oggi le reti peer-to-peer sono piene di libri "piratati"; ma quante persone leggono libri in questo modo - e quanti studenti "piratano" libri di testo in questo modo? Verosimilmente, percentuali microscopiche, confrontate p. es. con l'ubiquità della musica digitale.

Comunque, il 20 febbraio Cory Doctorow ha pubblicato su Internet Evolution un altro lungo articolo, Media-Morphosis: How the Internet Will Devour, Transform, or Destroy Your Favorite Medium. A pagina 5 parla di "libri" e, evidentemente riprendendo qualcosa dell'articolo di Siracusa (l'aveva citato su BoingBoing), dice:

On the other hand, for many kinds of books -- long-form narratives, for instance -- reading off a screen is a poor substitute for a cheap and easy-to-buy codex. Not because screen quality is insufficient (if it were, we wouldn't all spend every hour that God sends sitting in front of our computers), but because computers are damned distracting.

Entra in gioco il concetto della "distrazione". Ne aveva parlato Joe Clarke nel settembre 2008 in un altro articolo interessante: Unreadable. Ecco i punti chiave:

It is just barely practicable to read a long document on screen if the document is pretty much the only thing on that screen. How often do you see a page like that? Almost never.
A typical commercial site has a ‘content well’ of some sort, but also multiple toolbars; headers and footers; sidebar content; and a search box.

... eccetera. Adesso ho trovato programmi e bookmarklet che si pongono l'obiettivo di fare proprio questo: eliminare le distrazioni, riducendo i testi sul web a formati facilmente leggibili. Il che significa, innanzitutto, togliere il contesto. Menu, pubblicità, barre laterali e così via.

Basement.org propone il bookmarklet Readability. Basta trascinare un link nella colonna dei bookmark e cliccarlo quando si vuole "semplificare" una pagina. Funziona (anche se non sempre)... e mi chiedo come faccia, visto che ridurre i siti web al boilerplate è da tempo un problema della linguistica dei corpora, al punto da produrre iniziative come Cleaneval.

Readability potrebbe poi essere usato in sequenza con Instapaper. E i testi ripuliti potrebbero poi essere piazzati... beh, su un iPhone, immagino!

martedì 3 marzo 2009

Legger libri su iPhone


Alla fine mi sono detto: perché no? Ho parlato male per anni della possibilità di leggere qualunque cosa di esteso su dispositivi elettronici... finché non sono arrivati l'e-ink (che ancora non ho potuto provare) e, più modestamente, gli schermi ad alta densità.

Così ho deciso di verificare di persona, provando a leggere qualche libro su iPhone. La cosa ha anche un'utilità pratica immediata. Quando ero più giovane mi portavo dietro un libro, ovunque andassi, perché "non si sa mai". Da un po' di tempo però ho perso questa sana abitudine... e, come risultato, ogni tanto mi trovo a far la fila in banca o alle Poste con aria un po' smarrita. O meglio, mi trovavo - perché appunto ho cominciato a scaricarmi materiale di lettura su iPhone, e il problema si è risolto.

La prima prova è stata qualche settimana fa con uno dei libri elettronici di Delos Books: Giungla di cemento di Charles Stross. La scelta non è stata felicissima, perché Delos vende i libri come applicazioni autonome sull'App Store. Al primo cambiamento significativo dell'hardware o del software... tanti saluti a Stross, immagino! Per inciso, a Stross avevo fatto un paio di foto simpatiche al Barony Bar di Edimburgo, quando ero stato a trovarlo nell'estate del 2007. E le foto sono andate perse quando ho dovuto ripartizionare il disco rigido del computer... solo quelle di quel giorno, in pratica. Perdere il suo libro sarebbe quindi un altro anello in una misteriosa catena.

Devo ammettere poi che con Giungla di cemento qualche problema l'ho avuto anche ad altri livelli: ormai sono disabituato a leggere traduzioni, e ho poca tolleranza per l'italiano che evidentemente traduce con impaccio un inglese parecchio più brillante. Inoltre, ogni tanto c'era qualche difetto di codifica, con caratteri sbagliati e via dicendo. Ma insomma, tra una coda e l'altra il libro l'ho letto ed effettivamente non mi è pesato. Funziona!

Inebriato dal successo, e inebetito dal diluvio che mi si è scaricato addosso mentre tornavo in bicicletta da via Bargagna, oggi ho fatto qualche altro esperimento più creativo con Stanza. Questo software è più interessante perché digerisce un sacco di formati standard... il che fa ben sperare sulla permanenza dei testi. Inoltre è ben collegato a risorse come il Progetto Gutenberg: con il 3G ho individuato e scaricato in pochi secondi Pride and prejudice. Niente DRM, niente attivazioni - che meraviglia!

Ma se uno vuole testi che non sono inclusi nel Progetto Gutenberg o in uno dei siti direttamente collegati a Stanza? Ho fatto un altro esperimento: dal sito dell'ex Etext Center dell'Università della Virginia ho scaricato la History of the conquest of Mexico di Prescott, che non è inclusa nel Progetto Gutenberg (e che avevo iniziato in italiano durante le vacanze; ma appunto, era una traduzione...). Mi sono salvato il testo in Html sul computer, ho usato il lettore desktop di Stanza per convertirlo in un formato compatibile e poi tramite Wi-Fi l'ho passato a Stanza su iPhone e ho cominciato a leggerlo.

Giudizio sintetico: con Stanza la leggibilità è ottima. Il passaggio da una pagina all'altra è naturale, grazie al touchscreen diviso in tre fasce. I caratteri sono della dimensione giusta per me, senza bisogno di regolazioni, e dopo un po' il lettore sembra scomparire: mi ritrovo concentrato sulla lettura senza distrazioni. Certo, avessi bisogno di lavorare sul libro per uno scopo serio, sospetto che troverei problemi a muovermi tra i capitoli, perché l'interfaccia da questo punto di vista mi sembra molto limitata - ma forse è solo questione di pratica.

Che l'epoca del libro elettronico sia finalmente arrivata?
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