Commentando a giugno i risultati INVALSI, dicevo che aspettavo con molta curiosità i risultati dell’indagine PISA 2025 sulle competenze dei quindicenni. Adesso i risultati sono disponibili: studiarli mi sembra un obbligo per chi lavori nel settore della formazione! Ma credo di non essere troppo di parte se dico che ragionarci sopra sia molto utile per tutti i cittadini consapevoli.
Va detto subito che quest’anno i dati sono di particolare interesse sia per quanto dicono sull’Italia sia per quanto dicono sugli altri paesi ogg
etto d’indagine. Partiamo dall’Italia, tenendo presente che la rilevazione è a campione (su 9000 studenti distribuiti in 285 scuole, a fronte di una popolazione in cui i quindicenni sono circa 500.000). C’è quindi differenza rispetto ai risultati INVALSI, che si basano sull’assieme di tutti gli studenti; tuttavia, come ricordavo in passato, la metodologia dei test PISA è solida.
etto d’indagine. Partiamo dall’Italia, tenendo presente che la rilevazione è a campione (su 9000 studenti distribuiti in 285 scuole, a fronte di una popolazione in cui i quindicenni sono circa 500.000). C’è quindi differenza rispetto ai risultati INVALSI, che si basano sull’assieme di tutti gli studenti; tuttavia, come ricordavo in passato, la metodologia dei test PISA è solida.
In estrema sintesi: in Italia non ci sono grandi cambiamenti né rispetto alla situazione del 2022, anno dell’indagine precedente, né rispetto alla situazione fotografata dalla prima indagine PISA, nel 2000. Il che, per il 2022, conferma quanto si era visto nei risultati INVALSI per i quindicenni. La novità più vistosa è che ora, in diversi ambiti, l’Italia risulta al di sopra della media OCSE, mentre dal 2000 in poi era di regola risultata parecchio al di sotto.
Com’è facile dedurre da quanto detto prima, un simile piazzamento non è peraltro dovuto a un miglioramento del sistema italiano: è dovuto al fatto che molti altri paesi hanno avuto un forte calo nei risultati! Tuttavia, nelle parole del Presidente dell’INVALSI Roberto Ricci nella Prefazione al Rapporto nazionale OCSE PISA 2025 (disponibile sul sito INVALSI), è anche legittimo dire che “I risultati dell’Italia tengono meritando l’attenzione e il riconoscimento delle capacità del nostro sistema educativo, complessivamente inteso , di affrontare fasi di profonda e complessa trasformazione” (p. 8).
La situazione descritta si riferisce a tutte e tre le aree prese in esame dall’indagine PISA: scienze (che nel 2025 è stata oggetto di un approfondimento), Matematica e Lettura. Quest’ultima è quella di particolare interesse per me, in quanto in sostanza riguarda la comprensione del testo. E in Lettura, nel 2025 le competenze dei quindicenni italiani hanno ricevuto 474 punti: in leggero calo rispetto al 2022, quando i punti erano stati 482, e rispetto al 2000 (ormai un quarto di secolo fa!), quando i punti erano stati 487; ma meglio rispetto ai 469 punti ottenuti nel 2006... La linea di tendenza è in leggero calo:
Didascalia: Figura 4.9, Rapporto nazionale OCSE PISA 2025, 2026, p. 87.
Va notato che la Lettura è anche l’area in cui il calo a livello internazionale è stato più sensibile. Dal pre-COVID a oggi, la perdita è stata di quasi il 10%!
Su questo occorre ragionare a fondo. Se un ovvio fattore di crisi è stato il COVID, non è affatto evidente una corrispondenza tra i paesi che hanno avuto i turbamenti più forti nella didattica e quelli che hanno avuto i cali più significativi.
Ovviamente, le spiegazioni alla moda si sprecheranno: è colpa degli smartphone, è colpa dell’intelligenza artificiale, eccetera. Nessuna di queste mi sembra convincente in sé o in grado di spiegare la distribuzione dei dati. Ma visto che simili spiegazioni circolano, mi permetto anch’io di presentare la mia: che i cali recenti delle prestazioni dipendono dal fatto che in molte economie avanzate si sta arrivando solo ora a una conclusione sociale cui l’Italia è arrivata già da una trentina d’anni. E cioè, che nella società attuale lo studio e la comprensione, dalla lettura alla matematica, sembrano produrre meno benefici concreti che in passato – e quindi generano una motivazione estrinseca assai più ridotta.
Anche questo, certo, è difficile da dimostrare; ma ipotizzare che le cause di un cambiamento di comportamenti vadano cercate più nella struttura che nella sovrastruttura non mi sembra poi così assurdo.

