Visualizzazione post con etichetta Wikipedia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wikipedia. Mostra tutti i post

giovedì 29 dicembre 2022

Tavosanis, Riformulare fonti in voci di enciclopedia


 
Copertina di Dal testo al testo
Il 2022 per me è stato un anno davvero impegnativo – come si vede anche dagli scarsi aggiornamenti su questo blog. Sia le questioni personali sia, soprattutto, il lavoro hanno reso difficile fare qualcosa di più che gestire le urgenze. Adesso però, finalmente, molti traguardi importanti sono stati raggiunti e spero che nei prossimi mesi (o perfino anni?) le cose vadano molto, molto meglio.
 
Nell’elenco delle cose che non sono riuscito a fare rientrano anche gli aggiornamenti sulle pubblicazioni. Per questo arrivo solo ora a parlare di un contributo che in effetti è uscito nella prima metà dell’anno: il mio Riformulare fonti in voci di enciclopedia. Il libro in cui è uscito presenta gli atti del III convegno ASLI Scuola, tenuto nel febbraio 2020: non lo immaginavo, ma per un anno e mezzo per me sarebbe stato l’ultimo convegno in presenza …
 
Il contributo, comunque, presenta l’attività generale della riformulazione in rapporto al caso specifico delle voci di Wikipedia. Il passaggio dalla riformulazione scolastica a quella su un sito pubblico mi sembra importante, perché rende necessario affrontare il rapporto con il diritto d’autore e la necessità legale, in diversi contesti, di usare parole proprie per fornire informazioni già presentate da altri. Ciò amplia il panorama rispetto alle pratiche scolastiche, che spesso consistono solo nella riscrittura di un testo in forma più chiara.
 
In ogni caso, ciò che emerge è che la riformulazione ha un posto importante ma minoritario nella scrittura di Wikipedia. In una tesi di laurea triennale è stato eseguito il confronto di un campione di voci di Wikipedia in lingua italiana con il testo di 65 fonti su cui si basavano le informazioni presentate nel testo. Dalle 65 fonti si è passati a 52 casi analizzabili (gli altri erano basati su collegamenti non funzionanti, indicazioni impossibili da verificare e simili); e di questi, ben 41 potevano essere considerati rielaborazione completa, senza stretti contatti con il testo di partenza a parte il trasferimento di informazioni. In un caso c’era una citazione letterale, in 6 casi una rielaborazione leggera e in 4 casi una rielaborazione consistente.
 
Già questo dato è interessante: alla fine, il canale più importante per il trasferimento di informazioni da un testo all’altro è la rielaborazione personale, non la riformulazione. Come spesso accade, però, la verifica sistematica ha permesso di notare anche altre cose. Ancora più interessante mi sembra infatti un altro punto: il fatto che le fonti citate fossero in grande maggioranza (40 su 65) in lingua diversa dall’italiano. E in effetti, se ci pensiamo bene, su questo non si riflette molto. Oggi la scrittura basata su altre scritture ha spesso alla base un testo in altre lingue – e anche l’insegnamento della scrittura in lingua italiana dovrebbe tener conto di questo fatto, notando che spesso più che riformulare si traduce.
 
Mirko Tavosanis, Riformulare fonti in voci di enciclopedia, in Dal testo al testo: lettura, comprensione e produzione, a cura di Claudio Giovanardi, Elisa De Roberto e Andrea Testa, Firenze, Cesati, 2022, pp. 445, , € 36, ISBN 978-88-7667-951-3, pp. 399-408. Copia ricevuta come autore.
 

giovedì 30 settembre 2021

Tavosanis, L’ideologia linguistica e le pratiche di Wikipedia in lingua italiana


   
Copertina di Le ideologie linguistiche
Un nuovo contributo sul rapporto tra Wikipedia e la lingua italiana? Ebbene, sì… prosegue la serie di lavori che sto dedicando, da diverse angolazioni, a questo argomento. Negli ultimi anni ne sono usciti diversi, e un altro ancora è in corso di stampa.
 
Questo ultimo arrivato si intitola comunque L’ideologia linguistca e le pratiche di Wikipedia in lingua italiana e dal punto di vista editoriale si colloca all’interno di un interessantissimo e corposo volume trilingue: Le ideologie linguistiche: lingue e dialetti nei media vecchi e nuovi / Les idéologies linguistiques : langues et dialectes dans les médias traditionnels et nouveaux / Ideologías lingüísticas: lenguas y dialectos en los medios de comunicacion antiguos y nuevos. Il volume, curato da Ana Pano Alamán, Fabio Ruggiano e Olivia Walsh, contiene una selezione di contributi presentati durante il convegno ILPE 4 a Messina: evento di cui ho uno splendido ricordo, fin dal viaggio di arrivo!
 
Come dice il titolo, il mio contributo è dedicato a presentare l’ideologia linguistica, implicita ed esplicita, di Wikipedia in lingua italiana, e le pratiche connesse. È un caso specifico di ideologia linguistica che mi sembra molto interessante, per varie ragioni. La più importante tra queste è, direi, il fatto che su Wikipedia una comunità composta sostanzialmente da non specialisti deve gestire questioni linguistiche complesse, spesso attraverso discussioni pubbliche. Ne risulta una serie di posizioni in gran parte di buon senso, anche se non sempre documentate o portate al livello ottimale di approfondimento.
 
Questa ideologia si manifesta innanzitutto nelle norme esplicite, codificate nel Manuale di stile di Wikipedia e in una moltitudine (o pulviscolo) di pagine di presentazione e di aiuto. Non sempre però le norme esplicite sono rispettate – secondo uno schema che su Wikipedia si ripresenta anche in molti altri ambiti. Esiste infatti un buon numero di norme implicite, che sembrano assimilate dai collaboratori più assidui soprattutto attraverso una lunga procedura di apprendistato.
 
In quanto alla sostanza, le soluzioni adottate nel loro assieme non presentano sorprese: sono legate al normale uso dell’italiano in ambito editoriale e scolastico. Presentano però alcune caratteristiche peculiari e una logica propria, che mi sembra interessante vedere in dettaglio. La gestione che ne risulta è molto sofisticata, ma al tempo stesso è condizionata dalla resistenza a fare riferimento esplicito a criteri già sviluppati all’esterno della comunità.
 
Mirko Tavosanis, L’ideologia linguistica e le pratiche di Wikipedia in lingua italiana, in Le ideologie linguistiche: lingue e dialetti nei media vecchi e nuovi / Les idéologies linguistiques : langues et dialectes dans les médias traditionnels et nouveaux / Ideologías lingüísticas: lenguas y dialectos en los medios de comunicacion antiguos y nuevos, a cura di Ana Pano Alamán, Fabio Ruggiano e Olivia Walsh, Berlino, Peter Lang, 2021, pp. 505, ISBN 978-3-631-83717-7, pp. 413-434. Copia ricevuta come autore.
 

mercoledì 3 febbraio 2021

Tavosanis, Alfabetizzazione digitale, scrittura enciclopedica ed educazione linguistica democratica


 
Logo della rivista Lingue e linguaggi
Prima pubblicazione del 2021! In un numero speciale (e liberamente scaricabile) della rivista Lingue e linguaggi, con il titolo di Alfabetizzazione come pratica di cittadinanza: teorie, modelli e didattica inclusiva e a cura di Giuliana Fiorentino, Elvio Ceci, Cinzia Citraro e Antonio Montinaro, sono usciti diversi contributi collegati al bel convegno CILGI 2019. Tra questi ce n’è anche uno mio, con il lungo titolo di Alfabetizzazione digitale, scrittura enciclopedica ed educazione linguistica democratica.
 
Il mio lavoro in questo caso non è un’analisi linguistica: è una riflessione sul rapporto tra alfabetizzazione digitale ed educazione linguistica democratica. E naturalmente è quest’ultima, promossa da Tullio De Mauro e dal GISCEL, a essere il vero punto di riferimento. Anche se è passato quasi mezzo secolo dall’uscita delle dieci tesi del GISCEL, e anche se le circostanze esterne sono molto cambiate, mi sembra proprio che il nucleo dell’idea dell’educazione linguistica democratica sia più importante che mai… e credo che oggi sia opportuno collegarlo strettamente all’alfabetizzazione digitale. Passo questo forse un po’ meno esplicitato nella riflessione contemporanea, ma sicuramente compiuto da tanti.
 
La domanda semmai è un’altra: accettati i princìpi, che cosa si può fare, di pratico, con l’educazione linguistica e l’alfabetizzazione digitale, all’interno del percorso formativo? Per me, da diversi anni, un esempio importante e ancora sottovalutato è Wikipedia. Su questo ho pubblicato negli ultimi mesi diversi contributi e altri ne usciranno: non starò a ripeterlo qui.
 
Tuttavia, mi sembra sia necessario fin da ora guardare anche più avanti e provare a immaginare che cosa si può fare in aggiunta a Wikipedia nella sua forma attuale. Guardare oltre non è facile, e per ora non ho ipotesi tanto definite da essere pubblicabili; però qualche punto di riferimento per la riflessione si può indicare. Se a me non vengono in mente buone idee … possono venire a qualcun altro!
 
Mirko Tavosanis, Alfabetizzazione digitale, scrittura enciclopedica ed educazione linguistica democratica, in Lingue e linguaggi, special issue, 41, 2021, e-ISSN 2239-0359, pp. 265-278, liberamente consultabile e scaricabile in linea.
 

mercoledì 30 settembre 2020

Tavosanis, Le discussioni di Wikipedia

  
 
Intestazione di Lingue e culture dei media

A pochi mesi dal precedente, è uscito un nuovo numero della rivista Lingue e culture dei media, diretta da Ilaria Bonomi e Mario Piotti. All’interno c’è un mio contributo che si intitola Le discussioni di Wikipedia: una lunga descrizione, in prospettiva linguistica e non solo, del modo in cui funzionano le discussioni su Wikipedia in lingua italiana.
 
Quello della rivista, stavolta, è un numero monografico, curato da Angela Ferrari, Letizia Lala e Filippo Pecorari e dedicato ad Accordi e disaccordi in rete: aspetti linguistici, comunicativi e psicosociali. All’interno si trovano contributi nati a partire degli interventi dal convegno di Basilea dedicato lo scorso anno allo stesso tema, affrontato da diverse angolazioni: le attività online dell’Accademia della Crusca, le recensioni ai libri e agli hotel, le discussioni dei politici, gli insulti… Il quadro che ne risulta mostra bene quanto la comunicazione in rete sia differenziata al proprio interno, e spesso interessante proprio per questa differenziazione.
 
Il mio lavoro, poi, si inserisce in un filone di cui avevo già parlato: analisi di Wikipedia in lingua italiana, in cui lo studio linguistico si ricollega anche ad altre questioni.
 
In quanto al merito, non tutti sanno che su Wikipedia le (discussioni, pubbliche, frequenti e condotte in spazi dedicati), sono uno strumento centrale per la vita della comunità collegata. Wikipedia fornisce inoltre regole esplicite e molto dettagliate per la gestione dei disaccordi e la ricerca del consenso. L’operato degli autori sembra però motivato più dal dissenso che dal consenso: il desiderio di mostrare di aver ragione è probabilmente una delle principali motivazioni per scrivere sul sito.
 
Il prodotto di questa e di altre spinte contrastanti sono discussioni spesso molto articolate e dettagliate, lontanissime da quelle che si possono trovare nelle reti sociali. Al tempo stesso, va detto che la loro natura è probabilmente legata al profilo sociolinguistico degli interlocutori: impossibile da definire fino in fondo, ma evidentemente di livello socioeconomico superiore alla media, con titoli di studio spesso legati all’informatica o all’ingegneria. Sia per la centralità del sito nella vita contemporanea, sia per la peculiarità delle forme, credo che studiare queste discussioni valga la pena – e, spero, ulteriori approfondimenti in futuro.
 
Mirko Tavosanis, Le discussioni di Wikipedia , in Lingue e culture dei media 4, 2, 2020, ISSN 2532-1803, pp. 59-77, liberamente consultabile e scaricabile in linea. 
ORCID: https://orcid.org/0000-0002-4730-3901 
DOI: https://doi.org/10.13130/2532-1803/14333 
 

mercoledì 5 agosto 2020

Tavosanis, L’italiano di Wikipedia e la didattica della scrittura

  
 
Intestazione di Lingue e culture dei media

È uscito la settimana scorsa il nuovo numero della rivista Lingue e culture dei media, diretta da Ilaria Bonomi e Mario Piotti; rivista che tra l’altro ha il merito di rendere i contenuti liberamente disponibili con licenza CC BY 4.0. All’interno di questo numero (4, 1) c’è anche un mio contributo che si intitola L’italiano di Wikipedia e la didattica della scrittura e che, ovviamente, descrive il tipo di italiano usato su Wikipedia, dando ampio spazio alle applicazioni didattiche.
 
Il lavoro per me è particolarmente importante perché è il primo di una serie di contributi dedicati a Wikipedia; contributi che, con un po’ di fortuna, dovrebbero uscire con regolarità nei prossimi mesi. In passato avevo già descritto in un intervento a Pisa e in un altro a Siena le mie esperienze con l’uso di Wikipedia nei miei corsi, ma qui inizio ad allargare il campo, descrivendo le caratteristiche generali della scrittura di Wikipedia in lingua italiana.
 
Si tratta ancora di primi assaggi, visto che le dimensioni di Wikipedia richiedono un bel po’ di lavoro per disegnare un quadro accurato, ma intanto è importante partire. Ciò che si può dire ora, per esempio, è che le indicazioni esplicite fornite dalla comunità nel Manuale di stile dell’enciclopedia sono ben compatibili con la tradizione italiana di lavoro sulla chiarezza e comprensibilità della scrittura. E, per quanto riguarda la pratica, gli assaggi fatti mostrano una ragionevole capacità di applicare la teoria. L’indice Gulpease è 50,3 e, anche se le tipiche voci di Wikipedia sono brevi e schematiche, in un sondaggio su 10 voci estratte a caso ne è comparsa solo una con forti problemi espressivi. 
 
Inoltre, è proprio la migliorabilità di Wikipedia a rendere lo strumento interessante dal punto di vista didattico! Con un po’ di pratica, gli studenti delle scuole e dell’università possono essere coinvolti, a livelli diversi, nella correzione e nell’ampliamento di tanti aspetti delle voci. Il contributo propone quindi, sulla base delle esperienze che ho avuto in questi anni, spunti per una serie di attività su piani che vanno dalla correzione ortografia alla scrittura di voci complete.
 
I prossimi lavori (con un po’ di fortuna) riguarderanno poi l’ideologia linguistica di Wikipedia, il modo in cui si svolgono le discussioni al suo interno e le implicazioni linguistiche della parafrasi di testi al servizio dell’enciclopedia.
 
Mirko Tavosanis, L’italiano di Wikipedia e la didattica della scrittura, in Lingue e culture dei media 4, 1, 2020, ISSN 2532-1803, pp. 8-26, liberamente consultabile e scaricabile in linea.
 

giovedì 16 aprile 2020

Giaccai, Come diventare bibliotecari wikipediani

  
 
Copertina di Susanna Giaccai, Come diventare bibliotecari wikipediani
Negli ultimi anni ho lavorato molto su Wikipedia in lingua italiana, soprattutto in rapporto ai miei Laboratori di scrittura. Tuttavia, mi era sfuggito fino a poche settimane fa un utile libretto di Susanna Giaccai: Come diventare bibliotecari wikipediani.
 
Come mai mi era sfuggito? Beh, in parte forse perché il titolo non comprende la parola “Wikipedia”, ma solo la parola “wikipediani”, e questo forse mi ha ingannato nelle ricerche. E poi perché il libro è stato pubblicato da una casa editrice specializzata in testi per bibliotecari – una realtà che purtroppo non riesco a seguire quanto vorrei.
 
Il rapporto tra Wikipedia e biblioteche merita poi un discorso a sé. A Wikipedia e alla gestione dell’informazione si può arrivare da almeno due direzioni: dalla parte di chi produce testi e dalla parte di chi li cataloga. A me è sempre sembrata più naturale la prima… ma oggi in Italia, e non solo, sembra che le integrazioni più importanti e riuscite siano quelle provenienti dalla seconda, che in parte rientrano nel progetto GLAM di Wikimedia. Qualche cosa su questo tema conto comunque di aggiungerlo presto!
 
In quanto al libro in sé, nonostante la sua brevità l’ho trovato molto utile. Scrivere voci su Wikipedia è oggi un’attività molto complicata, sottoposta a un numero elevatissimo di regole. Il materiale informativo sul sito è sì abbondante, ma sparpagliato in decine e decine di pagine diverse, risultando quindi (come nota anche Susanna Giaccai: pos. 35) decisamente disorientante per i nuovi arrivati. La combinazione tra questo stato di cose e l’incoraggiamento ai visitatori, anche occasionali, perché si lancino nella scrittura di nuove voci è probabilmente la causa di una parte significativa dei conflitti tra collaboratori regolari e nuovi utenti di Wikipedia.
 
Non si può quindi che accogliere favorevolmente un testo che, organizzando e dando struttura a molte informazioni, facilita senz’altro il lavoro di chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura su Wikipedia. Inoltre, il lavoro di sintesi compiuto è davvero di alto profilo, ed è accompagnato da una serie di collegamenti che permettono – soprattutto a chi legge la versione elettronica – di risalire facilmente alle pagine ufficiali di presentazione. Questo è un grande aiuto per il corso che sto tenendo in questo semestre, e, avendo appena terminato la lettura, segnalerò senz’altro il libro ai miei studenti.
 
Susanna Giaccai, Come diventare bibliotecari wikipediani, Milano, Editrice Bibliografica, 2015, edizione Kindle, pp. 58, € 4,99, ISBN 978-88-7075-881-8.
 

venerdì 14 febbraio 2020

Programma di inizio primavera

  
Particolare della locandina per la Giornata Galileiana del 15 febbraio
Una rapida panoramica sulle prossime presentazioni che conto di fare in giro per l'italia: del resto, arriva la primavera e viaggiare diventa più gradevole! Sia per chi parla sia (si spera) per chi ascolta...

Domani, sabato 15 febbraio, non mi sposterò molto perché parteciperò alle iniziative organizzate dall’Università di Pisa per la Giornata galileiana. A partire dalle 14:30, al Complesso delle Benedettine in Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, ci sarà una serie di presentazioni rivolte alla cittadinanza e collegate ai lavori e agli studi musicali di Vincenzo e Galileo Galilei. Io parlerò di Suono, linguaggio e Intelligenza Artificiale, ma la serie degli interventi affronta una rete molto ampia di argomenti connessi.
 
Il programma connesso non è ancora definitivo, ma probabilmente avrò la possibilità di riprendere questi temi esattamente un mese dopo, domenica 15 marzo, alla Milano Digital Week. Seguiranno aggiornamenti…
 
Nel frattempo, la prossima settimana parteciperò a Roma al III convegno ASLI Scuola che ha come titolo Dal testo al testo. Lettura, comprensione e produzione. Il mio intervento è previsto alle 10:45 di sabato 22 febbraio, e sarà dedicato al Parafrasare fonti in voci di enciclopedia. Naturalmente, parlerò dei lavori fatti in questi anni su Wikipedia dai miei studenti.

 

martedì 28 gennaio 2020

A Basilea

   
La Spalentor a Basilea
Negli ultimi due mesi non sono riuscito ad aggiornare il blog. Troppe attività, e troppo di corsa, anche nel periodo delle vacanze di fine anno… Riprendo adesso, raccontando a ritroso le ultime cose fatte.
 
La settimana scorsa, per esempio, ho avuto la fortuna di partecipare a un evento interessantissimo. Su invito di Angela Ferrari e Filippo Pecoraro, sono andato all’Università di Basilea per contribuire al convegno su Accordi e disaccordi in rete: aspetti linguistici, comunicativi e psicosociali (23 e 24 gennaio 2020). All’evento hanno partecipato molte delle persone che si occupano di comunicazione digitale in Italia: oltre agli organizzatori hanno parlato Elena Pistolesi, Giuliana Fiorentino, Fabio Rossi, Vera Gheno, Massimo Palermo, Letizia Lala, Benedetta Rosi, Raffaella Setti e Stefania Iannizzotto.
 
L’organizzazione è stata perfetta. Soprattutto, poi, il formato dell’incontro (relazioni a invito su un tema ben definito) ha facilitato molto lo scambio di idee. I diversi interventi si sono, credo, rinforzati a vicenda; il quadro teorico di riferimento è diventato senz’altro condiviso – anzi, potrebbe essere utile fare un passo avanti, e formalizzarlo ulteriormente – e gli esempi presentati hanno illustrato una gran varietà di situazioni ed eventi, da Facebook ai profili social dell’Accademia della Crusca, dalle recensioni online ai blog culturali.
 
Lato mio, mi sono occupato della Gestione delle discussioni su Wikipedia in lingua italiana. Ho fornito un po’ di dati di statistica linguistica e di analisi della conversazione, ma buona parte dell’intervento è stata dedicata all’illustrazione dei criteri espliciti e delle pratiche di Wikipedia. Cosa inevitabile, perché ci sono molti tratti che distinguono Wikipedia da altri contesti. Su Wikipedia infatti le discussioni dovrebbero essere finalizzate a un obiettivo pratico preciso, cioè la realizzazione di un’enciclopedia, e sono molto formalizzate. Inoltre, le discussioni dovrebbero essere finalizzate al raggiungimento del consenso, evitando quanto più possibile il ricorso a votazioni nel caso di disaccordo.
 
La presentazione di Basilea rientra in una più ampia serie di interventi in cui ho parlato e parlerò di Wikipedia in lingua italiana. L’anno scorso è uscita una descrizione dei Laboratori di scrittura che ho tenuto negli ultimi anni; a ottobre al convegno ILPE a Messina ho tenuto una presentazione sull’ideologia linguistica di Wikipedia e il mese prossimo spero di partecipare al convegno ASLI Scuola a Roma parlando della parafrasi delle fonti all’interno delle voci di enciclopedia. Insomma, tante occasioni per parlare di uno dei siti che ritengo più importanti del web italiano, e al tempo stesso uno dei più sottovalutati dal punto di vista della ricerca e della didattica.
 

giovedì 24 ottobre 2019

Convegno ILPE a Messina


 
Il treno in traghetto tra Calabria e Sicilia
Sono a Messina al convegno ILPE 4 – Les idéologies linguistiques dans la presse ècrite; l’exemple des langues romanes, ottimamente organizzato da un comitato internazionale di cui è membro italiano Fabio Rossi.
 
Oggi pomeriggio parlerò di un tema a me molto caro: L’ideologia linguistica e le pratiche di Wikipedia in lingua italiana. Prenderò in esame soprattutto le pagine di aiuto di Wikipedia, tra cui il Manuale di Stile, e alcune discussioni recenti per mostrare in particolare la spinta alla normalizzazione e i fattori che la rafforzano. Tra l’altro, diversi interventi tenuti al convegno negli ultimi giorni hanno mostrato quanto la spinta alla normalizzazione sia attiva in aree molto diverse della comunicazione elettronica… e io cercherò di documentare appunto somiglianze e differenze.
 
Aggiungo però che mi ha fatto molto piacere anche solo arrivare qui in treno, con l’Intercity Notte 35551 da Roma. Ottimi letti “Confort”, e una soddisfazione particolare nel trasbordo. Sì, perché come forse non tutti sanno, i treni italiani a lunga distanza non si fermano allo stretto di Messina: vengono scomposti, caricati su un traghetto delle Ferrovie e ricomposti allo sbarco in Sicilia. Il che permette anche al passeggero volenteroso di alzarsi presto e godersi spettacoli come l’alba in mezzo allo Stretto, con Scilla e Cariddi in lontananza.
 

martedì 18 giugno 2019

Perché un Laboratorio

 
Anche per l’anno prossimo terrò un Laboratorio di scrittura. Nell’anno accademico 2019-2020, nel secondo semestre, sarò di nuovo (incrociando le dita!) il docente del Laboratorio di scrittura per gli studenti del I anno del corso di laurea triennale in Informatica umanistica dell’Università di Pisa. Spero di replicare anche in questa occasione l’attività in corso adesso: scrivere voci di Wikipedia in lingua italiana. E chi volesse avere un’idea dettagliata delle voci che vengono realizzate proprio in questi giorni con il corso attuale, può dare un’occhiata al Tavolo di lavoro che presenta in dettaglio lo stato delle cose.
 
Il Laboratorio sarà una parte delle mie attività didattiche istituzionali, obbligatorie per i docenti universitari (terrò anche un corso di Linguistica italiana II per la laurea magistrale in Informatica umanistica, e mi occuperò di una parte del corso di Linguistica italiana per la triennale). A prima vista quindi non c’è niente di strano nel farlo. Però, parlando con i colleghi, negli ultimi mesi mi sono trovato a dover difendere la mia scelta, che al momento di fare la programmazione didattica si è presentata in forma di alternativa secca: per la triennale, insegnare nel Laboratorio di scrittura o nel corso di Linguistica italiana?
 
Alcune obiezioni sono state presentate in forma molto cortese e gentile. In particolare, perché non tenere piuttosto il corso di Linguistica italiana, che è più prestigioso? Io mi sono dato da tempo una risposta privata, ma credo sia opportuno articolarla anche in pubblico.
 
Innanzitutto: sono stupido, a fare questa scelta? Secondo molti, un Laboratorio di scrittura, come tutte le attività didattiche di questo genere, ha poco prestigio; i laboratori di scrittura, in generale, sono affidati a personale a contratto, giovani che hanno preso da poco il dottorato o anche solo la laurea, e che sono disposti a fare un lavoro ritenuto meccanico e poco rilevante; i corsi “veri” sono, agli occhi di molti, unicamente i corsi teorici; e così via.
 
Io però non sono sicuro che un atteggiamento del genere sia così diffuso. Il prezioso Annuario dell’Associazione per la storia della lingua italiana (ASLI) presenta anche i corsi tenuti dai soci, e basta scorrerlo per vedere che molti Laboratori sono tenuti da docenti di indubitabile profilo scientifico, anche a livello di professore ordinario. Mi sembra che sia quindi diffusa la consapevolezza che un corso deve essere giudicato dal merito, non dal titolo.
 
Ciò non vuol dire che l’atteggiamento che ho descritto sopra non esista. È perfettamente possibile che alcune delle persone che leggeranno il mio curriculum in futuro, per concorsi o altro, possano storcere il naso o considerare queste attività, in quanto tali e senza guardare al merito, come segno di un profilo scientifico inferiore. Questo sarebbe un danno per me… ma pazienza. Credo che ne valga la pena, e che invece non valga la pena preoccuparsi di pregiudizi infondati.
 
D’accordo, ma perché dovrebbe valerne la pena? Perché correre anche solo il rischio, quando la scelta alternativa sarebbe del tutto sicura? Una risposta a questa domanda potrebbe essere, per esempio, la pigrizia. Tenere un corso di Laboratorio potrebbe essere più facile: forse perché richiede meno tempo, meno sforzo e meno rigore intellettuale.
 
Per quanto riguarda il “meno tempo” e il “meno sforzo” posso mostrare su basi oggettive che non è così. Un Laboratorio richiede un’interazione più stretta con gli studenti rispetto a quelli che vengono definiti i corsi “frontali” puri, in cui il docente sta in cattedra e si rivolge al pubblico, e in cui l’esame finale è costituito da un test a scelta multipla o di una conversazione di mezz’ora o giù di lì con ogni studente. Nel mio caso, ho calcolato da tempo che la sola verifica finale richieda in media due ore a studente. Dati i numeri coinvolti, è un lavoro enorme – e che per diversi anni, in passato, ha molto limitato le mie attività per buona parte dell’anno.
 
Meno quantificabile è invece il rigore intellettuale. Tanto un corso quanto un laboratorio possono essere fatti in modo meccanico o in modo creativo; possono essere nuovi ogni anno, o ripetere pari pari i contenuti dell’anno precedente; possono essere aggiornati alle ultime scoperte oppure no. Dal lato mio, mi sembra che l’impegno che ho messo nel Laboratorio da questo punto di vista sia come minimo pari alla media dei corsi tradizionali che tengo e ho tenuto in passato… ma questo (a differenza delle ore di interazione) è difficile da valutare.
 
In sintesi, magari mi autoinganno, ma non ho mai pensato, nemmeno per una frazione di secondo, che fare un laboratorio possa essere un risparmio di tempo e di energie, a nessun livello.
 
Ma allora, come razionalizzare la scelta? Tenere il Laboratorio significa fare più lavoro in cambio (forse) di meno prestigio; è quindi un atto di autolesionismo? Nell’ultima edizione è stata scritta anche una voce di Wikipedia sulla tricotillomania, una forma di autolesionismo classificata dall’OMS come disturbo mentale. Correggendola mi chiedevo: non è che anche il fare laboratori di scrittura, quando non si è costretti a farli, dovrebbe essere considerato un disturbo mentale?
 
Di nuovo: un parere esterno sarebbe utile, ma non credo proprio che la spiegazione sia questa. A me il corso piace. E soprattutto, tenendolo, posso lavorare su un’area per me chiave e di ampia portata: le competenze di scrittura degli studenti che arrivano all’Università. Potrei valutarle in tanti altri modi, certo… ma passare ore a rivedere i loro scritti, a discutere con loro gli interventi, a cercare in generale di migliorare il risultato mi sembra uno dei modi migliori per farlo. Credo anzi che questa attività, ripetuta per anni, mi abbia dato una conoscenza di questi meccanismi molto diversa rispetto a quella che si può avere da altre prospettive.
 
Riuscirò a trasformare questo lavoro in qualcosa di livello superiore? Ci sto provando da tempo, con diverse angolazioni. Non so se ci riuscirò: il lavoro che ho in mente è molto diverso da quelli che si fanno di solito nelle università italiane, e non è detto che alla fine vada in porto, o che i risultati siano tali da giustificare lo sforzo. Però a me sembra di sì, e sono disposto a sacrificare molti lavori tradizionali per dedicare le mie energie a questo.
 
A scanso di equivoci: anche insegnare Linguistica italiana sarebbe stato bellissimo. Nel settore si può fare, e molti colleghi fanno, un lavoro splendido, su uno dei temi più interessanti che si possano immaginare (forse sono un po’ di parte, lo ammetto!). Però, visto che non si può fare tutto, credo che la scelta migliore sia dedicarmi appunto al Laboratorio. Migliore per me, di sicuro. Migliore per i miei studenti… lo spero, ma devono essere loro a dirlo! E migliore per la ricerca scientifica, se riuscirò a tirare le fila del lavoro e ricavarne quello che spero – che è comunque sempre un’incognita.
 
Aggiungo un’ultima cosa, per sintetizzare i risultati del Laboratorio. Io sento e leggo molti docenti, anche nelle materie umanistiche, lamentarsi (a volte in forma caricaturale) delle scarse capacità di scrittura e di espressione degli studenti. Io, lavorando a stretto contatto con loro e con i testi, non vedo nulla del genere. Vedo studenti che arrivano al I anno di università con una discreta padronanza media dell’italiano scritto, poca conoscenza dei principi della scrittura scientifica (com’è ovvio, visto che a scuola, con poche eccezioni, non si fa), ma anche molti interessi e una rapida capacità di assimilazione. Al termine del Laboratorio, indipendentemente dal percorso di partenza, ognuno di loro avrà scritto come minimo un’accettabile voce di enciclopedia su un argomento a propria scelta. In alcuni casi sarà stato un percorso facile, in altri decisamente più faticoso. A me però sembra che ognuno di loro compia in questo modo un passo importante sulla strada di una cittadinanza consapevole nella società di oggi; poter essere al loro fianco in questo percorso si è rivelato, negli anni, una fonte profonda, e difficilmente sostituibile, di soddisfazione personale.
 

martedì 28 maggio 2019

Tavosanis, Scrivere su Wikipedia dall’università alla scuola


 
Copertina di: Scrivere nella scuola oggi
Ho ricevuto da poco il corposo volume Scrivere nella scuola oggi, curato da Massimo Palermo ed Eugenio Salvatore. Il volume contiene gli atti del convegno ASLI Scuola del 2017 che si è tenuto all’Università per stranieri di Siena. Al convegno ho partecipato anch’io, e conseguentemente nel libro c’è anche un contributo mio, intitolato Scrivere su Wikipedia dall’università alla scuola.
 
Non ho ancora letto per intero gli altri lavori, che promettono di essere molto interessanti (del resto, il convegno è stato davvero interessante!). Il mio, comunque, è il racconto di alcune delle esperienze che ho fatto nell’ultimo decennio, presentando Wikipedia in lingua italiana come spazio per imparare la scrittura professionale. All’interno del contributo sono quindi descritti i miei Laboratori di scrittura, ma anche un corso con riflessione sulla scrittura di voci storiche che ho tenuto nel 2017 al Liceo Classico “XXV aprile” di Pontedera, con il coordinamento della professoressa Claudia Mazzei.
 
All’interno di quest’ultimo corso non è stato possibile fare scrittura collettiva vera e propria, ma abbiamo esaminato il modo in cui si scrivono le voci su personaggi storici. Dal punto di vista della lingua italiana, ci siamo concentrati soprattutto sull’uso dei tempi verbali: passato remoto (il mio preferito) o passato prossimo o presente storico? Le cose sono relativamente semplici quando si parla di personaggi dell’antichità, come lo storico greco Eforo di Cuma, di cui tra l’altro abbiamo ampliato la voce già esistente. Un po’ più complesse quando si parla invece di un presente relativamente vicino. Ma in generale, anche se in forma ridotta, il corso è stato un’ottima occasione per presentare le potenzialità didattiche di Wikipedia e incoraggiare gli studenti a scrivere.
 
In proposito, credo che Wikipedia goda di un vantaggio notevolissimo su tutte le altre possibili sedi di scrittura: gli studenti la conoscono già e la apprezzano. Nessuna piattaforma didattica allestita per l’occasione da un docente può ottenere lo stesso effetto – e, credo, rafforzare la motivazione in modo proporzionale. Per la didattica della scrittura, infatti, la motivazione del singolo studente, e il suo coinvolgimento su attività di interesse, mi sembrano il modo più efficace per trasformare un esercizio scolastico subito passivamente in qualcosa che ha un senso e viene vissuto in maniera attiva. Sarebbe comunque interessante sentire altre opinioni in proposito…
 
Mirko Tavosanis, Scrivere su Wikipedia dall’Università alla scuola, pp.173-182, in Scrivere nella scuola oggi. Obiettivi, metodi, esperienze, a cura di Massimo Palermo ed Eugenio Salvatore, Firenze, Cesati, 2019, pp. 494, € 40, ISBN 978-88-7667-758-8. Copia autore ricevuta dall’editore.
 

giovedì 23 maggio 2019

Un video su YouTube


 
Per questo semestre ho finito i corsi – e, come al solito, mi ha dato particolare soddisfazione il Laboratorio di scrittura con le sue voci di Wikipedia (che ora sto laboriosamente correggendo).
 
A fine corso uno studente mi ha chiesto un’intervista per il suo canale YouTube. Ho visto che sono stato etichettato come “esperto di Wikipedia”… beh, non sono certo uno dei massimi esperti italiani in materia, ma ho provato a rispondere a qualche domanda. Ecco qui il risultato:

 

E, sì, lo so: è molto tempo che non aggiorno il blog. Ma appunto, finiti i corsi spero di avere un po’
 di tempo per farlo.


venerdì 16 novembre 2018

Appuntamenti a Milano e Conegliano

  
 
Il Frecciarossa 1000 per Venezia alla stazione di Firenze SMN
Sono su un Frecciarossa 1000, in viaggio da Firenze a Venezia. Spostamento necessario per la prima parte di un fine settimana di attività… su due temi molto diversi fra di loro.
 
Oggi e domani, a Conegliano Veneto, terrò due presentazioni dal titolo Anche le macchine parlano l’italiano. Lingua italiana ed intelligenza artificiale all’interno del ciclo di incontri Scrivere = pensare organizzato dalla Fondazione Artistica di Treviso. Sede delle presentazioni sarà l’Aula magna del Liceo Marconi, in via Martiri Cecoslovacchi. Gli orari previsti sono le 20:30 per venerdì 16 novembre 2018 e le 11, con possibile ripetizione alle 12, per sabato 17 novembre 2018 (evento dedicato alle scuole). Gli argomenti di cui parlerò, naturalmente, saranno collegati a quanto ho scritto nel mio Lingue e intelligenza artificiale.
 
Domenica 18 sarò invece a Milano per partecipare, all’interno di Bookcity, a un dialogo con lo scrittore Stefano Piedimonte. Il dialogo sarà dedicato al tema La grande verità delle fake news. Uno scrittore spiantato alle prese con Wikipedia: Internet ha ragione, è la realtà che ha torto (Sala convegni della Borsa di Milano, ore 14:30), e la storia sta a monte dell’evento è abbastanza curiosa. Uno studente di uno dei miei Laboratori di scrittura ha infatti contattato tempo fa Stefano Piedimonte per scrivere una voce di Wikipedia su di lui. La voce, dopo diverse vicissitudini, è adesso in linea; Piedimonte, però, è partito da questa esperienza per ricavarne, con qualche aggiustamento narrativo, anche la trama del suo ultimo romanzo, L’uomo senza profilo (Milano, Solferino, 2018). Il dialogo promette di essere molto interessante!
 
E poi, in ogni caso, essere su un treno per me è sempre un piacere. Anche quando nel vagone 5 ci sono no uno, ma due bambini al di sotto dell’anno di età...
 

giovedì 14 giugno 2018

Burke, Storia sociale della conoscenza

  
 
Peter Burke, Dall'Encyclopédie a Wikipedia
Negli ultimi mesi ho colmato una lacuna, leggendomi i due volumi della Storia sociale della conoscenza di Peter Burke. Nelle biblioteche a portata di mano uno dei volumi era disponibile in originale, uno in traduzione... ma non credo che l’alternanza delle lingue abbia distorto molto la mia lettura.
 
In quanto al merito, entrambi i volumi sono un’affascinante cavalcata storica che descrive l’evoluzione delle conoscenze in Europa dalla fine del Medioevo a oggi. Quelle prese in esame sono le conoscenze “accademiche” (distinte da quelle pratiche), anche se in apertura Burke, scherzando, dichiara:
 
If I wanted to cause a sensation, I would claim at this point that the so-called intellectual revolutions of early modern Europe (…) were no more than the surfacing into visibility (and more especially into print) of certain kinds of popular or practical knowledge and their legitimization by some academic establishments (I, pp. 14-15).
 
Seriamente, non è così: la questione è più complicata, e la descrizione del modo in cui si è trasformata la conoscenza non si presta alla riduzione in semplici formule. Burke presenta quindi in rapidi capitoli questioni che vanno dalla proprietà intellettuale alla diffusione delle enciclopedie, dallo spionaggio militare all’importanza dei convegni scientifici, su scala europea.
 
Un tale livello di generalità rende inevitabili gli errori, a cominciare da quelli minimi: per esempio, diversi secoli prima dell’arrivo della carta nel mondo mediterraneo, non ha senso parlare dell’Impero romano come di un’organizzazione “based on paper and paper-work” (I, p. 119), eccetera. In diversi punti credo poi che sia la sintesi stessa, più che qualche suo dettaglio, a essere carente. Tuttavia, credo anche che questo sia un inevitabile prezzo da pagare per avere un quadro d’assieme tale da permettere di notare cose nascoste dagli specialismi.

Certo, alcune cose sono banali, e sono già divenute evidenti per altra via: per esempio, l’alternanza tra periodi di sperimentazione e periodi di istituzionalizzazione, o il concetto che in generale le idee brillanti sembrano più legate agli individui che operano ai margini che alle istituzioni, anche se poi le istituzioni sono necessarie per tradurre in pratica le idee stesse (I, p. 51).
 
Altre sono già più difficili da mettere a fuoco su questa scala, come il ruolo di lungo periodo del clero e delle istituzioni ecclesiastiche, anche in aree per niente connesse con la religione. Oppure, il fatto che dal Sei al Settecento una “increasingly formal organization of knowledge was not confined to the study of nature” (I, p. 47), con l’affermazione di progetti di ricerca collettivi nelle scienze storiche basati anche sui monasteri.
 
Il secondo volume include anche diverse osservazioni sul ruolo delle tecnologie informatiche. In modo appropriato, il testo chiude con la descrizione anche del caso di Wikipedia (pp. 365-367), visto come esempio di “democratizzazione della conoscenza” e di “citizen science”.
 
L’opera nel suo assieme presenta peraltro un’omissione fondamentale: la scuola. Soprattutto negli ultimi due secoli, ma non solo, i sistemi scolastici sono stati senz’altro il canale principale per la diffusione delle conoscenze… tenerli fuori dal discorso mi sembra un po’ come fare la “storia sociale della moneta” senza citare l’esistenza delle banche. La cosa è tanto più vistosa in quanto per esempio il terzo capitolo del secondo volume viene dedicato esplicitamente alla Diffusione delle conoscenze (II, pp. 113-143): al suo interno il discorso tocca Google e le conferenze divulgative, i musei e le presentazioni audiovisive – ma la scuola non viene mai nemmeno citata.
 
Fatta questa (consistente) tara, l’opera rimane divertentissima e interessante. Difficile dire chi sia il lettore di riferimento per questa coppia di libri, ma sospetto che possa essere grosso modo qualcuno come me: una persona coinvolta in qualche tipo di “lavoro con la conoscenza” e intenzionata sia a imparare qualcosa di nuovo, sia, e soprattutto, ad avere un ripasso, da altra prospettiva, di tante cose già viste.
 
Peter Burke, A Social History of Knowledge. From Gutenberg to Diderot, Cambridge, Polity Press, 2000, rist. 2002, pp. vii + 268, ISBN 0-7456-2485-5. Copia della Biblioteca di Filosofia e storia dell’Università di Pisa.
 
Peter Burke, Dall’Encyclopédie a Wikipedia. Storia sociale della conoscenza, 2, Bologna, il Mulino, pp. 449, ISBN 978-88-15-24457-4 (titolo originale: A Social History of Knowledge II. From the Encyclopédie di Wikipedia, 2012; traduzione di Maria Luisa Bassi). Copia della Biblioteca di Filosofia e storia dell’Università di Pisa.
 

martedì 5 dicembre 2017

Intervista per Wikimedia

  
 
Sono stato intervistato per il blog di Wikimedia Italia. L’intervista è stata pubblicata il 4 dicembre 2017 con il titolo Scrittura scientifica? Si impara con Wikipedia e naturalmente riguarda le attività del mio Laboratorio di scrittura. Spero soprattutto che un po’ di promozione aiuti il coordinamento con iniziative simili, e che il modello possa essere ripreso in altri contesti e migliorato… nel frattempo in questo semestre il Laboratorio, nonostante sia molto oneroso, continua a darmi discrete soddisfazioni.

 

mercoledì 12 ottobre 2016

Dussehra a Delhi

  
 
Una testa di Rāvaṇa
Sono di nuovo a Delhi, anche se solo per un rapido passaggio. E in questi giorni mi sono trovato nel mezzo delle celebrazioni della Durga Puja (fino all’altro ieri) e di Dussehra (ieri, cioè martedì 11 ottobre).
 
Ammetto che fino a questa settimana non sapevo nulla di queste feste - anche se la Durga Puja è celebrata anche in Italia. Ho scoperto però che Dussehra celebra, tra le altre cose, uno degli episodi chiave del Rāmāyaṇa: l’uccisione di Rāvaṇa, il rapitore di Sītā, da parte di Rāma. Vale la pena di prenderla come scusa per ripassarsi almeno i punti chiave del Rāmāyaṇa…
 
Dal punto di vista pratico, a quel che ho sentito, in città le celebrazioni più spettacolari dovrebbero essere state quelle della Vecchia Delhi, attorno al Forte Rosso. Io mi sono però limitato a fare un salto a un paio di eventi locali a Nuova Delhi, dove la festa consiste soprattutto nel bruciare grandi fantocci di Ravana. Forse uno dei prossimi anni riuscirò a vedere le altre?
 
Dussehra a Delhi



Appunto: anche in questo caso sarebbe opportuno scrivere una voce di Wikipedia in lingua italiana. Alla peggio, traducendo la voce in lingua inglese dedicata alla festa. 
 
Appunto bis: il lato negativo della festa è che l’11 e il 12 ottobre sono “dry days”, con divieto di vendita di alcoolici!
 

martedì 5 luglio 2016

Tanti buoni lavori per Wikipedia

 
Il logo di Wikipedia in lingua italiana
I Laboratori di scrittura mi sfiniscono ma sono una gran fonte di soddisfazione. In questi giorni sto finendo le correzioni e gli esami del secondo appello del corso che ho tenuto quest’anno per la triennale di Informatica umanistica a Pisa: per più di un mese sono rimasto sommerso da presentazioni e correzioni, giorno e notte, ufficio e treno… Era dal 2012 che non tenevo questo specifico corso e l’alto numero di frequentanti (130) ha complicato molto le cose.
 
Adesso il grosso del lavoro è finito ed è per fortuna iniziata la parte di riflessione e di soddisfazione. Si dice spesso che gli studenti universitari “non sanno scrivere”. Nella mia esperienza, non è affatto così. Gli studenti che si presentano al primo anno in corso universitario sanno in grande maggioranza scrivere in un discreto italiano professionale e ciò che resta da fare con loro sono le rifiniture: eliminare alcune abitudini scolastiche (non sorprendenti in chi è appena uscito dalla scuola); eliminare le espressioni retoriche; eliminare l’imitazione del linguaggio dei giornali.
 
In qualche caso, certo, ci sono lacune più significative e le voci che vengono fornite in prima stesura sono molto lontane da un livello professionale. Si tratta però, al massimo, del 20%. La scuola potrebbe senz’altro far di più, ma più che stracciarsi le vesti direi che è utile rimboccarsi le maniche.
 
Sempre per quanto riguarda i lati negativi: quest’anno ho avuto di nuovo casi di studenti che non sapevano mettere gli spazi attorno alla punteggiatura in un testo battuto al computer e finivano per piazzarla a casaccio, infilando uno spazio prima della virgola invece che dopo, oppure prima e dopo, oppure parentesi tonde appiccicate alla parola precedente o staccate dalla parola successiva, e via dicendo. Sono stati in tutto tre casi, su circa 60 esami fatti finora, ma mi hanno colpito perché nel 2012 non ce n’era stato neanche uno e la tipologia sembrava in via di estinzione. Sospetto che a monte ci sia il rapido calo di interesse scolastico per il computer, a favore di tablet e altri strumenti di scrittura poco sorvegliata. Vedremo nei prossimi anni! Nel frattempo, ho segnalato la cosa e alla seconda stesura gli errori sono quasi del tutto scomparsi nelle voci interessate.
 
I lati positivi sono stati infinitamente più numerosi. La prova finale del Laboratorio consiste nel produrre una o più voci di Wikipedia per un totale di 10 pagine a stampa su un argomento a scelta dello studente. Come notavo sette (!) anni fa, quando ho incominciato a fare questo tipo di corsi per Informatica umanistica, la varietà degli argomenti mi permette di imparare un sacco di cose… ma gli argomenti sono variati perché a sceglierli devono essere i singoli studenti. Per fortuna, checché se ne dica (v. sopra), gli studenti italiani hanno di regola una buona quantità di passioni e di interessi. Fare verifiche empiriche è impossibile, ma nella mia esperienza la motivazione è fondamentale, per scrivere bene, e sospetto che i risultati positivi di queste voci siano in buona parte dovuti alla possibilità di scegliere liberamente gli argomenti.
 
Per il prodotto finito, non è il caso di fare classifiche: io sono soddisfatto di quasi tutti i lavori e in ogni caso il Laboratorio ha e deve avere solo finalità didattiche. Il parametro di successo è quindi il miglioramento della capacità di scrittura del singolo, non il livello delle voci prodotte, che è solo un effetto collaterale. Però non resisto a segnalare alcune delle cose per me più interessanti che sono venute fuori nell’ultimo mese, e in particolare tre casi molto diversi fra loro:
 

 
Ma moltissime altre voci meriterebbero di essere segnalate per l’importanza degli argomenti trattati o per la qualità della scrittura... quello presentato sopra è solo un campionamento personale.

In sintesi: io esco da questa esperienza, come sempre accade, motivato e ottimista. Spero che lo stesso valga anche per chi ha fatto il lavoro vero!
 

martedì 22 dicembre 2015

Quattro voci sull'italiano nel mondo

  
 
Tra i lavori fatti nell’ultimo anno, sono contento di alcuni interventi che hanno rinforzato le informazioni sulla lingua italiana all’estero presenti su Wikipedia. Lo spunto è nato dal mio corso di Linguistica italiana II del 2014-2015 (Magistrale in Informatica umanistica), che nel Modulo A era dedicato appunto all’italiano all’estero.
 
La breve voce Lingua italiana in Marocco l’ho dunque scritta in buona parte io, a scopo dimostrativo, durante il corso. Lavori più consistenti sono stati fatti invece nel 2015 dai miei studenti, in particolare per tre voci:
 Un passo alla volta, si possono integrare molte altre cose. Adesso però sarebbe importante soprattutto intervenire sistematicamente su tutte le voci connesse e fornire un quadro realistico della situazione. Per fortuna, c’è chi ha iniziato proprio questo importante lavoro.
 

mercoledì 22 maggio 2013

Casati, Contro il colonialismo digitale

 
Casati, Contro il colonialismo digitale
Ecco un libro che mi ha ritirato su: Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati (Roma-Bari, Laterza, 2013; pp. VI + 130, ISBN 978-88-581-0731-7, € 15; io l’ho ricevuto per recensione, e credo che sia appena arrivato in libreria). Nel senso che mostra come di scrittura elettronica si possa parlare in modo intelligente anche senza essere specialisti di usabilità e informatica – ma semplicemente, direi, in quanto osservatori di buon senso.
 
Il libro non è una trattazione sistematica dell’argomento. Anzi, non è facilissimo dire quale sia l’argomento. Il volume si presenta infatti, oltre che con il titolo, con il sottotitolo Istruzioni per continuare a leggere, ma in realtà molto spazio è dedicato a temi che con tutto questo hanno relativamente poco a che fare, ed è composto in buona parte da brevi interventi apparse in varie sedi (ma principalmente sul Domenicale del Sole-24 Ore). I materiali sono presentati “con molta riscrittura”, ma l’eterogeneità rimane… poco male, però, dalla mia prospettiva, visto che dietro alla varietà di superficie c’è una notevole coerenza di fondo: l’esame della retorica digitale e di ciò che si guadagna o si perde nelle attività conoscitive con l’avvento del computer.

Come punto di partenza, Casati correttamente inserisce il “libro” in un’ecologia di strumenti per la comunicazione e l’informazione. Passa poi a vedere la distinzione tra “libro” e “libro”, cioè, per esempio, tra romanzi e opere di consultazione: Wikipedia viene presentata, per esempio, quale “prova provata di come il libro-enciclopedia non avesse molto senso e aspettasse ansiosamente di emigrare dallo scaffale allo schermo interattivo” (p. 24). Viceversa, il “saggio” tradizionale ha bisogno di una lettura senza distrazioni, e ciò rende il libro tradizionale un “formato cognitivo perfetto” (p. 27) per testi simili, mentre computer e iPad, che offrono infinite alternative alla lettura, semplicemente non vanno bene (il Kindle, invece, almeno per me funziona benissimo). In altri termini,

Il libro di carta presenta una serie di vantaggi cognitivi proprio là dove gli si vogliono imputare dei limiti tecnologici che l’ebook supererebbe: la linearità che permette di semplificare la comprensione, l’offrire argomenti nello spazio di una pagina stabile e non scorrevole che permette di tenere sott’occhio molti pensieri alla volta, l’isolamento relativo rispetto ad altri artefatti cognitivi che potrebbero entrare in concorrenza con la lettura, lo stesso peso fisico del libro come fonte di informazioni (p. 42).

Il discorso è noto, grazie agli studi di usabilità, ma è un piacere sentirlo riprendere con eloquenza e da un’angolazione un po’ insolita. La descrizione di computer e iPad come “macchine per distrazioni” (secondo la formulazione di Cory Doctorow) porta poi direttamente alla critica di tutti i movimenti per importare – anzi, per imporre – queste macchine a scuola e, più in generale, alla stroncatura decisa di tutte le tesi sui “nativi digitali”. Casati prende di mira in particolare la farsesca definizione di “intelligenza digitale” di cui ho già parlato qualche settimana fa, fornita da Paolo Ferri sulla scia di Antonio Battro:

Datemi un pizzicotto, per favore. Se questa è l’intelligenza di cui stiamo parlando, è il momento di rivedere al ribasso tutte le nostre ambizioni educative. Se invece questo è un semplice “saper fare” tra i mille su cui basare i percorsi di apprendimento, stiamo facendo molto rumore per nulla. Se, infatti, si trova qui qualcosa di cognitivamente definito, non c’è niente di più che la capacità di prendere decisioni contestuali con l’aiuto della memoria e del linguaggio: come detto prima, niente di specifico, è una capacità generale, più o meno declinabile all’ambiente dello schermo tattile o della tastiera (p. 63).

Dopodiché, rimane il fatto che la tecnologia non sembra aiutare molto l’apprendimento, così come il “multitasking” efficiente delle nuove generazioni è in sostanza un mito, e la distrazione una pratica che dovrebbe essere bandita dalle aule (p. 72). In compenso, Casati dedica molte pagine alla trattazione di alternative didattiche sensate. Notando insomma che, più che fornire “libri di testo digitali”, una didattica funzionante dovrebbe spingere gli studenti a scrivere, per esempio, voci di Wikipedia (come faccio anch’io io da anni…).

Insomma, in conclusione: una presentazione basata sul buon senso? Sì, e questo è quasi rivoluzionario, in un’area di discussione in cui il buon senso si è rivelato incredibilmente raro.
 

giovedì 9 maggio 2013

Didamatica e Wikipedia


Orgoglio ICoN a Didamatica
Martedì ho parlato di Wikipedia e scrittura 2.0 a Didamatica. Il mio intervento era intitolato Insegnamento universitario della scrittura 2.0 attraverso Wikipedia e descrive in sostanza le mie esperienze degli ultimi anni nei corsi e laboratori di scrittura delle lauree triennali. Nella stessa sessione, Elisa Bianchi e Nadia Gatto parlavano di metadati per l’e-learning, il che rendeva piuttosto nutrita la pattuglia di ICoN! Stamattina invece ci sarà una sessione sulla didattica dell’informatica in cui parleranno, tra gli altri, Andrea Plazzi, Giovanni Cignoni e Fabio Gadducci.
 
Una curiosità tecnica: gli atti del convegno ci sono stati forniti solo su penna USB, nella forma di un enorme PDF. Spero sia prevista presto la pubblicazione in rete! Nel frattempo, i dati del mio articolo sono: Mirko Tavosanis, Insegnamento universitario della scrittura 2.0 attraverso Wikipedia, in Tecnologie e metodi per la didattica del futuro. Atti della 27a DIDAMATICA , Pisa, 7-8-9 maggio 2013, Pisa, CNR, 2013, ISBN 978-88-98091-10-2, pp. 407-410.
 
A fine mese tornerò poi a trattare di scrittura e Wikipedia a Strasburgo per il convegno annuale dell’American Association of Teachers of Italian (AATI). Il 1 giugno dalle 14 alle 14.15 in sala Ernest H. Wilkins gestirò infatti una sessione intitolata L’italiano in e-learning e parlerò di Insegnamento della scrittura universitaria attraverso Wikipedia concentrandomi però soprattutto sul lavoro fatto per il Master in Traduzione specialistica del Consorzio ICoN. Assieme a me verranno da ICoN Nadia Gatto (Ada: una piattaforma e- learning per l’apprendimento linguistico) ed Elisa Bianchi (Scenari didattici e proposte per l’insegnamento dell’italiano in e-learning).
 
Creative Commons License
Blog di Mirko Tavosanis by http://linguaggiodelweb.blogspot.com is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia License.