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venerdì 15 settembre 2023

Dopo la Presidenza

 
Presentazione di Informatica umanistica - fotografia dalla redazione reti sociali del Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell'Università di Pisa
Ieri, 14 settembre 2023, si è concluso il mio mandato triennale di presidente dei Consigli congiunti di Corso di Studio di Informatica umanistica dell’Università di Pisa: in pratica, la presidenza del corso di laurea triennale e di quello magistrale in Informatica umanistica.
 
I corsi di studio in Informatica umanistica hanno una valida e ragionevolissima tradizione: l’alternanza tra presidenti provenienti dall’area umanistica e presidenti provenienti dall’area informatica. La tradizione si era interrotta nel ciclo precedente, che aveva visto la successione di due presidenti provenienti entrambi dall’area umanistica, ma per fortuna adesso è stata recuperata. Il nuovo Presidente è quindi il professor Alessio Malizia, docente presso il Dipartimento di Informatica, cui faccio i migliori auguri per l’attività!
 
Guardando invece al passato… l’esperienza è stata tanto affascinante quanto impegnativa. Il fatto che il mio mandato abbia coperto quasi per intero il periodo pandemico ha avuto gli effetti che si possono immaginare. Ringrazio quindi sentitamente tutti quelli che hanno dato un contributo essenziale per il funzionamento dei Corsi di Studio in questi anni: gli studenti e i rappresentanti degli studenti; i colleghi, e in particolare la professoressa Maria Simi, come vicepresidente fino alla sua uscita dai ruoli e per molti importanti contributi anche in seguito; Alessio Malizia, come vicepresidente nell’ultimo anno di mandato; il personale tecnico-amministrativo, e la dottoressa Gloria Penso in particolare. A tutti loro, e ad altri che qui non nomino, vanno i miei calorosissimi ringraziamenti.
 
Per quanto riguarda poi la sostanza dei Corsi di Studio, più nelle etichette credo nella realtà in tutta la sua complessità. E in sintesi, al di là dei pur lusinghieri indicatori quantitativi, che possono descrivere solo parzialmente situazioni tanto complesse, mi sembra proprio che i due Corsi di Studio funzionino. Mi sembra poi che nell’interazione tra docenti e studenti, in modo in buona parte indipendente dai progetti di partenza, i corsi abbiano trovato la loro identità. Anzi, per la precisione, due identità diverse, ma entrambe funzionali: una per il Corso di Studio triennale e una per quello magistrale.
 
Nel mandato appena concluso ho quindi cercato soprattutto di fare una cosa: interpretare la situazione e venire incontro alle esigenze di studenti e docenti, riducendo le interpretazioni personali al minimo indispensabile. Credo che in un contesto del genere lo spirito di servizio sia la cosa migliore… e spero di aver portato a termine questo incarico in modo decoroso. Le valutazioni sul successo o meno dell’attività devono poi essere lasciate ad altri. A livello personale, però, posso testimoniare senza il minimo dubbio la bellezza di questa esperienza!
 

venerdì 24 marzo 2023

Tavosanis, Unità e molteplicità nella didattica dell’Informatica umanistica


 
Copertina del libro Pionieri tra due culture
Sono lieto di aver partecipato a un corposo volume collettivo: Pionieri tra due culture. Si tratta di un libro pubblicato, in occasione del pensionamento, in onore di Maria Simi, già professoressa di Informatica e fondatrice nel 2002, assieme a pochi altri, dei corsi di laurea in Informatica umanistica presso l’Università di Pisa.
 
Il libro fa parte dei Quaderni del Laboratorio di cultura digitale dell’Università di Pisa e include numerosi contributi: alcuni hanno un taglio storico e rievocativo, altri presentano in dettaglio esperienze specifiche riconducibili all’informatica umanistica. Il mio si intitola Unità e molteplicità nella didattica dell’Informatica umanistica ed è, in un certo senso, di taglio istituzionale. Essendo adesso presidente dei corsi di laurea in Informatica umanistica, mi è sembrato infatti opportuno fare una fotografia della situazione e del loro successo.
 
Le mie considerazioni, sulla base dei dati, sono che alla fine i corsi di laurea hanno preso assetti molto diversi da quelli per cui erano stati pensati inizialmente. Il corso triennale ha preso una forte connotazione professionalizzante, di preparazione diretta al lavoro; il corso magistrale ha caratteristiche più sperimentali, e include una gamma molto ampia di discipline (e vale la pena di notare che vi si iscrivono soprattutto laureati triennali di area umanistica provenienti da altri corsi di studi, molto più numerosi dei laureati della corrispondente triennale). Entrambi i corsi riscuotono… e spero di non sembrare troppo di parte a dirlo… un notevole successo, nonostante sia molto difficile descrivere le loro caratteristiche in modo unitario.
 
Questa forte differenziazione sotto la stessa etichetta può fornire spunto per utili riflessioni a chi cerca di definire che cosa sia oggi l’“informatica umanistica”. Io personalmente, al di là di ogni definizione, apprezzo molto le cose che funzionano e che trovano il loro posto nel mondo; il che, nel caso dei nostri corsi di laurea in Informatica umanistica, è dovuto in buona parte al ventennale lavoro di Maria Simi.
 
Mirko Tavosanis, Unità e molteplicità nella didattica dell’Informatica umanistica, in Pionieri tra due culture: Informatica umanistica a Pisa in onore di Maria Simi, a cura di Enrica Salvatori, Susanna Pelagatti e Chiara Mannari, Milano, Simonelli, 2023, pp. 606, € 9,90, ISBN versione Epub 978-88-9320-316-6. Copia ricevuta come autore.
 

venerdì 20 novembre 2020

Ripartenza?


 
Locandina della conferenza EL COMIC ITALIANO
Dal punto di vista del lavoro, il 2020 per me è stato un anno eccezionalmente difficile. La ragione principale, forse, è stata la più ovvia: il Covid-19 e tutti gli impegni connessi con lo spostamento del lavoro a distanza hanno portato a un forte aumento del carico per le attività normali.
 
Inoltre, non ci sono state solo le attività normali! Parlando anche solo dell’insegnamento… Per il mio Laboratorio di scrittura del II semestre dell’anno accademico 2019-2020 avevo chiesto supporto per gestire il carico di lavoro, ma per una perversa congiuntura di eventi il supporto non è arrivato. La ripetizione del corso, che avrebbe dovuto tenersi nel II semestre dell’anno accademico 2020-2021, è stata anticipata al primo semestre, cioè a questo. I corsi OFA a distanza di cui mi occupo si sono moltiplicati e, anche se questa è una soddisfazione, perfino qui all’inizio non è stato possibile avere un supporto. In aggiunta, in questo semestre ho gestito e in parte tenuto un corso di Italian linguistics, ovvero di Linguistica italiana in inglese (!) per studenti stranieri. In circostanze normali, gestire tutto questo sarebbe stato impegnativo ma ragionevole. Nelle attuali circostanze… diciamo che sono stati mesi molto impegnativi!
 
Mi è anche spiaciuto non poter partecipare tanto quanto in passato alla Settimana della lingua italiana nel mondo, che quest’anno ovviamente si è tenuta tutta a distanza. Mi è spiaciuto particolarmente perché il tema della Settimana, quest’anno, era particolarmente bello: L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazioni, fumetti.
 
Per fortuna, grazie a un gentile invito di Marco Marica e Matteo Cattaneo, direttori rispettivamente degli Istituti Italiani di Cultura di Città del Messico e Città del Guatemala, ho avuto se non altro la possibilità di fare una conferenza sul rapporto tra lingua italiana e fumetti e un corso per docenti. La conferenza era in spagnolo: ho scritto il testo in italiano, i traduttori degli IIC l'hanno tradotto e poi io l'ho letto in spagnolo... mi chiedo che impressione ne abbiano avuto gli ascoltatori! Ma i docenti che hanno partecipato al corso si sono confermati davvero bravi (avevo già conosciuto diversi di loro nel 2018) e hanno anche proposto diverse attività molto interessanti. Per inciso, i fumetti più usati, sia nel corso sia nella loro pratica normale di insegnamento, si sono rivelati la Pimpa e Mafalda (che, anche se non è italiano, è talmente popolare nei paesi di lingua spagnola da rappresentare un punto di riferimento).
 
Per finire, poi, alla fine di ottobre sono stato eletto presidente dei Corsi di studio (triennale e magistrale) in Informatica umanistica qui a Pisa. È indubbiamente un onore – e anche un impegno molto consistente.
 
In questa veste, giusto ieri ho presieduto la mia prima sessione di laurea. Tra triennale e magistrale, i laureandi erano 19 – e io ho fatto da relatore per sei di loro. Anche questo è stato un bell’impegno, ma alla fine è andato tutto benissimo e le tesi, al solito, sono state una splendida fonte di motivazione. Se è possibile fare tutto questo lavoro nel mezzo della seconda ondata, qualche possibilità di miglioramento ce l’abbiamo! E spero che da adesso in poi, un po’ alla volta, tante altre situazioni possano migliorare.
 

martedì 5 luglio 2016

Tanti buoni lavori per Wikipedia

 
Il logo di Wikipedia in lingua italiana
I Laboratori di scrittura mi sfiniscono ma sono una gran fonte di soddisfazione. In questi giorni sto finendo le correzioni e gli esami del secondo appello del corso che ho tenuto quest’anno per la triennale di Informatica umanistica a Pisa: per più di un mese sono rimasto sommerso da presentazioni e correzioni, giorno e notte, ufficio e treno… Era dal 2012 che non tenevo questo specifico corso e l’alto numero di frequentanti (130) ha complicato molto le cose.
 
Adesso il grosso del lavoro è finito ed è per fortuna iniziata la parte di riflessione e di soddisfazione. Si dice spesso che gli studenti universitari “non sanno scrivere”. Nella mia esperienza, non è affatto così. Gli studenti che si presentano al primo anno in corso universitario sanno in grande maggioranza scrivere in un discreto italiano professionale e ciò che resta da fare con loro sono le rifiniture: eliminare alcune abitudini scolastiche (non sorprendenti in chi è appena uscito dalla scuola); eliminare le espressioni retoriche; eliminare l’imitazione del linguaggio dei giornali.
 
In qualche caso, certo, ci sono lacune più significative e le voci che vengono fornite in prima stesura sono molto lontane da un livello professionale. Si tratta però, al massimo, del 20%. La scuola potrebbe senz’altro far di più, ma più che stracciarsi le vesti direi che è utile rimboccarsi le maniche.
 
Sempre per quanto riguarda i lati negativi: quest’anno ho avuto di nuovo casi di studenti che non sapevano mettere gli spazi attorno alla punteggiatura in un testo battuto al computer e finivano per piazzarla a casaccio, infilando uno spazio prima della virgola invece che dopo, oppure prima e dopo, oppure parentesi tonde appiccicate alla parola precedente o staccate dalla parola successiva, e via dicendo. Sono stati in tutto tre casi, su circa 60 esami fatti finora, ma mi hanno colpito perché nel 2012 non ce n’era stato neanche uno e la tipologia sembrava in via di estinzione. Sospetto che a monte ci sia il rapido calo di interesse scolastico per il computer, a favore di tablet e altri strumenti di scrittura poco sorvegliata. Vedremo nei prossimi anni! Nel frattempo, ho segnalato la cosa e alla seconda stesura gli errori sono quasi del tutto scomparsi nelle voci interessate.
 
I lati positivi sono stati infinitamente più numerosi. La prova finale del Laboratorio consiste nel produrre una o più voci di Wikipedia per un totale di 10 pagine a stampa su un argomento a scelta dello studente. Come notavo sette (!) anni fa, quando ho incominciato a fare questo tipo di corsi per Informatica umanistica, la varietà degli argomenti mi permette di imparare un sacco di cose… ma gli argomenti sono variati perché a sceglierli devono essere i singoli studenti. Per fortuna, checché se ne dica (v. sopra), gli studenti italiani hanno di regola una buona quantità di passioni e di interessi. Fare verifiche empiriche è impossibile, ma nella mia esperienza la motivazione è fondamentale, per scrivere bene, e sospetto che i risultati positivi di queste voci siano in buona parte dovuti alla possibilità di scegliere liberamente gli argomenti.
 
Per il prodotto finito, non è il caso di fare classifiche: io sono soddisfatto di quasi tutti i lavori e in ogni caso il Laboratorio ha e deve avere solo finalità didattiche. Il parametro di successo è quindi il miglioramento della capacità di scrittura del singolo, non il livello delle voci prodotte, che è solo un effetto collaterale. Però non resisto a segnalare alcune delle cose per me più interessanti che sono venute fuori nell’ultimo mese, e in particolare tre casi molto diversi fra loro:
 

 
Ma moltissime altre voci meriterebbero di essere segnalate per l’importanza degli argomenti trattati o per la qualità della scrittura... quello presentato sopra è solo un campionamento personale.

In sintesi: io esco da questa esperienza, come sempre accade, motivato e ottimista. Spero che lo stesso valga anche per chi ha fatto il lavoro vero!
 
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