martedì 15 settembre 2026

Come mai all'estero i quindicenni capiscono meno quel che leggono, rispetto al recente passato?

 
Copertina del rapporto PISA 2025
Come raccontavo la settimana scorsa, i risultati PISA relativi all’Italia sono ancora, per l’ennesima volta, all’insegna della continuità: nessun grande miglioramento o peggioramento nelle capacità degli studenti in scienze, matematica e comprensione del testo.
 
La monotonia italiana è però compensata da uno sviluppo che non è esagerato, per una volta, definire una catastrofe: il crollo senza precedenti dei punteggi in molti paesi oggetto d’indagine, che si inserisce in una tendenza di lungo periodo ma è diventato molto marcato nel 2022 e si è esasperato nel 2025. I dati sono ben descritti nel rapporto PISA 2025 Results (Volume I): Future-Ready Students. Mentre in Italia i punteggi sono rimasti grosso modo quelli del 2000, in altri paesi negli ultimi anni c’è stato un calo complessivo di 35 punti, considerato equivalente alla perdita di più di un anno di scolarizzazione. Questo grafico, da p. 95, mostra bene quel che è successo:
 
Il calo nelle competenze in lettura degli studenti: PISA OCSE 2025

Quali sono le ragioni di questo calo? Tanta gente ha opinioni forti (e spesso contraddittorie) in materia: il COVID, l’intelligenza artificiale, gli smartphone, le tensioni politiche, gli sviluppi economici… La stragrande maggioranza di queste opinioni però è espressa senza nessuna ricerca e nessun controllo sui dati, solo sulla base di ciò che gli enunciatori già credevano.
 
Gli autori del rapporto hanno invece fatto qualcosa di più serio. Hanno infatti cercato di dare una spiegazione analizzando quattro diversi livelli: 
  • studenti 
  • scuole 
  • sistemi educativi 
  • tendenze sociali di portata generale.
La relativa discussione, presentata nel rapporto (Box I.2.3, pp. 95-100), è di estremo interesse perché esclude spiegazioni semplicistiche o meccaniche.
 
Studenti: non si ha un declino uniforme nelle competenze, ma emergono indizi di una minore capacità o disponibilità a mantenere l’attenzione (il calo è particolarmente visibile in rapporto ai testi lunghi) e, in alcuni paesi, un atteggiamento meno positivo nei confronti della scuola. In particolare, gli autori notano che è da tempo in crescita la tendenza degli studenti a dedicare meno tempo allo svolgimento dei test PISA, con aumento delle risposte sbagliate date in fretta e un calo dei risultati nella parte finale dei test. Questi comportamenti fanno pensare che siano calate “l’attenzione degli studenti, la persistenza o la fiducia in sé stessi”. In alcuni paesi (ma non in tutti) si vede poi una correlazione tra il calo nelle prestazioni e la diffusione dell’idea che la scuola sia “una perdita di tempo”.
 
Scuole: sono aumentati i problemi nell’erogazione della didattica (a cominciare dal COVID) e sono aumentate le difficoltà nel mantenere l’ordine in classe. Al tempo stesso, il sostegno fornito dai docenti sembra in calo in alcuni paesi, mentre in altri è migliorato.
 
Sistemi educativi: la composizione delle classi è diventata meno omogenea, anche in rapporto all’aumento nella presenza di profughi, studenti non madrelingua, o in generale studenti che in Italia verrebbero considerati (e assistiti) come BES. Inoltre, sembra che sia calato l’interesse verso la riflessione sui risultati scolastici sulla base dei dati.
 
Tendenze sociali di portata generale: calo dell’abitudine alla lettura di testi lunghi (sia tra gli studenti sia tra i loro genitori), cambiamento nel modo di usare dispositivi elettronici (più videogiochi e reti sociali, meno ricerca di informazioni e svolgimento di attività creative), effetti generali del COVID (mentre non sembra ci sia un rapporto diretto tra la durata delle chiusure e gli effetti sulla lettura), calo nella frequenza a scuola, calo nella conversazione con i genitori (presente peraltro anche in paesi con risultati stabili)...
 
Molte di queste spinte sono attive in alcuni contesti, ma non in altri. Alla fine, le conclusioni degli autori sono queste (tradotte dall’inglese, a p. 100):
 
I dati non puntano a un’unica spiegazione semplice per il calo del rendimento. Un’interpretazione più plausibile è che i cali del rendimento riflettano cambiamenti che avvengono a molti livelli, con forze individualmente di scarso peso che spesso si combinano producendo effetti rilevanti sull’apprendimento degli studenti.
 
In alcuni casi, in effetti, il peso viene stimato. Per esempio, a p. 310 del rapporto viene stimato che la semplice crescita del numero di studenti non madrelingua spieghi 1,5 punti dei 25 punti di calo 2022-2025 nei paesi OCSE. Tuttavia, questa operazione non viene condotta in modo sistematico e non vengono quindi nemmeno fatte ipotesi sui singoli fattori più importanti. Il rapporto propone dunque una ricostruzione plausibile, ma non permette ancora di stabilire quanto pesi ciascun fattore né come i diversi effetti si combinino. Alcuni cambiamenti potrebbero inoltre essere conseguenze del peggioramento, oltre che sue possibili cause! 

Le differenze tra paesi mettono in difficoltà le spiegazioni che attribuiscono l’intero fenomeno a un solo elemento (“è tutta colpa dell’intelligenza artificiale” o “è tutta colpa delle chiusure delle scuole per il COVID”); non bastano però a escludere un contributo importante delle chiusure scolastiche o dei cambiamenti nelle abitudini digitali. L’IA generativa, invece, non può spiegare l’origine di un declino precedente alla sua diffusione. 

Per individuare interventi efficaci occorre quindi chiarire quali meccanismi operino nei diversi contesti: la pluralità delle cause invita alla cautela, ma non esclude che interventi mirati possano produrre miglioramenti rilevanti. D’altra parte, se una buona parte dell’effetto deriva da fattori sociali di ampio respiro, è difficile immaginare che una singola contromossa possa essere di per sé risolutiva. Il tutto, vale la pena ricordarlo, in un contesto in cui la comprensione dei testi lunghi viene considerata (in modo assolutamente ragionevole) una componente essenziale della vita sociale, ben al di là dell’ambito scolastico o lavorativo. Insomma, anche dalla prospettiva italiana, agli insegnanti e alla società tocca fare un lavoro complesso, e non certo lanciarsi su soluzioni semplicistiche...
 

venerdì 11 settembre 2026

Le allarmanti sanzioni contro Autistici / Inventati

 
Copertina del libro +kaos
Il 26 agosto di quest’anno i ministeri statunitensi degli Esteri e del Tesoro hanno classificato il collettivo italiano Autistici / Inventati come “Specially Designated Global Terrorist”. L’azione è stata motivata in un comunicato stampa con questa giustificazione: “The A/I Collective exclusively offers its tools and services to radical left-wing actors and manually vets all potential users for ideological affinity before granting them access to its infrastructure”. 
 
Che A/I offra servizi esclusivamente alla “sinistra radicale” non corrisponde alla mia esperienza: per anni ho utilizzato una casella A/I (cosa di cui sono molto grato al collettivo!) senza riconoscermi in quella categoria. Il collettivo richiede in effetti la condivisione dei propri princìpi, ma i princìpi sono “antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo e non commercialità”, e non ho difficoltà a riconoscermi in ognuno di essi! 

Comunque, indipendentemente dai dettagli, la motivazione fornita dagli USA è che in sostanza il collettivo, con i suoi strumenti, supporterebbe “the operations of far-left terrorist networks”. Il comunicato stampa cita in particolare le attività di gruppi spesso di ispirazione anarchica che si sarebbero basati sui servizi di A/I per organizzare o rivendicare attentati, sabotaggi e altre attività illegali.
 
Se queste sono le motivazioni indicate, va notato che I/A non risulta sottoposta ad alcun provvedimento in Italia. Del resto, le attività indicate in modo generico sembrano rientrare in una categoria che in Italia deve essere gestita contattando il fornitore di servizi per ordinare il blocco e non certo punendo direttamente il fornitore. La legislazione europea (il cosiddetto Digital services act), in effetti, tutela il fornitore che non abbia conoscenza effettiva delle attività o dei contenuti illegali, oppure intervenga tempestivamente per rimuoverli o disabilitarne l’accesso quando ne venga a conoscenza. Come ricorda Luca Casarotti in un articolo su Giap, infatti, molte delle attività descritte nel comunicato sono esplicitamente vietate dalla policy di fornitura di servizi di A/I e il collettivo in passato ha eseguito, com’è ovvio, gli ordini legali che chiedevano di bloccare utenze. 

In un proprio comunicato, A/I ha presentato rapidamente una sintetica risposta alle azioni del governo USA: “Noi respingiamo al mittente tutte le accuse presentate in tali dichiarazioni e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivist*, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente.” Ma questo non ha impedito che il dominio autistici.org originale venisse bloccato, che il sito NoBlogs gestito da A/I fosse oggetto di un attacco hacker e che, soprattutto, il fornitore di servizi finanziari di A/I, Banca Etica, bloccasse il conto del collettivo. Sotto questa pressione, il 6 settembre A/I ha annunciato la chiusura delle attività
 
Ora, chi conosce A/I sa che il collettivo è/era attivo da un quarto di secolo nella difesa dei diritti digitali e nell’attivismo. La sua storia fino al 2012 è presentata in un libro liberamente scaricabile, +Kaos, e una buona sintesi di molte informazioni è fornita dalla voce di Wikipedia messa su rapidamente in lingua inglese (la voce corrispondente in lingua italiana, naturalmente, è solo un minimo abbozzo… ma ringrazio chi ha avuto il coraggio di iniziarla!). In particolare, uno dei motti del collettivo, “Socializzare saperi senza fondare poteri” (attribuito a Primo Moroni), è molto in linea con il mio modo di vedere le cose.
 
Aggiungo però una ragione diretta per cui questa vicenda mi tocca direttamente, oltre al fatto di aver usato con soddisfazione e gratitudine i servizi di A/I... e oltre al fatto che, abitando nello stesso comune, in pratica passo tutti i giorni davanti alla sede legale del collettivo. 

Il punto più rilevante infatti è questo: per anni, ai miei studenti di Laboratorio di scrittura, in una lezione introduttiva (e, credo, piuttosto apprezzata) dedicata alla posta elettronica, ho presentato i pesanti limiti di privacy e sicurezza sociale dei sistemi attuali – basati su fornitori esterni e strutturalmente a rischio di interferenza da vari punti di vista. E in tali occasioni ho ripetutamente menzionato il servizio di posta elettronica di A/I come uno rispettoso della privacy: un po’ per esperienza personale, un po’ per l’ottimo motivo che è difficile citarne altri!
 
Ora, non occorre essere particolarmente complottisti per sospettare che dietro alle sanzioni ad A/I ci sia un obiettivo più generale di quelli dichiarati: colpire chi, semplicemente, si presenta come fornitore di servizi Internet alternativi rispetto a quelli delle grandi aziende (di regola statunitensi). La vicenda mi preoccupa quindi anche per ciò che può significare per altri fornitori indipendenti. Mostra infatti quanto un’infrastruttura autonoma, per quanto basata su una buona competenza tecnica, possa essere vulnerabile alle pressioni esercitate sui servizi finanziari e sulla gestione dei domini.
 
In questi anni, la comunicazione su Internet sta vivendo un cambiamento. Le pressioni ci sono sempre state, ma in un clima culturale diverso era comunque possibile anche per realtà alternative trovare spazi di autonomia. Con i cambiamenti politici negli USA e le evoluzioni possibili in Europa, non è affatto detto che la situazioni non peggiori drasticamente. Tutto questo secondo me deve attirare la massima attenzione di chiunque lavori nella comunicazione online... e deve farlo anche con urgenza.
 

mercoledì 9 settembre 2026

I nuovi risultati PISA


Dettaglio della copertina del Rapporto nazionale OCSE PISA 2025
Commentando a giugno i risultati INVALSI, dicevo che aspettavo con molta curiosità i risultati dell’indagine PISA 2025 sulle competenze dei quindicenni. Adesso i risultati sono disponibili: studiarli mi sembra un obbligo per chi lavori nel settore della formazione! Ma credo di non essere troppo di parte se dico che ragionarci sopra sia molto utile per tutti i cittadini consapevoli.
 
Va detto subito che quest’anno i dati sono di particolare interesse sia per quanto dicono sull’Italia sia per quanto dicono sugli altri paesi ogg
etto d’indagine. Partiamo dall’Italia, tenendo presente che la rilevazione è a campione (su 9000 studenti distribuiti in 285 scuole, a fronte di una popolazione in cui i quindicenni sono circa 500.000). C’è quindi differenza rispetto ai risultati INVALSI, che si basano sull’assieme di tutti gli studenti; tuttavia, come ricordavo in passato, la metodologia dei test PISA è solida.
 
In estrema sintesi: in Italia non ci sono grandi cambiamenti né rispetto alla situazione del 2022, anno dell’indagine precedente, né rispetto alla situazione fotografata dalla prima indagine PISA, nel 2000. Il che, per il 2022, conferma quanto si era visto nei risultati INVALSI per i quindicenni. La novità più vistosa è che ora, in diversi ambiti, l’Italia risulta al di sopra della media OCSE, mentre dal 2000 in poi era di regola risultata parecchio al di sotto.
 
Com’è facile dedurre da quanto detto prima, un simile piazzamento non è peraltro dovuto a un miglioramento del sistema italiano: è dovuto al fatto che molti altri paesi hanno avuto un forte calo nei risultati! Tuttavia, nelle parole del Presidente dell’INVALSI Roberto Ricci nella Prefazione al Rapporto nazionale OCSE PISA 2025 (disponibile sul sito INVALSI), è anche legittimo dire che “I risultati dell’Italia tengono meritando l’attenzione e il riconoscimento delle capacità del nostro sistema educativo, complessivamente inteso , di affrontare fasi di profonda e complessa trasformazione” (p. 8).
 
La situazione descritta si riferisce a tutte e tre le aree prese in esame dall’indagine PISA: scienze (che nel 2025 è stata oggetto di un approfondimento), Matematica e Lettura. Quest’ultima è quella di particolare interesse per me, in quanto in sostanza riguarda la comprensione del testo. E in Lettura, nel 2025 le competenze dei quindicenni italiani hanno ricevuto 474 punti: in leggero calo rispetto al 2022, quando i punti erano stati 482, e rispetto al 2000 (ormai un quarto di secolo fa!), quando i punti erano stati 487; ma meglio rispetto ai 469 punti ottenuti nel 2006... La linea di tendenza è in leggero calo:
 
Figura 4.9, Rapporto nazionale OCSE PISA 2025, 2026, p. 87.

 Didascalia: Figura 4.9, Rapporto nazionale OCSE PISA 2025, 2026, p. 87.
 
Va notato che la Lettura è anche l’area in cui il calo a livello internazionale è stato più sensibile. Dal pre-COVID a oggi, la perdita è stata di quasi il 10%!
 
Su questo occorre ragionare a fondo. Se un ovvio fattore di crisi è stato il COVID, non è affatto evidente una corrispondenza tra i paesi che hanno avuto i turbamenti più forti nella didattica e quelli che hanno avuto i cali più significativi.
 
Ovviamente, le spiegazioni alla moda si sprecheranno: è colpa degli smartphone, è colpa dell’intelligenza artificiale, eccetera. Nessuna di queste mi sembra convincente in sé o in grado di spiegare la distribuzione dei dati. Ma visto che simili spiegazioni circolano, mi permetto anch’io di presentare la mia: che i cali recenti delle prestazioni dipendono dal fatto che in molte economie avanzate si sta arrivando solo ora a una conclusione sociale cui l’Italia è arrivata già da una trentina d’anni. E cioè, che nella società attuale lo studio e la comprensione, dalla lettura alla matematica, sembrano produrre meno benefici concreti che in passato – e quindi generano una motivazione estrinseca assai più ridotta.
 
Anche questo, certo, è difficile da dimostrare; ma ipotizzare che le cause di un cambiamento di comportamenti vadano cercate più nella struttura che nella sovrastruttura non mi sembra poi così assurdo.
 

martedì 21 luglio 2026

Aperte le iscrizioni al Master in Traduzione specialistica


 
Sono aperte le iscrizioni alla XIX edizione del Master in Traduzione specialistica di cui sono direttore. Il Master, online, è erogato congiuntamente dalle università di Pisa e Genova; tutte le informazioni sono qui disponibili sul sito del Master
 
Per alcune considerazioni sul Master (e sulla traduzione oggi) rimando anche a questo post dello scorso anno.
 

lunedì 20 luglio 2026

I nuovi risultati INVALSI


 
Copertina del Rapporto INVALSI 2026
È uscito da pochi giorni il Rapporto INVALSI 2026 sulle rilevazioni che poche settimane fa hanno coinvolto tutti gli studenti italiani di 5 anni scolastici (II e V anno della scuola primaria, III anno della scuola secondaria di primo grado, II e ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado). Le rilevazioni riguardano, in sostanza, italiano, matematica e inglese; degli esiti degli scorsi anni ho già parlato il mese scorso e vale la pena ora parlare anche di quelli nuovi.
 
In estrema sintesi: non ci sono grandi cambiamenti rispetto all’anno scorso, e quindi rispetto a tutto il periodo post-COVID. Il che è deludente: la scuola italiana ancora non sembra riesca a recuperare quel che ha perso nel periodo di stravolgimento della didattica.
 
Per le classi di età più avanzate, che da quello stravolgimento sono state coinvolte in pieno, il mancato recupero non è forse sorprendente. Anzi, nell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado si è avuto un miglioramento in tutte e tre le aree di valutazione rispetto al 2025.
 
Più fastidioso, dal mio punto di vista, è che la situazione non migliori nemmeno al II anno della scuola primaria, dove è difficile pensare che le carriere degli studenti risentano dei problemi del periodo 2020-2022. Il punteggio ottenuto da quella classe in italiano è stato quest’anno di 191,6, il peggiore mai registrato… anche se va tenuto conto che si tratta di un calo di meno del 5% rispetto al 2019 (il punteggio di riferimento è 200), e di meno del 2% rispetto al 2025. Lo stesso avviene per il punteggio relativo alla matematica.
 
Gli estensori del Rapporto valutano (ragionevolmente) la situazione in questo modo (p. 220):
 
Di fronte a questa continuità temporale, l’ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo, pur mantenendo una propria plausibilità, appare sempre meno sufficiente a spiegare da solo le dinamiche osservate. Diventa quindi necessario interrogarsi anche su fattori di natura strutturale, riconducibili ai profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici che stanno modificando i processi di insegnamento e apprendimento e, più in generale, il rapporto tra giovani, apprendimenti e scuola.
 
Mi colpisce molto però che nel Rapporto queste riflessioni non siano poi accompagnate da un esame neanche minimo della variazione dei fattori che più influiscono sui risultati, in particolare per quello che riguarda il “background migratorio e socio-culturale” degli alunni. A occhio, direi che anche in questo non ci sono stati grandi cambiamenti negli ultimi anni… ma visto che le differenze nei punteggi sono minime, anche piccolissimi cambiamenti nella composizione degli studenti potrebbero spiegarle assai meglio di qualunque rinvio generico ai cambiamenti sociali, culturali e tecnologici!
 
Il quadro complessivo resta peraltro di stabilità, con scostamenti minimi rispetto al 2025. In alcune classi i punteggi migliorano, in altri peggiorano; la tendenza più vistosa è quella al miglioramento dei punteggi per quanto riguarda l’inglese, mentre la tendenza al peggioramento per l’italiano e la matematica esiste ma è contenuta.
 
In sintesi: si poteva sperare in risultati migliori, e forse l’evento-COVID ha avuto un ruolo più limitato di quello che finora gli ho attribuito. Tuttavia, i tratti essenziali del quadro restano inalterati: nessun crollo drammatico, variazioni leggere e ancora nessun quadro interpretativo che possa darci certezze solide sulle cause di queste variazioni. Il compito per i docenti resta inalterato...
 
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