Il 26 agosto di quest’anno i ministeri statunitensi degli Esteri e del Tesoro hanno classificato il collettivo italiano Autistici / Inventati come “Specially Designated Global Terrorist”. L’azione è stata motivata in un comunicato stampa con questa giustificazione: “The A/I Collective exclusively offers its tools and services to radical left-wing actors and manually vets all potential users for ideological affinity before granting them access to its infrastructure”.
Che A/I offra servizi esclusivamente alla “sinistra radicale” non corrisponde alla mia esperienza: per anni ho utilizzato una casella A/I (cosa di cui sono molto grato al collettivo!) senza riconoscermi in quella categoria. Il collettivo richiede in effetti la condivisione dei propri princìpi, ma i princìpi sono “antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo e non commercialità”, e non ho difficoltà a riconoscermi in ognuno di essi!
Comunque, indipendentemente dai dettagli, la motivazione fornita dagli USA è che in sostanza il collettivo, con i suoi strumenti, supporterebbe “the operations of far-left terrorist networks”. Il comunicato stampa cita in particolare le attività di gruppi spesso di ispirazione anarchica che si sarebbero basati sui servizi di A/I per organizzare o rivendicare attentati, sabotaggi e altre attività illegali.
Se queste sono le motivazioni indicate, va notato che I/A non risulta sottoposta ad alcun provvedimento in Italia. Del resto, le attività indicate in modo generico sembrano rientrare in una categoria che in Italia deve essere gestita contattando il fornitore di servizi per ordinare il blocco e non certo punendo direttamente il fornitore. La legislazione europea (il cosiddetto Digital services act), in effetti, tutela il fornitore che non abbia conoscenza effettiva delle attività o dei contenuti illegali, oppure intervenga tempestivamente per rimuoverli o disabilitarne l’accesso quando ne venga a conoscenza. Come ricorda Luca Casarotti in un articolo su Giap, infatti, molte delle attività descritte nel comunicato sono esplicitamente vietate dalla policy di fornitura di servizi di A/I e il collettivo in passato ha eseguito, com’è ovvio, gli ordini legali che chiedevano di bloccare utenze.
In un proprio comunicato, A/I ha presentato rapidamente una sintetica risposta alle azioni del governo USA: “Noi respingiamo al mittente tutte le accuse presentate in tali dichiarazioni e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivist*, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente.” Ma questo non ha impedito che il dominio autistici.org originale venisse bloccato, che il sito NoBlogs gestito da A/I fosse oggetto di un attacco hacker e che, soprattutto, il fornitore di servizi finanziari di A/I, Banca Etica, bloccasse il conto del collettivo. Sotto questa pressione, il 6 settembre A/I ha annunciato la chiusura delle attività.
Ora, chi conosce A/I sa che il collettivo è/era attivo da un quarto di secolo nella difesa dei diritti digitali e nell’attivismo. La sua storia fino al 2012 è presentata in un libro liberamente scaricabile, +Kaos, e una buona sintesi di molte informazioni è fornita dalla voce di Wikipedia messa su rapidamente in lingua inglese (la voce corrispondente in lingua italiana, naturalmente, è solo un minimo abbozzo… ma ringrazio chi ha avuto il coraggio di iniziarla!). In particolare, uno dei motti del collettivo, “Socializzare saperi senza fondare poteri” (attribuito a Primo Moroni), è molto in linea con il mio modo di vedere le cose.
Aggiungo però una ragione diretta per cui questa vicenda mi tocca direttamente, oltre al fatto di aver usato con soddisfazione e gratitudine i servizi di A/I... e oltre al fatto che, abitando nello stesso comune, in pratica passo tutti i giorni davanti alla sede legale del collettivo.
Il punto più rilevante infatti è questo: per anni, ai miei studenti di Laboratorio di scrittura, in una lezione introduttiva (e, credo, piuttosto apprezzata) dedicata alla posta elettronica, ho presentato i pesanti limiti di privacy e sicurezza sociale dei sistemi attuali – basati su fornitori esterni e strutturalmente a rischio di interferenza da vari punti di vista. E in tali occasioni ho ripetutamente menzionato il servizio di posta elettronica di A/I come uno rispettoso della privacy: un po’ per esperienza personale, un po’ per l’ottimo motivo che è difficile citarne altri!
Ora, non occorre essere particolarmente complottisti per sospettare che dietro alle sanzioni ad A/I ci sia un obiettivo più generale di quelli dichiarati: colpire chi, semplicemente, si presenta come fornitore di servizi Internet alternativi rispetto a quelli delle grandi aziende (di regola statunitensi). La vicenda mi preoccupa quindi anche per ciò che può significare per altri fornitori indipendenti. Mostra infatti quanto un’infrastruttura autonoma, per quanto basata su una buona competenza tecnica, possa essere vulnerabile alle pressioni esercitate sui servizi finanziari e sulla gestione dei domini.
In questi anni, la comunicazione su Internet sta vivendo un cambiamento. Le pressioni ci sono sempre state, ma in un clima culturale diverso era comunque possibile anche per realtà alternative trovare spazi di autonomia. Con i cambiamenti politici negli USA e le evoluzioni possibili in Europa, non è affatto detto che la situazioni non peggiori drasticamente. Tutto questo secondo me deve attirare la massima attenzione di chiunque lavori nella comunicazione online... e deve farlo anche con urgenza.




