lunedì 28 gennaio 2008

Dare corpo ai blog

Come si fa a mostrare un blog per strada? O meglio ancora, come si fa a esibire un blog su un carro del Carnevale?

Un blog in fin dei conti è un oggetto poco rappresentabile: è un sito web che esiste solo sullo schermo di chi legge. Non è un'automobile o un telefono cellulare, oggetti fisici dotati di una forma piuttosto precisa.

Un carro del Carnevale di Viareggio ha provato a rappresentare il pulpito di Beppe Grillo - ma il carrista non ha trovato di meglio che far comparire un'enorme scritta BLOG sopra a una "nuvola" di www. Bel tentativo, ma non particolarmente riuscito...

Sempre dalla sfilata di oggi (cioè, ormai ieri: domenica 27 gennaio), in ottica universitaria, ecco anche un (più riuscito) Mussi piangente:



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giovedì 24 gennaio 2008

Paul The Wine Guy: Leetspeak e altro

Ho trovato il blog, molto bello, di Paul The Wine Guy. I suoi lavori della serie Understanding art for geeks ospitano almeno uno splendido esempio di leetspeak (in inglese, ovviamente, anche se i testi del blog sono in italiano): questa riproduzione del Giuramento degli Orazi. Su un altro piano, Andrea si è divertito un sacco a vedere la Battaglia di S. Romano in versione WoW. Ma quello che mi ha fatto ridere davvero è stato l'incontro tra il San Matteo di Caravaggio e Clippy (alcuni di voi si ricorderanno di Clippy, no?). E', semplicemente, perfetto!

Aggiornamento 29 gennaio: il Corriere.it ha pubblicato le immagini di Paul The Wine Guy senza indicare l'autore o rinviare al suo sito. Ne è nata una lunga polemica. Alla fine, purtroppo, Paul The Wine Guy ha rimosso le immagini dal suo blog e da Flickr. Spero che ci ripensi!

martedì 22 gennaio 2008

The Google Generation BL report

The British Library has just published this interesting report (Pdf, 1.67 Mb! Talk about "addressing the digital divide"...). The report was realized by researchers of University College London; it investigates the information behaviour of the so-called "Google Generation". In particular, report authors claim that age-related differences in the use of Web content are rapidly vanishing. Yougsters and gronwups seem equally anxious to find relevant information, and no innovative ways of reading are emerging among the newer generation. In other words, it's true that Web users prefer "power browsing" and avoid in-depth reading; however, they do so not because they are young, but because this way of reading satisfy their needs.

I think that the time has come to acknowledge the facts: yes, sometimes you have to study a discipline in a structured way. Once you have done it, however, a good portion of your time will be devoted to activities which simply don't ask for in-depth reading.

giovedì 17 gennaio 2008

Fosco Maraini e la scrittura

Sto leggendo adesso il Meridiano Mondadori dedicato a Fosco Maraini, Pellegrino in Asia. Me lo sono comprato come regalo di Natale, ma penso che mi durerà ancora per un po'...

Una nota interessante: in questa edizione non sono affatto riprodotte le illustrazioni che accompagnavano e integravano i due libri che formano il grosso del testo: Segreto Tibet e Ore giapponesi. Ma devo dire che la mancanza, curiosamente, non mi pesa affatto. Anzi, ho scorso in libreria le edizioni attuali dei due libri (costosissime, pubblicate dal Corbaccio) e non ne sono rimasto entusiasta. Mi chiedo come mai - in una situazione in cui perfino il curatore del Meridiano, Franco Marcoaldi, esalta per pagine intere l'integrazione tra testo e immagini nel lavoro di Maraini. In realtà il racconto si regge benissimo da solo anche se, se ho ben visto, l'unica immagine è una riproduzione isolata di ideogramma (chissà come mai) a p. 1033.

Per il resto, mi interessano molto le osservazioni di Maraini sulla scrittura, e in particolare sul motivo per cui appunto gli ideogrammi (lui li chiama così, anche se conosce la definizione di logogrammi) continuano a essere usati in Cina e Giappone. La sua analisi è perfettamente in accordo con quelle sofisticate di Harris e altri: gli ideogrammi non sono affatto una forma "inferiore" di scrittura. Sono uno strumento che funziona perfettamente: adatto a una lingua con molti omofoni come il cinese, con i suoi 59 diversi significati della parola shi, e più veloce in lettura rispetto al sistema alfabetico. Queste osservazioni sono però concentrate in un saggio piuttosto tardo, Gli ideogrammi. Nel resto del libro ogni tanto compaiono opinioni diverse, e a volte meno condivisibili.

venerdì 21 dicembre 2007

I caratteri cinesi secondo Magalotti

Riordinando la libreria, mi è cascato l'occhio sulla Relazione della China di Magalotti, che ho comprato verso il 1988 o giù di lì (dentro c'era un biglietto ferroviario Pisa-Viareggio: 1.400 lire).

Col senno di poi, è interessante il discorso che Magalotti fa sull'inferiorità della scrittura cinese: tema classico del Seicento, come si vede anche dai libri di Harris: "... il peggio è che non hanno caratteri né alfabeto e tutto esprimono con cifre, delle quali non solamente ogni parola ha la sua, ma moltissimi accoppiamenti di due e tre parole e moltissimi sentimenti e periodi interi hanno le loro. Quindi è che quelle cinque cose che si esprimono con la voce ciu variamente aspirata, per la mancanza dell'alfabeto convien loro scriverle con cinque cifre diverse, dove noi per via di varie segnature d'accenti (che le medesime servirebbono ad altre voci che andassero similmente accentate) a bastanza le distingueremmo, benché la scrittura fosse sempre l'istessa, cioè ciu." In realtà le cose non funzionano proprio così! E la rappresentazione dei toni cinesi è un problema non da poco negli schemi di romanizzazione.
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