domenica 2 marzo 2008

Maraini: La gnòsi delle fànfole

Termino la schedatura di Maraini: La gnòsi delle fànfole, inclusa nel Meridiano, è una antologia di sue poesie scritte usando parole inventate. Per esempio:

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.


L'autore li definisce "esperimenti di poesia metasemantica" (p. 1479): "Proponi dei suoni ed attendi che il tuo patrimonio d'esperienze interiori, magari il tuo subconscio, dia loro significati, valori emotivi..." eccetera. Simpatico, ma niente di innovativo rispetto a Lewis Carroll (mai citato, se ho visto bene).

martedì 19 febbraio 2008

Maraini: Gli ideogrammi

Continuando la schedatura del Meridiano di Maraini, il punto chiave è naturalmente il saggio Gli ideogrammi (1965). Qui si trova una delle rare descrizioni italiane del funzionamento del sistema di scrittura giapponese:

Messi l'uno accanto all'altro i due sistemi, quello alfabetico brilla subito per semplicità. Questo è indubbiamente vero. Trenta segni, o quaranta, o anche cento, s'imparano in poche settimane; duemila, per bene che vada, in alcuni anni. D'altra parte gli ideogrammi, una volta imparati, offrono incomparabili vantaggi di chiarezza, evidenza, compattezza sintetica. Una nozione, od una serie di nozioni, trasmesse lungo l'alfabeto viaggiano per posta, trasmesse per ideogrammi si può dire che t'arrivino in testa col telegrafo (p. 1465).

Il punto viene considerato "fondamentale". E, del resto, lo è. Secondo Maraini, "Colui che scrive per segni fonetici ha dinanzi a sé un cammino lungo e tortuoso" (p. 1468). Con gli ideogrammi, invece, "la nozione viene trasmessa dal segno in maniera folgorante, saltando tutta la deviazione dell'analisi e della sintesi fonetica. Con l'ideogramma si piomba per mezzo della vista nel cuore stesso del significato" (pp. 1468-9).

Sarà vero? Oppure anche nel caso dell'ideogramma (che, in fin dei conti, è un logogramma) c'è una fase di mediazione fonetica? I libri sulla scrittura non descrivono, mi pare, studi su questo punto. Però sicuramente qualcuno se ne sarà occupato. La differenza non è di poco conto: la scrittura ideografica in questa ricostruzione si presenta tanto diversa da quella alfabetica da suggerire che, sì, in questo caso si arriva a una specie di "diverso modo di pensare". Dovrò approfondire...

Fondamentali sono anche, su un altro piano, le pagine in cui Maraini descrive il modo in cui l'uso degli ideogrammi ha modificato la lingua giapponese, spingendola al monosillabismo. "Oggi, a rigore, non esiste tanto una lingua giapponese quanto un composto sino-giapponese; un mezzo espressivo nel quale i due elementi si fondono inestricabilmente, come le componenti germanica e latina si sposano nell'inglese" (p. 1474).

E, per ultima, interessante l'osservazione sul fatto che la traduzione di una lingua "diventa più difficile, spesso quasi impossibile, ai due estremi semantici d'ogni patrimonio linguistico: quando si toccano i massimi valori dello spirito, e quando si trattano le minime vicende della vita quotidiana e domestica (p. 1467): per esempio karma, buddha, tao, jen, veritas, charitas, grazia, oppure mozzarella, flamenco, champagne, twist, gemütlich, hiraeth, sukiyaki, geisha, curry, sherpa.

lunedì 18 febbraio 2008

... e la Muwaššaha

Un'altra scoperta dalla sessione di laurea di oggi: la muwaššaha, una forma poetica usata in al-Andalus a partire più o meno dall'anno Mille (durante il califfato omayyade). I testi sono in arabo, ma con sezioni in volgare romanzo, e a volte con la mescolanza delle lingue. Per esempio:

šabeš ya mio amor
ke kaţa-me el morire
im
ši, ya imši, habībī,
non
še šin te ber dormire
(
muwaššaha XLIV).

Con questo ci avviciniamo al maltese, o a una canzone dei Radiodervish... ma sono frequenti anche casi di "ibridismo sintattico", con costruzioni ripetute in arabo e romanzo (kon bi per dire "con"). E qui siamo nella zona del Mongibello, e simili.

Ovviamente i testi sono scritti usando l'alfabeto arabo o quello ebraico, e quindi senza vocali.

Contro-sintassi

Oggi sono stato impegnato tutto il pomeriggio in sessione di laurea: discuteva la tesi triennale una mia laureanda che ha esaminato la Storia do Mogor di Niccolò Manucci. Però in queste discussioni si imparano sempre (beh, quasi sempre) un sacco di cose utili. Da una tesi su Tozzi ho ricavato un paio di rimandi bibliografici alla cosiddetta "contro-sintassi" di Tozzi stesso e Pirandello, creata attraverso la punteggiatura. Che, un po' come negli articoli di giornale di Ilvo Diamanti, spezza il normale flusso del periodo. Usando però il punto e virgola, e non il punto.

Tozzi: "Si allontanò dal cassettone; a cui s'era un poco appoggiata entrando."

Pirandello: "... andava così anche con una piccina per mano, sua figlia; e non pensava neppure che..."

Rimandi: Introduzione di Romano Luperini a Giovani e altre novelle di Tozzi (p. 42) e Gino Tellini, La tela di fumo. Saggi su Tozzi novelliere (p. 72). Di sicuro vale la pena tener presenti gli esempi tratti da Tozzi.

giovedì 14 febbraio 2008

Ore giapponesi: il capitolo sugli ideogrammi

Rieccomi su Maraini. Nella sezione di Ore giapponesi dedicata a Kyoto, sognatori e ribelli compare anche un "Capitoletto sulla lingua e sugli ideogrammi". Che tanto capitoletto non è (pp. 1017-1033).

La sintesi sulla lingua giapponese è, per quel che ne posso dire, buona (lingua agglutinante, etc.). La parte veramente interessante è però quella dedicata agli ideogrammi in sé: di gran lunga la più pertinente per qualunque discorso di "linguaggio del web". Dice Maraini:

I giapponesi, di una pagina della loro lingua voltata in alfabeto romano, dicono "pinto-ga awanai", non è a fuoco; infatti la scrittura ideografica - a parte la fatica che richiede per venire appresa - presenta cose, idee, sentimenti all'occhio, al pensiero, alle emozioni con un'immediatezza ed una vivacità nettamente superiori alla normale mediazione fonetica, specialmente in una lingua dove ormai sono numerosi gli omofoni" (pp. 1029-1030).

Poche parole (a cui si possono aggiungere altre osservazioni in un saggio successivo), che però sono centrali per il tema del blog. Le alternative alla scrittura in alfabeto latino comportano un diverso rapporto con il pensiero? Per quel che posso capire, la risposta è: in parte. In piccola parte, probabilmente, perché il cervello funziona per tutti più o meno allo stesso modo.

Intanto ho visto come codificare gli ideogrammi (per semplicità continuo a usare questo termine): 丐. Oppure, con 5 tratti di pennello: freccia, 矢. La codifica in sé è ovviamente una stupidaggine... la cosa difficile è orientarsi tra le 81 pagine che compongono la tabella Unicode dei "CJK unified ideographs". Mi chiedo se, per capire meglio il rapporto tra scrittura e pensiero, sia il caso di investire un paio d'anni nello studio del cinese o del giapponese!

Intanto ho scoperto il concetto di Unihan: la codifica unitaria e comune, attraverso Unicode, dei segni usati per il cinese, il giapponese, il coreano e il cantonese.
Creative Commons License
Blog di Mirko Tavosanis by http://linguaggiodelweb.blogspot.com is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia License.