martedì 13 gennaio 2009

Morrone e Savioli, La lettura in Italia


Il libro è una presentazione commentata (e molto dettagliata) dei dati prodotti dall'indagine ISTAT su I cittadini e il tempo libero condotta nel 2006. L'indagine in sé è un contributo molto importante alle conoscenze sullo stato della lettura in Italia; con questa presentazione commentata i dati diventano inoltre molto più fruibili.

Tutte le informazioni fornite sono molto interessanti (anche se alcuni commenti sono troppo semplicistici), ma a me in questo periodo interessa soprattutto il rapporto tra lettura e Internet. L'indagine ISTA non comprende la lettura di pagine web tra le attività di lettura, neanche in definizione allargata: "i dati non considerano la lettura di report di ricerca, di file pdf scaricati da Internet e di riviste specializzate" (p. 78). Sono compresi invece, per alcune parti dell'analisi, i lettori di quotidiani e riviste. Però ogni tanto qualche riferimento a Internet salta fuori comunque.

Per esempio, incrociando i dati sui diversi consumi culturali, Morrone e Savioli dichiarano che "I dati (...) mostrano inequivocabilmente che non esiste nessun effetto sostituzione tra la lettura nel tempo libero ed altri media (personal computer ed Internet in primo luogo)" (p. 27). Insomma, Internet non sostituisce la lettura ma la integra. Sull'argomentazione ho qualche dubbio, ma mi sembra importante vedere le cose in questo modo più che attraverso le lenti del luogo comune ("Internet ruba tempo ai libri").

L'indagine ISTAT comprende anche i "lettori inconsapevoli": persone che dichiarano di non aver letto neanche un libro nel periodo preso in esame, ma che in realtà, andando a vedere le risposte ad altre domande, hanno letto qualcosa che esse stesse non considerano "libro". Per esempio, romanzi rosa, guide turistiche e così via. Una percentuale sorprendentemente alta di questi "lettori inconsapevoli" ha letto "libri elettronici". Si tratta del 9,8% dei "lettori inconsapevoli" (p. 88), con una distribuzione molto asimmetrica per sesso (17,3% tra gli uomini, 3,4% tra le donne: p. 89). Morrone e Savioli, tra l'altro, ipotizzano che in casi simili sia il tipo di lettura non sequenziale a far sì che molti lettori di "libri elettronici" o di guide turistiche non si sentano veramente lettori.

Un'altra curiosità: chiedendo dove è stato preso l'ultimo libro letto, lo 0,1% dei lettori (0,2% dei maschi, zero spaccato per le femmine) risponde che è stato "scaricato gratuitamente da Internet", con un picco dello 0,2% nella fascia d'età 45-54 anni (p. 162 e succ.).

giovedì 8 gennaio 2009

George Lakoff, Non pensare all'elefante!


Come appendice dei lavori che seguo adesso sulla metafora e sulla sinestesia ho letto anche la traduzione italiana di uno dei più recenti libri "politici" di Lakoff, Don't think of an elephant! A livello di contenuto il libro è davvero leggerino. Sono saggi e interventi (piuttosto ripetitivi) di inizio millennio, centrati attorno alle sconfitte democratiche nelle elezioni americane pre-2008.

La cosa interessante è che Lakoff applica al discorso politico il suo discorso "scientifico" in modo immediato. Cioè, Lakoff ritiene che la metafora sia uno dei modi più importanti con cui gli esseri umani ragionano, e ritiene quindi che riuscire a imporre una metafora o l'altra al pubblico significhi farlo pendere per un partito o per l'altro.

I limiti delle idee di Lakoff sono quindi comuni sia al discorso politico che a quello scientifico. Come ha fatto notare Pinker, gli esseri umani usano sì metafore, ma non se ne fanno condizionare oltre una certa soglia. Le parole o i quadri mentali sono potenti strumenti di condizionamento, ma hanno forti limiti. E gli elettori votano sulla base di tanti fattori.

Detto questo, Lakoff ha il vantaggio di fornire un po' di idee stimolanti per far uscire il dibattito pubblico dal lessico e dalle metafore esposte dalla destra. Una parte delle sue idee è ridicola, un'altra parte è più praticabile. Interessante anche l'individuazione dei due modelli metaforici: il "padre severo" per la politica della destra americana, il "genitore premuroso" per quella della sinistra.

Applicando i discorsi al caso della politica italiana, in effetti, va detto che le metafore forti, quelle che hanno vinto negli ultimi anni, sono state tutte appannaggio della destra. Non ricordo studi scientifici su questi argomenti (anche se qualcosa dovrebbe esserci), però provo a fare una lista sintetica di espressioni di successo, rilanciate per anni da giornali e telegiornali:

- mettere le mani nelle tasche degli italiani (etichetta affibbiata a qualunque tassa del centrosinistra...)
- padroni in casa propria
- contratto con gli italiani

Per la sinistra ricordo solo il "tesoretto" - che non è neanche una metafora, ma una semplice etichetta, e pure sgradevole. Perché non provare a giocare al gioco di Lakoff e non proporre qualche alternativa di segno diverso (e più realistica) ad alcune definizioni recenti? Per esempio:

proteggere l'italianità = tassa occulta
classi ponte = barriere all'integrazione
eliminare le tasse sulla casa = spostare il peso delle tasse su chi lavora
eccetera...

lunedì 5 gennaio 2009

Stefano Malatesta, Il napoletano che domò gli afghani


Per Natale ho avuto in regalo da un amico questo libro. Regalo graditissimo, visto che fino a quel momento non avevo mai sentito parlare di Paolo Avitabile, militare borbonico che negli anni Trenta dell'Ottocento finì a fare il generale per i sikh di Ranjit Singh. Gli italiani che all'epoca riuscirono a costruirsi una fortuna in Oriente sono decisamente pochi, e ritrovarne le tracce è sempre interessante.

Il libro in sé, per il resto, ha un valore storico quasi nullo. E' scritto da un giornalista che appartiene evidentemente alla scuola italiana classica: tante chiacchiere e considerazioni da dopocena, fatti pochissimi. Date e bibliografia sono ridotte al minimo. Insomma, sembra di leggere una delle peggiori inchieste di Repubblica, piene di aggettivi e ammiccamenti al lettore ma prive di dati e talmente confuse che dopo un paio di paragrafi non si capisce più nulla. Ho provato a condensare le informazioni su Avitabile ricavate da questo libro in una voce di Wikipedia e sono venute fuori quattro righe... con un po' più di sforzo potrei fare di meglio, ma ne vale la pena?

Penso di no. Il libro sembra basato tutto sulla biografia di Avitabile scritta da Julian James Cotton. Malatesta ne parla come del libro "più inseguito" della sua vita (p. 25), cercato vanamente nelle biblioteche inglesi. Boh! Il libro risulta regolarmente in catalogo nella British Library (due copie), e la sua traduzione italiana si trova in parecchie biblioteche di casa nostra. Se uno dei miei laureandi avesse scritto in una bozza di tesi osservazioni del genere avrei dovuto segnargli tutto in rosso con la penna per architetti.

Comunque, dal mio punto di vista l'interesse massimo sta nel fatto che la biografia di Avitabile sembra ben conosciuta per la sua fase "indiana" ma non per quella "persiana". Sospetto che qui ci sia spazio per un utile lavoro!

domenica 16 novembre 2008

Memorie di uno scioperante

Venerdì ho fatto sciopero e sono andato a Roma per la manifestazione. L'esperienza è stata illuminante anche dal punto di vista della scrittura. Un neodottore di ricerca in Informatica a Pisa, infatti, si è portato dietro la mascherina di un televisore Daewoo montata su un manico di scopa. Nel viaggio in treno ha preparato una scritta su un telo azzurro scuro: ALZA IL CULO ABBASSA L'AUDIENCE. E alla fine ha fissato con nastro adesivo il telo dentro al televisore ed è andato in giro a mostrare questa insegna.

L'effetto è stato incredibile. La gente si fermava a guardare e leggere, indicava il televisore, si avvicinava per scattare foto... Di foto ne avranno scattate trecento (letteralmente) mentre il mio gruppo si alternava a portare l'insegna. Come mai questo successo? La risposta che mi sono dato: Boh!

mercoledì 12 novembre 2008

Le metafore di Lakoff


Ho cominciato a leggere Metaphors We Live By di George Lakoff e Mark Johnson. Nell'edizione americana del 1980, perché mi sembra che nelle biblioteche di Pisa non ci siano copie dell'edizione 2002, e perché non sono disponibili le copie della traduzione italiana - che spero però di controllare presto, visto che tradurre un libro del genere è una sfida!

In quanto al contenuto: "We have found (...) that metaphor is pervasive in everyday life, not just in language but in thought and action" (p. 3). Su quale base dichiarano questa "pervasività"? Non ci sono percentuali...
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