martedì 5 luglio 2016

Tanti buoni lavori per Wikipedia

 
Il logo di Wikipedia in lingua italiana
I Laboratori di scrittura mi sfiniscono ma sono una gran fonte di soddisfazione. In questi giorni sto finendo le correzioni e gli esami del secondo appello del corso che ho tenuto quest’anno per la triennale di Informatica umanistica a Pisa: per più di un mese sono rimasto sommerso da presentazioni e correzioni, giorno e notte, ufficio e treno… Era dal 2012 che non tenevo questo specifico corso e l’alto numero di frequentanti (130) ha complicato molto le cose.
 
Adesso il grosso del lavoro è finito ed è per fortuna iniziata la parte di riflessione e di soddisfazione. Si dice spesso che gli studenti universitari “non sanno scrivere”. Nella mia esperienza, non è affatto così. Gli studenti che si presentano al primo anno in corso universitario sanno in grande maggioranza scrivere in un discreto italiano professionale e ciò che resta da fare con loro sono le rifiniture: eliminare alcune abitudini scolastiche (non sorprendenti in chi è appena uscito dalla scuola); eliminare le espressioni retoriche; eliminare l’imitazione del linguaggio dei giornali.
 
In qualche caso, certo, ci sono lacune più significative e le voci che vengono fornite in prima stesura sono molto lontane da un livello professionale. Si tratta però, al massimo, del 20%. La scuola potrebbe senz’altro far di più, ma più che stracciarsi le vesti direi che è utile rimboccarsi le maniche.
 
Sempre per quanto riguarda i lati negativi: quest’anno ho avuto di nuovo casi di studenti che non sapevano mettere gli spazi attorno alla punteggiatura in un testo battuto al computer e finivano per piazzarla a casaccio, infilando uno spazio prima della virgola invece che dopo, oppure prima e dopo, oppure parentesi tonde appiccicate alla parola precedente o staccate dalla parola successiva, e via dicendo. Sono stati in tutto tre casi, su circa 60 esami fatti finora, ma mi hanno colpito perché nel 2012 non ce n’era stato neanche uno e la tipologia sembrava in via di estinzione. Sospetto che a monte ci sia il rapido calo di interesse scolastico per il computer, a favore di tablet e altri strumenti di scrittura poco sorvegliata. Vedremo nei prossimi anni! Nel frattempo, ho segnalato la cosa e alla seconda stesura gli errori sono quasi del tutto scomparsi nelle voci interessate.
 
I lati positivi sono stati infinitamente più numerosi. La prova finale del Laboratorio consiste nel produrre una o più voci di Wikipedia per un totale di 10 pagine a stampa su un argomento a scelta dello studente. Come notavo sette (!) anni fa, quando ho incominciato a fare questo tipo di corsi per Informatica umanistica, la varietà degli argomenti mi permette di imparare un sacco di cose… ma gli argomenti sono variati perché a sceglierli devono essere i singoli studenti. Per fortuna, checché se ne dica (v. sopra), gli studenti italiani hanno di regola una buona quantità di passioni e di interessi. Fare verifiche empiriche è impossibile, ma nella mia esperienza la motivazione è fondamentale, per scrivere bene, e sospetto che i risultati positivi di queste voci siano in buona parte dovuti alla possibilità di scegliere liberamente gli argomenti.
 
Per il prodotto finito, non è il caso di fare classifiche: io sono soddisfatto di quasi tutti i lavori e in ogni caso il Laboratorio ha e deve avere solo finalità didattiche. Il parametro di successo è quindi il miglioramento della capacità di scrittura del singolo, non il livello delle voci prodotte, che è solo un effetto collaterale. Però non resisto a segnalare alcune delle cose per me più interessanti che sono venute fuori nell’ultimo mese, e in particolare tre casi molto diversi fra loro:
 

 
Ma moltissime altre voci meriterebbero di essere segnalate per l’importanza degli argomenti trattati o per la qualità della scrittura... quello presentato sopra è solo un campionamento personale.

In sintesi: io esco da questa esperienza, come sempre accade, motivato e ottimista. Spero che lo stesso valga anche per chi ha fatto il lavoro vero!
 

venerdì 17 giugno 2016

La mostra su Aldo Manuzio a Venezia

  
 
Il simbolo del delfino, usato da Aldo Manuzio: Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=776238
L’altro ieri sono riuscito a vedere la bellissima mostra su Aldo Manuzio alla Galleria dell’Accademia a Venezia. Purtroppo chiude domenica 19 giugno, ma se qualcuno ha la possibilità di andarci negli ultimi giorni… consiglio caldamente di farlo!
 
La mostra permette di vedere il lavoro di Manuzio da una serie di angolazioni difficili da recuperare andando in biblioteca. Mi sembra che nell’allestimento manchi un solido filo di presentazione basato proprio sull’attività tipografica ed editoriale, come è stato notato anche da Stefano Salis: l’allestimento consiste in una serie di stanze dedicate a temi molto diversi tra di loro che sembrano serie di digressioni attorno a un centro che non c’è. Ma la cosa è decisamente secondaria. Quel che conta è ciò che si vede, e la scelta è in alcuni casi fantastica.
 
All’ingresso, tanto per dire, c’è uno dei teleri di Sant’Orsola di Carpaccio. Ma di fronte c’è una coppia di oggetti ancora più incredibile, dal Museo Correr: l’enorme xilografia con panorama prospettico di Venezia realizzata nel 1500 da Jacopo de’ Barbari , accompagnata da una delle matrici in legno originali. Già davanti a questa sono rimasto un bel pezzo a perdermi nei dettagli… i libri di Aldo hanno trasformato in profondità la cultura, ma oggetti come questo sono stati quasi altrettanto importanti e hanno il pregio di essere visivamente assai più immediati.
 
Per l’editoria vera e propria ci sono poi dei pezzi incredibili, tanto che anche solo scegliere quale citare è imbarazzante. Una delle rarissime copie stampate da Aldo su carta azzurra, per esempio, sorprendentemente leggibile. Oppure una scelta dei manoscritti di Bartolomeo Sanvito usati da Aldo come modelli per le sue stampe, accompagnati dalla richiesta aldina di prestito. L’edizione delle Epistole di Caterina da Siena mostrata aperta alla pagina in cui compare il primo uso del corsivo tipografico realizzato per Manuzio da Francesco Griffo. Tre copie degli Epigrammi di Marziale che, aperte alla stessa pagina, ne mostrano rispettivamente: la versione “liscia”, in cui lo spazio per inserire una maiuscola illustrata è lasciato vuoto, così come stampato da Aldo; la versione in cui la maiuscola illustrata è stata fatta inserire da un acquirente più facoltoso del precedente; e la versione sontuosamente miniata da Benedetto Bordone (inoltre, per me, scoprire la quantità dei legami di quest’ultimo con Aldo è stata una delle soprese della mostra).
 
Anche per il lato artistico ci sono pezzi incredibili. Al di là della Tempesta di Giorgione (…) messa, in modo un po’ opinabile, a “illustrare” l’edizione aldina degli Idilli di Teocrito, spiccano il ritratto di Luca Pacioli (forse di Jacopo de’ Barbari) e quello di Erasmo da Rotterdam di Quentin Matsys.
 
Soprattutto, in chiusura di mostra ci sono quattro pezzi, sparati con legittima tracotanza uno accanto all’altro. Tre di essi ritraggono persone con libretti di lusso in mano, e ognuno di questi ritratti, da solo, giustificherebbe l’esistenza di un museo in qualunque parte del mondo: il Ritratto d’uomo col petrarchino del Parmigianino, il Ritratto di Laura da Pola di Lorenzo Lotto e il probabile Ritratto di Jacopo Sannazaro di Tiziano; in più, il notevole Ritratto di giovane donna di Palma il Vecchio, che peraltro in una serie così compatta spicca come un intruso.
 
Va in effetti notato che, al di là dell’arditezza di alcuni accostamenti, la mostra ha qualche limite espositivo che le impedisce di arrivare all’eccellenza assoluta. Certo, nessuno si aspetta che i materiali informativi facciano a gara con la qualità delle stampe aldine… ma in una mostra simile non dovrebbero nemmeno essere così di contrasto. Non produce una dissonanza cognitiva da poco, il fatto che l’eleganza del corsivo di Francesco Griffo (peraltro chiamato “Grifo” in almeno una didascalia) venga esaltata in una mostra in cui abbonda l’Helvetica corsivo! Un utilissimo prospetto delle edizioni aldine, anno per anno, è reso poco leggibile dal fatto che le cornici grafiche usate per presentarlo, che dovrebbero evocare pagine di libri, a volte presentano i libri di un anno su pagine isolate, a volte inseriscono in una doppia pagina i libri di due anni diversi, altre usano la doppia pagina per presentare un unico anno, e così via, in modo apparentemente casuale. Soprattutto, l’installazione dello Studio Fludd dedicata all’Hypnerotomachia Polyhili sembra realizzata in un paio d’ore con i cartoncini che per caso erano disponibili in cartoleria (“Me ne serve un centinaio al volo… Come ci sono? Color crema? Benissimo…”). Ma davanti ai pezzi raccolti, tutti questi sono dettagli minori.
 
Una nota di merito anche per l’ottima audioguida, scaricabile gratuitamente come file MP3 in italiano e in inglese. Ahimè, non è come visitare la mostra di persona… Ma a questo non c’è rimedio.
 

martedì 3 maggio 2016

Il futuro della lingua su Internet sul sito Treccani

  
Sul sito Treccani.it è uscito un mio nuovo contributo, accompagnato da un dettaglio da Arcimboldo. Il titolo è:  Il futuro della lingua su Internet

Il contributo fa parte di uno dei tanti Speciali ottimamente curati da Silverio Novelli. Nello specifico, questo è dedicato a: La lingua italiana di domani. All’interno ci sono molti interventi di prestigio. Luca Serianni parla per esempio del rapporto tra i ragazzi e la lingua adulta, mentre Maurizio Dardano affronta Il futuro unitario e plurale della lingua dei giornali quotidiani. Ne esce un quadro molto interessante della situazione.
 

mercoledì 6 aprile 2016

Scrittura italiana e scritture americane


 
Pedro de la Robe, uno dei Mulatti di Esmeraldas
Lunedì a Madrid pioveva. Ieri il tempo si è schiarito e oggi il vento freddo smuove un’aria limpida. Arrivando alla Ciutad Universitaria, rifondata in età franchista “in conspectu Dei”, la neve sulla Sierra de Guadarrama splende al sole in lonntananza. E il convegno SILFI continua, con tantissimi interventi interessanti e stimolanti.
 
In particolare, mi colpiscono le molte iniziative sulla didattica della scrittura (a italiani e stranieri) a livello universitario. Sono venuto a parlare d’altro, ma alla fine mi sembra di ricascare sempre lì. E di sicuro esiste una comunità interessante e stimolante di persone che si occupano di questo argomento.
 
Oggi pomeriggio farò la mia seconda presentazione, dedicata ai materiali didattici del Consorzio ICoN. Ieri mattina, però, mi sono preso il tempo per andare a visitare il Museo de America, qui nella zona universitaria.
 
Il Museo non è enorme ma presenta la storia d’America in modo interessante: attraverso l’interazione con la Spagna e la civiltà spagnola. Alcuni dei manufatti esposti, come il tesoro, sono spettacolari.
 
La parte che mi interessava di più era però, naturalmente, quella della scrittura. Il Museo custodisce anche una delle testimonianze più importanti della scrittura maya, il codice di Madrid o codice Tro-Cortesiano. Purtroppo in mostra non c’è l’originale, ma solo un suo facsimile. Esposto aperto, su diversi metri di lunghezza, anche il facsimile aiuta comunque, molto più di una riproduzione in un libro, a farsi un’idea.
 
Io non conosco la lingua o la scrittura maya, tremendamente complicata. Però anche il suo aspetto esterno è interessante. Si è dubitato per secoli, fino alla sua decifrazione, che la scrittura maya fosse vera scrittura. A vederla a confronto a pochi passi di distanza con altri sistemi di segni come i tocapu o i quipos peruviani, la scrittura maya dà l’idea di scrittura, gli altri sistemi no. Sarà un’impressione ingannevole, ma non credo.
 

lunedì 4 aprile 2016

SILFI a Madrid



Il sito SILFI
Oggi sono a Madrid per convegno. Dal 4 al 6 aprile, presso la Facoltà di Filologia dell'Università Complutense di Madrid, si tiene infatti il XIV Congresso della Società internazionale di Linguistica e Filologia italiana (SILFI).
 
Il Congresso è dedicato ad Acquisizione e didattica dell’italiano. Io parteciperò con due interventi:


  • oggi pomeriggio, assieme a Federica Cominetti, terrò un intervento su “L’influenza della L1 negli elaborati universitari di studenti con un livello di italiano L2 pari o superiore a B2”; il lavoro è frutto di un PRIN appena concluso in cui ero responsabile dell’unità di Pisa
  • il 6 aprile racconterò invece le mie esperienze su “La riprogettazione dei materiali didattici nell’e-learning del Consorzio interuniversitario ICoN”

Oggi a Madrid piove e fa un freddo ancora invernale. Per arrivare qui in economia ieri ho però fatto uno scalo a Ibiza, e ne ho approfittato per vedere un altro clima:

Il porto di Ibiza

 Ultimamente, in effetti, sono diventato un fan di Skypicker. Chi avrebbe potuto immaginare che, come mi è capitato recentemente, la rotta più economica Pisa-Berlino passasse da Bari? Miracoli delle politiche dei prezzi e degli algoritmi in grado di individuare i collegamenti migliori. Con in più, spesso, la possibilità di fare due passi e vedere qualche posto in cui altrimenti difficilmente si sarebbe andati.
 
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