venerdì 14 febbraio 2020

Programma di inizio primavera

  
Particolare della locandina per la Giornata Galileiana del 15 febbraio
Una rapida panoramica sulle prossime presentazioni che conto di fare in giro per l'italia: del resto, arriva la primavera e viaggiare diventa più gradevole! Sia per chi parla sia (si spera) per chi ascolta...

Domani, sabato 15 febbraio, non mi sposterò molto perché parteciperò alle iniziative organizzate dall’Università di Pisa per la Giornata galileiana. A partire dalle 14:30, al Complesso delle Benedettine in Piazza San Paolo a Ripa d’Arno, ci sarà una serie di presentazioni rivolte alla cittadinanza e collegate ai lavori e agli studi musicali di Vincenzo e Galileo Galilei. Io parlerò di Suono, linguaggio e Intelligenza Artificiale, ma la serie degli interventi affronta una rete molto ampia di argomenti connessi.
 
Il programma connesso non è ancora definitivo, ma probabilmente avrò la possibilità di riprendere questi temi esattamente un mese dopo, domenica 15 marzo, alla Milano Digital Week. Seguiranno aggiornamenti…
 
Nel frattempo, la prossima settimana parteciperò a Roma al III convegno ASLI Scuola che ha come titolo Dal testo al testo. Lettura, comprensione e produzione. Il mio intervento è previsto alle 10:45 di sabato 22 febbraio, e sarà dedicato al Parafrasare fonti in voci di enciclopedia. Naturalmente, parlerò dei lavori fatti in questi anni su Wikipedia dai miei studenti.

 

martedì 4 febbraio 2020

Il nome delle Sundarban

 
Un canale nelle Sundarban
Alla fine dell’anno scorso ho avuto la fortuna di poter tornare una settimana in India. E, tra tante cose positive, ho avuto anche l’occasione di visitare le Sundarban, al confine con il Bangladesh. Spero di raccontare presto questo viaggio… ma prima di iniziare a farlo, mi accorgo che occorre una nota toponomastica! Il nome del luogo è infatti insolitamente oscillante, in italiano e in altre lingue. Per dare un’idea, nella traduzione italiana fatta da Anna Nadotti del romanzo di Amitav Ghosh Il paese delle maree (Neri Pozza, 2005) si parla “dei Sundarban”, al maschile, mentre nella traduzione del secondo romanzo della serie, L’Isola dei fucili, fatta da Anna Nadotti e Norman Gobetti (Neri Pozza, 2019) si parla “delle Sundarban”, al femminile.
 
In pratica, in molti testi italiani oggi si trova Sundarban, in molti altri Sunderban; all’una e all’altra versione c’è poi chi mette la -s finale, generando quattro possibili esiti (Sundarban, Sundarbans, Sunderban, Sunderbans). Ognuno di questi esiti viene poi trattato da alcuni come maschile (per esempio, “i Sundarban”) e da altri come femminile (“le Sundarban”), il che genera otto diverse possibilità. La stessa oscillazione si ha poi per il singolare e per il plurale (“il Sundarban” / “i Sundarban”, eccetera), e con questo siamo a sedici diverse possibilità. Nel 2008 un collaboratore di Wikipedia oggi non più attivo ha fatto una ricerca su Google delle forme con -s finale, dividendole tra maschili e femminili, singolari e plurali e notando che tra le quattro combinazioni possibili le due più comuni risultavano, esattamente a pari merito, “il Sundarbans” e “le Sundarbans”. La parola peraltro è tanto rara che nessuna delle sue varianti compare nel CORIS.
 
A complicare il quadro, le varianti basate sulle coppie <a> ed <a>, <-s> o non <-s>, maschile e femminile, non sono le uniche: esistono anche grafie oggi meno usate, ma importanti dal punto di vista storico. Per esempio, probabilmente ancora oggi la maggior parte dei lettori italiani (come ricorda anche Amitav Ghosh appunto nell’Isola dei fucili) conosce le Sundarban attraverso i Misteri della jungla nera di Salgàri. Un libro che non descrive nemmeno alla lontana qualcosa che somiglia alle vere Sundarban, ma che ha diffuso il nome – facendolo però nella forma (femminile) Sunderbunds. Per quanto riguarda le opere di riferimento, l’Enciclopedia Treccani su carta presenta solo “Sundarbans”; in linea si trova inoltre “Sundarbans” nella voce di Elio Migliorini per l’Enciclopedia italiana del 1936, in cui si dice anche che la pronuncia è “Sanderbans”. In nessuno dei due casi si dice se il nome è maschile o femminile, singolare o plurale. Wikipedia in lingua italiana presenta “le Sundarbans”.
 
In questa oscillazione mi sembra utile ritornare alla lingua di partenza. Le Sundarban sono divise tra India e Bangladesh; in India, lo stato che le ospita è il Bengala occidentale, dove in tutta la zona di interesse si parla lingua bengali, o bengalese. In bengali, oggi, il nome delle Sundarban è scritto সুন্দরবন, che nella trascrizione normale in alfabeto latino è “Sundarban” (su Google traduttore vedo che viene proposta una traslitterazione “Sundarabana”, ma in realtà in bengali le consonanti senza diacritico per le vocali, come র e ন, implicherebbero sì una <a>, ma non quando si trovano in nesso consonantico, come nel primo caso, o in finale di parola, come nel secondo). Tuttavia, l’ortografia del bengali oggi non ha un rapporto molto stretto tra fonemi e grafemi proprio in un punto fondamentale: la rappresentazione delle vocali /a/, /o/ e /ɔ/. Per quanto segue, faccio riferimento alle informazioni sintetiche del Corso di lingua bengali di Mario Prayer, Neeman Sobhan e Carola Lorea, Milano, Hoepli, 2012, in cui si spiega che del bengali esiste la cosiddetta “traslitterazione scientifica”, inventata nel Novecento da Siniti Kumar Chatterji, che prevede nel caso della a implicita dell’ortografia bengali la trascrizione <a>. Tuttavia, oggi la pronuncia corrispondente è in realtà /o/ oppure /ɔ/ (p. 4). La pronuncia effettiva del nome è quindi /'ʃundorbon/, come mi dice chi sa il bengali, e in ortografia italiana questa sequenza si può trasporre come Sciundorbon, in cui entrambe le o sono chiuse. Non ha invece nessuna particolare legittimità una grafia con <e> (Sunderban o simili) che risulta inoltre di uso relativamente ridotto in italiano – e può quindi essere scartata senza problemi dal resto della discussione.
 
Nella pratica, quindi, che fare? A me piacerebbe molto usare la forma più vicina alla lingua originale, ma le possibilità che una grafia Sciundorbon si imponga o anche solo si diffonda mi sembrano ben scarse; un grave problema aggiuntivo è che il lettore troverebbe molto difficile capire che quando si parla di Sciundorbon si fa riferimento a ciò che una leggera maggioranza dei testi chiama Sundarbans. Una maggioranza? I dati lessicali quantitativi su Google vanno sempre presi con beneficio d’inventario, ma oggi, 4 febbraio 2020, i risultati sono questi (la ricerca con preposizione articolata è utile per eliminare i casi di sovrapposizione con il francese):
 
  • delle Sundarban: 143 
  • nelle Sundarban: 433 
  • dei Sundarban: 119 
  • nei Sundarban: 86 
  • Totale senza -s: 781
  • delle Sundarbans: 2.120 
  • nelle Sundarbans: 306 
  • dei Sundarbans: 259 
  • nei Sundarbans: 463 
  • Totale con -s: 3.148
 
Se dovessi consigliare la forma da usare in un’opera di consultazione, sulla base delle poche fonti autorevoli (= Treccani) e dell’uso, non potrei quindi far altro che consigliare “le Sundarbans”, visto che la forma con -s che nelle sue varianti è quattro volte più diffusa dell’alternativa. Però, personalmente, non mi piace per niente quella -s, che non ha nessun rapporto con la lingua originale e, apparentemente, è presente solo perché la parola si è diffusa in Italia attraverso la mediazione dell’inglese.
 
Confortato anche dalle traduzioni dei libri di Amitav Ghosh, ho deciso quindi di optare per Sundarban, che rispetta le traslitterazioni tradizionali del bengalese e si avvicina alla forma originale senza compromettere la comprensibilità. Questa è soprattutto una scelta ideologica (= avvicinarsi alla forma locale, saltando la mediazione dell’inglese), ma in un campo in cui le differenze d’uso non sono troppo marcate mi fa piacere farla, per una volta. Per raccontare del mio viaggio scriverò quindi sempre Sundarban, al femminile plurale. E chissà che questa soluzione non vinca… anche perché nei prossimi anni, nel bene e nel male, credo che dovremo parlare delle Sundarban assai più spesso di quanto non avvenga oggi.
 

giovedì 30 gennaio 2020

Due recensioni a Lingue e intelligenza artificiale

  
Copertina di Lingue e intelligenza artificiale
Negli ultimi mesi sono uscite, su riviste specializzate, due recensioni del mio libro Lingue e intelligenza artificiale. In entrambi i casi si tratta di presentazioni molto articolate, che dedicano ampio spazio a riassumere i contenuti del libro. Ringrazio moltissimo entrambi gli autori per queste manifestazioni di interesse!
 
La prima recensione, di Simona Turbanti, è dedicata per intero al libro ed è stata pubblicata nei “Nuovi annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari”, 32, 2018, pp. 301-305. In chiusura, Lingue e intelligenza artificiale viene giudicato “una lettura stimolante anche per i non specialisti addentrandosi, con fare agile, in una serie di temi assai complessi ma i cui effetti pratici sono facilmente constatabili da ognuno di noi nella vita quotidiana” (p. 305).
 
 La seconda, di Riccardo Gualdo, è in effetti parte di una “segnalazione” collettiva di tre libri che trattano questioni a cavallo tra scienze umane e informatica. La segnalazione è stata pubblicata su “Lingue e culture dei media”, 3, 1/2, pp. 180-188, e gli altri due libri presi in esame sono L’impronta digitale di Lorenzo Tomasin e L’età della frammentazione di Gino Roncaglia. In questo contesto di altissimo profilo, è per me molto impegnativo leggere che a giudizio dell’autore
 
Sul piano della conoscenza, la bussola di Tavosanis è forse la lettura più utile, perché deriva da dirette sperimentazioni dell’autore, il quale non spiega come” funzionano i programmi che descrive, ma ci dice “che cosa” sono in grado di fare e prova a immaginare quali effetti possano produrre sulla conoscenza e l’uso della lingua (p. 180).
 
Ancora più lusinghiera è una considerazione riassuntiva (e che, per quanto riguarda l’esortazione generale, condivido naturalmente in pieno):
 
Consiglierei senz’altro la lettura di manuali come quello di Tavosanis ai futuri docenti di italiano; se lo Stato saprà cogliere, con adeguati investimenti e una salutare iniezione di docenti più giovani nel sistema scolastico e universitario, l’urgenza di un’“agenda digitale” elaborata con metodo e serietà, forse potremo essere meno pessimisti sul futuro della nostra lingua (p. 182).
 
A prescindere dalla trattazione del mio libro, comunque, le riflessioni d’assieme presentate da Gualdo nella sua “segnalazione” sono ampiamente condivisibili. In particolare, mostrano una notevole attenzione a ciò che accade quando si passa dalla teoria alla pratica, e a “quanta fatica richieda, nella scuola italiana di oggi, sperimentare nella pratica diretta con gli studenti” le idee, anche se brillanti, che emergono da riflessioni più astratte. Questa possibile integrazione tra teoria e pratica è una delle sfide più stimolanti che ci troviamo di fronte oggi; di sicuro, è anche una sfida molto difficile… ma sono sicuro che i bravi docenti riusciranno a vincerla.
 

martedì 28 gennaio 2020

A Basilea

   
La Spalentor a Basilea
Negli ultimi due mesi non sono riuscito ad aggiornare il blog. Troppe attività, e troppo di corsa, anche nel periodo delle vacanze di fine anno… Riprendo adesso, raccontando a ritroso le ultime cose fatte.
 
La settimana scorsa, per esempio, ho avuto la fortuna di partecipare a un evento interessantissimo. Su invito di Angela Ferrari e Filippo Pecoraro, sono andato all’Università di Basilea per contribuire al convegno su Accordi e disaccordi in rete: aspetti linguistici, comunicativi e psicosociali (23 e 24 gennaio 2020). All’evento hanno partecipato molte delle persone che si occupano di comunicazione digitale in Italia: oltre agli organizzatori hanno parlato Elena Pistolesi, Giuliana Fiorentino, Fabio Rossi, Vera Gheno, Massimo Palermo, Letizia Lala, Benedetta Rosi, Raffaella Setti e Stefania Iannizzotto.
 
L’organizzazione è stata perfetta. Soprattutto, poi, il formato dell’incontro (relazioni a invito su un tema ben definito) ha facilitato molto lo scambio di idee. I diversi interventi si sono, credo, rinforzati a vicenda; il quadro teorico di riferimento è diventato senz’altro condiviso – anzi, potrebbe essere utile fare un passo avanti, e formalizzarlo ulteriormente – e gli esempi presentati hanno illustrato una gran varietà di situazioni ed eventi, da Facebook ai profili social dell’Accademia della Crusca, dalle recensioni online ai blog culturali.
 
Lato mio, mi sono occupato della Gestione delle discussioni su Wikipedia in lingua italiana. Ho fornito un po’ di dati di statistica linguistica e di analisi della conversazione, ma buona parte dell’intervento è stata dedicata all’illustrazione dei criteri espliciti e delle pratiche di Wikipedia. Cosa inevitabile, perché ci sono molti tratti che distinguono Wikipedia da altri contesti. Su Wikipedia infatti le discussioni dovrebbero essere finalizzate a un obiettivo pratico preciso, cioè la realizzazione di un’enciclopedia, e sono molto formalizzate. Inoltre, le discussioni dovrebbero essere finalizzate al raggiungimento del consenso, evitando quanto più possibile il ricorso a votazioni nel caso di disaccordo.
 
La presentazione di Basilea rientra in una più ampia serie di interventi in cui ho parlato e parlerò di Wikipedia in lingua italiana. L’anno scorso è uscita una descrizione dei Laboratori di scrittura che ho tenuto negli ultimi anni; a ottobre al convegno ILPE a Messina ho tenuto una presentazione sull’ideologia linguistica di Wikipedia e il mese prossimo spero di partecipare al convegno ASLI Scuola a Roma parlando della parafrasi delle fonti all’interno delle voci di enciclopedia. Insomma, tante occasioni per parlare di uno dei siti che ritengo più importanti del web italiano, e al tempo stesso uno dei più sottovalutati dal punto di vista della ricerca e della didattica.
 

martedì 3 dicembre 2019

Speciale su Macchina, mente e lingua: i volti dell'intelligenza artificiale

  
 
Immagine dal film Her di Spike Jonze: Joaquim Phoenix
Sul sito Treccani è stato pubblicato ieri uno Speciale dedicato a Macchina, mente e lingua: i volti dell'intelligenza artificiale. Io mi sono occupato di una parte dell’attività di coordinamento, e devo dire non è stato facile trovare persone in grado di scrivere con competenza su questo tema! Per questo, vanno ringraziati in modo ancora più sentito del solito gli autori che hanno aderito all’iniziativa… e Silverio Novelli in Treccani, per la pazienza.
 
Lo Speciale è composto:
 
 
Nell’assieme, mi sembra un invito interessante a intensificare la conversazione su un argomento di grande interesse per i linguisti – e non solo.
 
Creative Commons License
Blog di Mirko Tavosanis by http://linguaggiodelweb.blogspot.com is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia License.