venerdì 14 dicembre 2012

Shanghai


A Shanghai, attorno all’appuntamento all’Istituto Italiano di Cultura sono riuscito a piazzare un programma di visite niente male. Innanzitutto, la sera dell’arrivo, cena al sofisticato 100th Century Restaurant, al novantunesimo piano di uno del grattacielo (per ora) più alto della città. Devo ammettere che la vista dalle finestre non era male:
 

Prezzo della cena: una trentina di euro, che nell’Italia del nord oggi probabilmente se ne vanno per pizza, birra e dessert in qualche scalcinato ristorante fuori mano. Ma in generale, la zona di grattacieli di Pudong è abbastanza impressionante:

Pudong
 
Due giorni dopo, da grande appassionato di treni ho speso un’altra decina di euro per fare il viaggio di andata e ritorno sul maglev per l’aeroporto. In effetti, andare a 430 km/h su un treno a levitazione magnetica non è male! Un altro pezzetto di futuro che è già qui.
 

E per completare l’esperienza, una visita alla casa natale di James G. Ballard, oggi pretenzioso ristorante:
 

Tanto pretenzioso che per pranzare davvero sono andato un paio di porte più in là, in un posto cinese in cui ti portano l’acqua bollente in una caldaia di rame, e i clienti cuociono direttamente lì dentro quello che hanno ordinato (prezzo, stavolta, € 6):
 

Più, alla fine, controllo passaporti in stazione e imbarco sul treno notturno per Hong Kong. Che, anche se “Hard sleeper”, si rivelerà in realtà comodissimo. Siamo alle ultime battute della mia trasferta…
 

giovedì 13 dicembre 2012

I Dodici Classici in pietra


Tra l’uno e l’altro Istituto Italiano di Cultura, tra Pechino e Shanghai, ho fatto anche una deviazione turistica a Xi’an. Città che è famosa nel mondo perché a due passi c’è l’Esercito di terracotta, che naturalmente sono andato anch’io a vedere:
 
Esercito di terracotta, pozzo 1

Però a Xi’an avevo anche un obiettivo diverso: di nuovo un Tempio di Confucio, come quello di Pechino, ma stavolta uno che è stato ribattezzato col nome, pomposo eppure adeguato, di “Foresta di stele”. Il tempio ospita infatti una grande raccolta di iscrizioni tra cui è particolarmente famosa la Stele nestoriana, testimonianza della diffusione del Cristianesimo in Cina nell’alto Medioevo.
 
A me, nella raccolta del museo, interessava invece soprattutto un monumento meno spettacolare, ma di notevole estensione: i Dodici Classici confuciani in pietra. Vale a dire, una raccolta di tavole che l’imperatore Wenzong fece incidere nell’837 per conservare una versione di riferimento delle opere confuciane canoniche, per un totale, leggo, di 650.000 caratteri. La raccolta di Xi’an oggi rappresenta, se ho ben capito, la più antica trascrizione su pietra di queste opere arrivata fino a noi – altre più antiche sopravvivono solo in frammenti, mentre altre edizioni complete sono più tarde (come quella di epoca manciù, che purtroppo non ho potuto vedere, ospitata appunto nel Tempio di Confucio a Pechino).

Una sezione dei Classici

Un terremoto ha provocato la distruzione di qualche tavola nel Cinquecento, ma le parti danneggiate furono ricreate già all’epoca da uno dei calligrafi più famosi del periodo Ming. Nell’assieme, una testimonianza incredibile di un modo di gestire i problemi di corruzione dei testi che non ha avuto uguali in Occidente, e che tra l’altro permette la duplicazione su fogli di carta attraverso il semplice strofinamento!
 
Nella Foresta di Stele, queste tavole sono ospitate in modo ordinato ma anonimo all’interno di uno dei grandi padiglioni del Tempio, sotto lastre di vetro. Io ho passato una mattinata intera a camminare lì in mezzo e a guardare tavole che per me, ahimè, sono illeggibili come testo, ma in compenso sono piene di caratteri familiari, visto che questo aspetto della scrittura cinese è cambiato ben poco negli ultimi millenni:
 
Autoritratto con caratteri

A seguire: due passi per le strade di Xi’an. Città il cui centro è ancora circondato dalle mura di epoca Ming, anche se poi l’interno è stato trasformato dalla solita colata di cemento e, oggi, da uno strato superficiale di boutique e caffè. Xi’an però ha più vita e più carattere, direi, di molte altre città cinesi:

Per strada a Xi'an

Ha anche un sorprendente quartiere islamico, con una Grande Moschea in stile cinese:
 
La Grande Moschea di Xi'an

… e poi, di nuovo in treno. In direzione del mare, questa volta, e di Shanghai.
 

mercoledì 12 dicembre 2012

Watkins, The young & the digital


Due settimane fa ho parlato di Hanging out, messing around, and geeking out come di un’importante ricerca sul modo in cui i giovani americani usano davvero i mezzi di comunicazione elettronica. Un libro recente di S. Craig Watkins, The young & the digital: what the migration to social-network sites, games, and anytime, anywhere media means for our future (Boston, Beacon Press, 2009, pp. xxi + 249, ISBN 978-0-8070-6193-0, preso alla solita Pao Yue-Kong Library) non arriva allo stesso livello, ma forse proprio per questo è in grado di fornire un’immagine ragionevole di ciò che le persone competenti oggi sanno sull’argomento.
 
Yes, it is true that the social Web has become a place where young people spend a great deal of their leisure time. Even so, the social Web has not become a substitute for face-to-face interactions. Our findings are consistent with those of other researchers: young people use the Web as a tool to engage and maintain real-world friendships and connections. In other words, use of the Web is a way to fortify rather than forfeit their off-line relationships (p. 60).
 
Anche su molte altre cose non si va poi oltre il buon senso. Proprio per questo, però, è interessante notare ciò che qui non si dice a proposito di uno dei punti più vistosi nella vita dei giovani, cioè il rapporto tra nuove tecnologie e didattica. Il punto è che, semplicemente, non si parla di questo rapporto (se non in pamphlet del tutto scollegati dalla realtà) perché è marginale.

Certo, le nuove tecnologie influenzano in qualche punto la vita scolastica. Per esempio, permettono agli studenti di scambiarsi più facilmente osservazioni sui compiti; oppure creano situazioni in cui i genitori, che vogliono che i figli abbiano il telefono anche a scuola, si oppongono agli insegnanti, che si oppongono (pp. 177-180 in particolare). Ma tutto ciò mi sembra rappresenti in sostanza solo episodi di contorno, se non proprio folklore. L’apprendimento di molte discipline, dalla letteratura alla matematica, rimane fuori dal discorso di Watkins perché, banalmente, non è influenzato dal fatto che gli studenti siano in continuo contatto tra di loro o no. Si ha un bell’usare iPhone e sistemi di messaggeria istantanea: la scomposizione dei polinomi o si impara rimuginando su un testo scritto e su qualche esempio o non si impara, e l’unica differenza è che i suggerimenti dei compagni adesso sono più facili da ottenere. Che questo produca effetti significativi, però, mi sembra difficile da dimostrare!
 
Non sorprendentemente, Watkins insiste poi in diversi punti sui rischi del multitasking e della perdita di attenzione. Qui c’è una base solida per i discorsi (cioè, gli innumerevoli studi che hanno mostrato – cosa sorprendente! – che, quando si cerca di fare più di una cosa allo stesso tempo, la qualità del lavoro cala). Però, anche in questo caso, essendo l’apprendimento delle “materie scolastiche” il risultato di meccanismi mentali e sociali molto complessi, sembra difficile dimostrare alcunché. I risultati dei test PISA, per esempio, non mostrano grande correlazione tra calo o crescita delle competenze e diffusione dei nuovi media.
 

martedì 11 dicembre 2012

Ritorno a Pechino


Nel viaggio della scorsa settimana, la prima tappa è stata Guangzhou. Cioè la vecchia Canton, dove speravo di fare un giro in centro e vedere magari gli scavi del mausoleo del regno di Yue… e invece mi sono ritrovato a girellare tutto il tempo sull’isola di Shamian, ex sede delle concessioni francesi e inglesi. In pratica, un pezzetto di Lungosenna parigino trapiantato sul Fiume delle Perle e pieno di cosplayer (!) e di turisti cinesi che si fotografano davanti a una vera folla di statue moderne che rappresentano vari momenti di storia della città. Per esempio, un gruppo famoso mostra l’evoluzione della donna cinese, culminante negli hot pants e nell’uso del cellulare, ma anche questa non è male…
 
Statua a Shamian

E poi notte, per una volta tanto da solo, in uno scompartimento di lusso. O che perlomeno doveva essere di lusso verso il 1984, e probabilmente trasportava notabili di partito ai congressi… Io ci faccio una splendida dormita, ma il giorno dopo la Cina del nord, fuori dai finestrini, è tutta una parete grigia. Nebbia, nuvole basse, alberi spogli, case dello stesso grigio di cui è fatto il cielo. Ogni tanto c’è una chiazza di arancione: cachi. Oppure una chiazza di rosso: caratteri cinesi sui muri.
 
Il giorno dopo, in compenso, Pechino è avvolta dal gelo ma il sole è smagliante. Ne approfitto per andare, subito prima di un appuntamento di lavoro, a visitare il Tempio del Cielo. Il vento gelido dopo un po’ mi blocca le dita, e non riesco nemmeno più a scattare foto… tempo di trovarsi dei guanti! E di rimettere la sciarpa! Hong Kong è molto lontana, decisamente.
 
Al Tempio del Cielo, al riparo dal vento

Ma l’esperienza culturale più interessante viene il giorno dopo, a fine pomeriggio: quando vado a visitare il Tempio di Confucio. All’interno, subito dopo l’ingresso, sono conservate le lapidi che riportano i nomi dei vincitori degli esami imperiali per l’amministrazione. Migliaia e migliaia, a testimoniare una buona fetta di un meccanismo che, nato quando i barbari avevano appena abbattuto l'Impero Romano, funzionò regolarmente fino al 1904:
Iscrizioni con i nomi dei vincitori degli esami imperiali
 
Al confronto, tutti i nostri test d’ingresso e gli italianissimi “concorsi” sono gli ultimi arrivati. Anzi, il sistema europeo, che in buona parte ha preso forma solo dopo la Rivoluzione Francese, è probabilmente stato plasmato a imitazione del sistema di esami cinese, che come minimo viene spesso citato dai riformatori. Ma su questo sarebbe utile un approfondimento!

D’altra parte, il museo di storia di Hong Kong ha fatto pochi mesi fa un’esposizione sul tema, e ha anche lasciato in linea una mostra virtuale. Ma, ahimè, essendo quest’ultima impostata su “ambienti virtuali” da navigare in 3D, è in pratica inutilizzabile e illeggibile...
 

lunedì 10 dicembre 2012

Fuori dalla censura


Ieri pomeriggio sono ritornato a Hong Kong dal mio viaggio cinese. Splendida esperienza, fatta ovviamente tutta in treno: Canton, Pechino, Xi’an, Shanghai. Però…
 
... però la prima cosa che ho fatto al rientro è stata ricollegarmi con il mondo. Stare in Cina vuol dire vivere in un mondo drasticamente limitato dalla censura su Internet. Niente Facebook. Niente accesso a questo blog (i blog sono evidentemente pericolosi...). Accesso limitatissimo a Google: mi è toccato usare Bing come motore di ricerca, e non aggiungo altro. Ah, e niente accesso al mio amato New York Times, perché qualche settimana fa ha pubblicato un servizio sugli affari della famiglia di Wen Jiabao, e da allora è bloccato.
 
Sì, sono disponibili alcuni sistemi per aggirare quello che in inglese, con un giochino di parole, si chiama il Great Firewall of China. Però ci vuole, a quel che ho visto, tempo e pazienza – e non ho avuto la preveggenza di pensarci prima. E poi non funzionano sempre…
 
Bene, adesso sono di nuovo nella libera Hong Kong. D’accordo, anche qui c’è qualche rigirìo sospetto in più, rispetto all’Italia, e i filtri bloccano per esempio diversi siti porno e assimilabili, ma non sfiorano certo i miei strumenti normali di lavoro, informazione e comunicazione. E per prima cosa, al rientro mi sono quindi fatto una bella girata generale di aggiornamento. Un po’ scottato da questa esperienza di censura: certo, nulla che non sia ben noto, ma un conto è sentirne parlare, un conto provarla direttamente sulla pelle.
 
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