martedì 15 dicembre 2009

Pistolesi, Meccanismi interazionali...

La bibliografia sui forum italiani è molto molto ridotta. Ancora più ridotta di quella su altri tipi di testi in rete, anche se i forum sono forse - Facebook a parte - il genere testuale web in cui gli italiani scrivono di più. E questo in generale: prima ancora di arrivare alla bibliografia dedicata agli aspetti puramente linguistici.

Per questo motivo segnalo con particolare piacere Meccanismi interazionali di intensità nel forum di Repubblica.it sull'immigrazione, uscito nel 2009 negli atti del convegno Fenomeni di intensità nell'italiano parlato, a cura di Barbara Gili Fivela e Carla Bazzanella (Firenze, Cesati; il contributo è alle pp. 126-147). Il forum preso in esame è stato aperto per due giorni, il 7 e l'8 maggio del 2007, e ha totalizzato 1266 messaggi. Il contributo, per buona parte, fornisce dati numerici sui messaggi; ma la sezione più interessante è forse quella sull'uso del purtroppo come frequentissimo avverbio frasale (pp. 133-137). Buono spunto per analisi su altri tipi di forum.

giovedì 10 dicembre 2009

Olson, The world on paper

This work was published in 1994 and it seems to close a long series of studies about orality and literacy flowing from the Toronto School. It is an interesting, but the author seems now and then distracted by his own theses.

Just to be more specific: Olson claims that writing systems "provide a model for language and thought" (p. 68) and that "writing far from transcribing speech tends to provide a model for that speech" (p. 78). This is of course true, on many levels (I have seen for myself how difficult it is tro persuade Italian students that in the standard pronounciation of words like sciame there is no i... they "hear" it). However, on the whole, this is also a pretty marginal fact. Writing does not necessarily entail clear models for language, and much less for thought. Conversely, perhaps you don't need writing in order to study facts of language: it is not certain that even Pāṇini , i. e. the founding father of linguistics, was living in a literate society. The Devanagari alphabet and the Hangul of Korea were clearly planned after a careful study of the sounds of the relevant languages, while in the Greek case we have only a partial planning. And so on.

domenica 6 dicembre 2009

Groensteen, Système de la bande dessinée

L'esame per il corso di cinese è andato bene - anche se, sospetto, con un margine non larghissimo! Comunque, in attesa di ritentare con Cinese 2, è arrivato il momento di riprendere in mano un po' di vecchi libri. Uno di questi è il Système de la bande dessinée di Thierry Groensteen.

Devo dire che, da buon linguista, ho un po' di diffidenza verso gli studi semiologici: spesso si trasformano in sequenze di osservazioni discutibili e poco documentate, o in tentativi di spaccare il capello in quattro perdendo rapidamente contatto con la realtà. Niente di tutto questo, per fortuna, si ritrova nel lavoro di Groensteen, che è incredibilmente intelligente e ragionevole.

Descrivere il modo in cui funziona il fumetto è senz'altro difficile. Groensteen fa il suo lavoro in modo splendido, andando a esaminare, per esempio, i diversi modi in cui possono essere usati gli spazi bianchi tra le vignette, o l'importanza delle sequenze di vignette nella lettura. Giusto per dare un'idea dei contenuti, al ruolo della vignetta (cadre) nel sistema del fumetto sono dedicate venticinque pagine che descrivono sei diverse funzioni: di clôture, séparatrice, rythmique, structurante, expressive e lecturale. La prima di queste, continuando nell'esempio, riguarda la chiusura del disegno e l'assegnazione a esso di una forma specifica - tratto che, per inciso, distingue radicalmente l'immagine del fumetto da quella del cinema (a forma fissa). E così via, con una buona alternanza di classificazioni teoriche ed esempi pratici.

L'aspetto più propriamente linguistico è trattato solo di sfuggita, ma va bene così: quella è area di competenza dei linguisti, appunto, più che dei semiologi... Però all'interazione tra testo e immagine Groensteen dedica alcune pagine ben fatte (150-167), in cui si discute del modo in cui le parole nel fumetto servono, per esempio, a influenzare il tempo di lettura, facendo indugiare il lettore su vignette che altrimenti sarebbero superate in un istante (funzione rythmique, p. 157). In un mezzo di comunicazione che intreccia immagini e parole scritte si creano infatti innumerevoli interazioni di livello che sono inconcepibili nella narrativa tradizionale.

Insomma, il libro non è solo interessante di per sé. Dal punto di vista operativo è anche un oggetto molto comodo per i linguisti: permette di dire "per le implicazioni generali di questo meccanismo, si veda quanto dice Groensteen a pagina...", per concentrarsi poi, seriamente, su problemi di lingua.

domenica 29 novembre 2009

Trema, ombra di Confucio

L'esame finale per il corso di cinese incombe. Inoltre, visto che domani e dopodomani sarò al seminario di Bologna su Italiano e sistema Italia, ho dovuto preparare per oggi l'autopresentazione finale. Sudando alla tastiera ho messo assieme quattro righe, ancora da correggere ma senz'altro molto profonde:

我 叫 米可, 姓 Tavosanis.

我 是 意大利人. 我 四十 一 岁了.

我是 Pisa 的大学 意大利 语 老师. 我 学 网 的 语.

我 喜欢 学 汉语 和 中文.


Il Parnaso della prosa cinese può far posto per un nuovo ospite, accanto al Sogno della camera rossa e Ai margini dell'acqua. Cioè, ammesso che mi riesca di passare l'esame, naturalmente...

martedì 24 novembre 2009

Disegnare il cinese

Dicevo in un post precedente che disegnare su schermo è un'attività abbastanza marginale, oggi. Con un'eccezione interessante: il disegno dei caratteri cinesi. In qualità di studente di cinese alle primissime armi, ho trovato questa funzione molto utile.

Giusto per dare un po' di contesto: i sistemi operativi moderni, per esempio Windows Vista (quello che sto usando adesso per scrivere), permettono di inserire nel testo caratteri cinesi in diversi modi. Uno di questi consiste nello scrivere da tastiera la trascrizione pinyin, che viene immediatamente convertita nei caratteri corrispondenti, riducendo il numero di alternative man mano che si va avanti nella scrittura della parola. Per esempio, per scrivere il classico 吗, ma (particella interrogativa in fine frase), vado sulla barra della lingua di Vista, al posto di IT seleziono CH e incomincio a scrivere: prima una m, e compare una lista di possibili caratteri; poi una a, e compare una lista più mirata, con all'inizio 吗 (e, più in basso, altri possibili caratteri, tra cui per esempio 马 per mǎ).

In questo modo è molto facile inserire una parola di cui si sa la trascrizione in pinyin, e non c'è neanche il problema di ricordarsi i segni diacritici per i toni: xue viene immediatamente mostrato come 学, aihao come 爱好, e così via (gli esempi sono tutti in caratteri semplificati, secondo lo standard della Repubblica Popolare, che è quello che sto studiando adesso). In alcuni casi, però, il numero delle possibilità è molto alto - visto che il cinese ha tantissimi omografi.

In questi casi si rivelano utili le funzioni di disegno. Su Vista c'è la possibilità di disegnare caratteri con il mouse. Con l'iPhone si disegna con il dito sul touchscreen, dopodiché si seleziona il carattere desiderato tra quelli che sono apparsi sulla destra dello schermo. Con un minimo di pratica, ci vuole in media più o meno lo stesso tempo necessario a scrivere usando l'alfabeto latino.
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