giovedì 3 settembre 2015

Corso su scritto e parlato


 
Per il prossimo anno accademico (2015-2016) ho deciso di dedicare il primo modulo di uno dei miei corsi al tema La variazione linguistica tra scritto e parlato. 
 
La definizione potrebbe suonare goffa: in fin dei conti, per descrivere questo tipo di variazione linguistica si usa spesso, almeno in Italia, l’etichetta di “variazione diamesica”. Questa etichetta mi sembra però, tutto sommato, non molto adatta e sento molto il bisogno di chiarirmi le idee in proposito… una serie di pubblicazioni recenti mi incoraggia in questa direzione.
 
Il modulo presenterà il rapporto tra scritto e parlato partendo dal caso molto specifico dell’italiano. Tuttavia, spero di potermi allargare spesso a questioni più generali! Nonché di presentare contemporaneamente sia, secondo una tradizionale descrizione linguistica, le caratteristiche che distinguono scritto e parlato, sia, in modo più originale, le attività che oggi vengono svolte attraverso il parlato oppure attraverso lo scritto. Il che oggi porta anche a occuparsi dei dispositivi elettronici per la dettatura, ai lavori svolti attraverso Siri e Cortana e così via.
 
In passato mi sono già occupato di argomenti simili in diversi post su questo blog, tra cui: 
 Nelle prossime settimane conto di pubblicare qui diversi altri post dedicati alla questione. L’etichetta generale sarà “Scritto e parlato”.
 
Il corso fa parte della Laurea magistrale in Informatica umanistica dell’Università di Pisa. Le lezioni dovrebbero partire nell’ultima settimana di settembre.
 

martedì 1 settembre 2015

Baron, Words onscreen


 
Naomi Baron, Words onscreen
Il nuovo libro di Naomi Baron mi è piaciuto molto.
 
Più di sei anni fa avevo presentato sinteticamente un precedente libro della stessa autrice, Always On, che si occupava anche di questioni linguistiche. In questo nuovo testo la linguistica è assente. Words onscreen si occupa invece, in un certo senso, di antropologia della lettura. Dico “in un certo senso” perché il quadro d’assieme non è molto definito e tratta infinite questioni diverse. Ci sono però ottime ragioni perché sia così.
 
Nel mondo contemporaneo, infatti, la “lettura” si presenta in forme molto variate e viene portata avanti dai lettori in modi molto variati. Un conto è leggere per studiare, un conto leggere per passare il tempo, e così via. L’uso di molte angolazioni è quindi l’unico modo possibile per dare conto di questa realtà.
 
Ciò significa anche creare un libro composto di innumerevoli microcapitoli, poco collegati gli uni agli altri e spesso di taglio quasi giornalistico. Dalle questioni sulle aliquote IVA applicate agli e-book in Europa alla preferenza giapponese per i fax, dal problema di leggere poesie su schermo fino ai sistemi per riprodurre l’odore di biblioteca, si salta continuamente da un argomento all’altro. Il che, se vogliamo, è anche paradossale, visto che uno dei fili conduttori del lavoro di Naomi Baron è proprio l’importanza dei testi che richiedono una lettura approfondita e meditata.
 
Al di sotto delle sfaccettature ci sono peraltro proprio questi fili conduttori – anche se non arrivano mai (cosa comprensibile, visto quanto detto sopra) a comporre un quadro molto coerente. Il principale di tutti è il tema della persistente importanza della lettura su carta. Dopo tanti discorsi sui nativi digitali, infatti, ciò che si vede è che anche le generazioni più recenti trovano più pratico e funzionale usare la carta per molti tipi di lettura, il che fa pensare fortemente che no, non sia questione di abitudini: per certi tipi di compito la carta è proprio uno strumento migliore. Words onscreen fornisce da questo punto di vista la sintesi più completa e aggiornata dei molti studi recenti che documentano questo non imprevedibile stato di cose.
 
Altro paradosso: ho letto questo libro su Kindle e ho la nettissima sensazione che, proprio come previsto dall’autrice, sia molto difficile superare i limiti dell’interfaccia elettronica per rendermi ben conto del quadro d’assieme. Potessi scorrerlo su carta, forse troverei più facile rimettere insieme le sfaccettature e rendermi conto del discorso di base.
 
Detto questo, visto che ci sono fortissime spinte a sostituire la carta con lo schermo, forse si può saltare subito al discorso finale:
 
The real question is whether the affordances of reading onscreen lead us to a new normal. One in which length and complexity and annotation and memory and rereading and especially concentration are proving more challenging than when reading in hardcopy. One in which we are willing to say that if the new technology doesn’t encourage these approaches to reading, maybe these approaches aren’t so valuable after all (p. 235).
 
Naomi Baron, senza assolutamente opporsi all’uso ragionevole degli strumenti di comunicazione elettronici, ovviamente non concorda con questa risposta. Altrettanto ovviamente, non concordo neanch’io. Lavorare sui testi in modo approfondito è in molte situazioni preferibile al saltellare da una frase all’altra. La nostra società dovrebbe quindi essere capace di fare un esercizio non troppo difficile: saper scegliere, caso per caso, gli strumenti migliori per portare a termine un lavoro, senza farsi sviare dall’ideologia del “tutto digitale”. Del resto, come mostrano molte delle indagini su studenti richiamate nel corso del libro, questo è ciò che i singoli fanno senza troppi problemi in innumerevoli occasioni.
 
Naomi Baron, Words onscreen: the fate of reading in a digital world, Oxford, Oxford University Press, 2014, letto in versione Kindle, pp. dichiarate 321, € 12,88, ASIN B00QH3MDUE, ISBN della versione di riferimento per i numeri di pagina 0199315760.
 

giovedì 6 agosto 2015

Appuntamento alla Versiliana


Il logo degli Incontri al Caffè della Versiliana
  
 
Oggi pomeriggio, alle 18:30, parteciperò a uno degli Incontri al caffè della Versiliana.
 
Il titolo dell’incontro di oggi è L’ultima notizia. Le nuove frontiere della comunicazione. Conduce David De Filippi, mentre gli altri partecipanti saranno Dario Moccia, noto per i suoi video su YouTube, e Marco Gasperetti, giornalista del “Corriere della Sera”.
 
L’argomento è, come minimo, stimolante e la discussione promette bene. Se qualche lettore di questo blog è nei paraggi… possiamo vederci a Marina di Pietrasanta (LU) presso la Fondazione La Versiliana in viale Morin 16!
 

martedì 4 agosto 2015

Carta, cartella e cartoccio

   
 
Carta, cartella e cartoccio su Fahrenheit
Innegabile: tutto il 2015 è stato pesante. Tanto lavoro amministrativo, poco respiro. Ci sono state diverse soddisfazioni, ma la situazione è insostenibile – e quindi sono impegnato a progettare interventi strutturali!
 
Beh, adesso è agosto e spero di avere un po’ di tempo per chiudere qualche pratica in sospeso.
 
Nel frattempo, un rapido recupero. Il 25 giugno la trasmissione di Radio Rai 3 Fahrenheit mi ha invitato a partecipare a un dibattito sul tema Carta, cartella e cartoccio. Ovvero, il destino della carta nel mondo digitale. L’audio del dibattito è disponibile sul sito Rai – e sono molto contento di come è andato il discorso, anche se il mio cognome è stato sbagliato al momento delle presentazioni (ma ci sono abituato).
 
A chi segue questo blog, le posizioni che ho espresso nel dibattito non risulteranno nuove… e infatti ho cercato soprattutto di rinviare da un lato alla storia della carta in Cina così come raccontata da Tsien Tsuen-Hsuin, e dall’altro al classico studio sul “mito dell’ufficio senza carta” realizzato da Sellen e Harper, ancora valido nonostante l’avvento dei lettori di e-book e dei tablet. Adesso, certo, c’è una serie di novità, e il nuovo libro di Naomi Baron proprio su questo argomento. Spero. Caldamente. Di poterne parlare. Ad agosto.
 

venerdì 29 maggio 2015

Scritture brevi a Macerata


 
Manifesto del convegno Scritture brevi
Oggi mi trovo a Macerata, dove sto partecipando al convegno del mio PRIN SCRIBE - Scritture brevi (28-30 maggio 2015). Una buona parte delle attività può essere seguita su Twitter, grazie a Francesca Chiusaroli, attraverso l’hashtag #scritturebrevi.
 
Nella prima giornata del convegno ho presentato il mio contributo Tipologie di testi brevi prodotti nei contesti di apprendimento guidato L2/LS. In pratica, il problema di come inserire in un corpus dedicato all’analisi linguistica molti lavori scolastici che spesso non sono affatto “testi” nel senso linguistico. Per esempio, alla scuola elementare un “dettato” assomiglia molto a un “tema”, e fornisce molte informazioni sulle competenze linguistiche di un bambino, ma non è un atto comunicativo: è un esercizio meccanico.
 
Non è un problema particolarmente difficile da risolvere, com’è evidente. Però offre lo stesso una serie di spunti interessanti: tra cui il rendersi conto che oggi gli esseri umani producono e consumano “oggetti linguistici” che non sono testi ma hanno il loro ruolo nel mondo della comunicazione.
 
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