lunedì 5 gennaio 2009

Stefano Malatesta, Il napoletano che domò gli afghani


Per Natale ho avuto in regalo da un amico questo libro. Regalo graditissimo, visto che fino a quel momento non avevo mai sentito parlare di Paolo Avitabile, militare borbonico che negli anni Trenta dell'Ottocento finì a fare il generale per i sikh di Ranjit Singh. Gli italiani che all'epoca riuscirono a costruirsi una fortuna in Oriente sono decisamente pochi, e ritrovarne le tracce è sempre interessante.

Il libro in sé, per il resto, ha un valore storico quasi nullo. E' scritto da un giornalista che appartiene evidentemente alla scuola italiana classica: tante chiacchiere e considerazioni da dopocena, fatti pochissimi. Date e bibliografia sono ridotte al minimo. Insomma, sembra di leggere una delle peggiori inchieste di Repubblica, piene di aggettivi e ammiccamenti al lettore ma prive di dati e talmente confuse che dopo un paio di paragrafi non si capisce più nulla. Ho provato a condensare le informazioni su Avitabile ricavate da questo libro in una voce di Wikipedia e sono venute fuori quattro righe... con un po' più di sforzo potrei fare di meglio, ma ne vale la pena?

Penso di no. Il libro sembra basato tutto sulla biografia di Avitabile scritta da Julian James Cotton. Malatesta ne parla come del libro "più inseguito" della sua vita (p. 25), cercato vanamente nelle biblioteche inglesi. Boh! Il libro risulta regolarmente in catalogo nella British Library (due copie), e la sua traduzione italiana si trova in parecchie biblioteche di casa nostra. Se uno dei miei laureandi avesse scritto in una bozza di tesi osservazioni del genere avrei dovuto segnargli tutto in rosso con la penna per architetti.

Comunque, dal mio punto di vista l'interesse massimo sta nel fatto che la biografia di Avitabile sembra ben conosciuta per la sua fase "indiana" ma non per quella "persiana". Sospetto che qui ci sia spazio per un utile lavoro!

2 commenti:

Enrica Garzilli ha detto...

Concordo, il libro avrebbe potuto essere un bel libro ma il risultato è, a mio parere, forse un po' mediocre.

Però la tua recensione impietosa potrebbe stemperarsi se tu considerassi che è un libro giornalistico. Non è storia. E purtroppo non è neanche romanzo.

Anche Gomorra, se ci pensi, non ha dati. Eppure è salutato come *il* libro sulla camorra. Come fosse il più verificabile e preciso testo scientifico!

Grazie sempre per le tue recensioni, brillanti.

Mirko Tavosanis ha detto...

Hai pienamente ragione: su queste cose ho un po' il dente avvelenato io, forse per le polemiche contro gli "accademici"... Ma d'altra parte, se uno prova a leggere, che so, un libro di William Dalrymple, vede la differenza che c'è tra autori abituati a gestire i fatti e le osservazioni di prima mano, e altri che si limitano a rimescolare un po' le parole...

Grazie comunque per i complimenti! Io sono un grande fan anche del tuo blog su Tucci...

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