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lunedì 13 ottobre 2025

Tavosanis, L’italiano sulla via dell’India

 
È appena uscito il mio nuovo libro, L’italiano sulla via dell’India! Pubblicato dal Mulino, è disponibile attraverso il sito dell’editore e sui normali canali di vendita, sia come testo a stampa sia come e-book.
 
L’argomento del libro può sembrare strano: l’uso dell’italiano in Asia nel Seicento, visto in particolare attraverso le testimonianze dei viaggiatori dell’epoca. Dico che può sembrare strano perché (come argomento più in dettaglio appunto nelle sezioni introduttive del libro) mi sembra che in Italia, da un lato, siano ancora diffusi i luoghi comuni sulla scarsa rilevanza internazionale dell’italiano, ora e in passato; e dall’altro, che ci sia un interesse sorprendentemente ridotto nei confronti dell’Asia. A me, invece, sembrano ci siano ottimi motivi per interessarsi tanto della lingua italiana quanto di quella vasta regione del mondo.
 
Sintetizzerò al massimo la tesi del volume: per tutto il Seicento, l’italiano era la lingua europea di gran lunga più nota, usata e insegnata in una vasta area che va dalle coste del Mediterraneo fino a quelle del Golfo Persico (con qualche propaggine fino in India). In termini moderni, si tratta della Siria, dell’Iraq e della Persia, cioè i paesi attraversati dai viaggiatori che per un motivo o per l’altro si recavano in India per via di terra.

La lingua italiana, naturalmente, era usata dai viaggiatori italiani… ma, soprattutto, anche da persone di tutt’altra origine, a cominciare dai mercanti e dai viaggiatori di altri paesi europei, che spesso se ne servivano anche tra di loro, in assenza di italiani. La usavano poi, in particolare, moltissimi mercanti e religiosi armeni, mediatori essenziali tra Asia ed Europa. E a volte, l’uso si collegava a un insegnamento formale e abbastanza stabile. Le testimonianze menzionano in effetti almeno tre scuole in cui nel corso del Seicento l’insegnamento dell’italiano ebbe una certa stabilità, a opera di religiosi francesi: ad Aleppo, a Baghdad e a Isfahan in Persia.
 
Che l’italiano fosse una lingua usata anche in assenza di italiani non è una novità assoluta. Diversi studi recenti hanno iniziato a chiarire il ruolo dell’italiano come lingua franca lungo le coste del Mediterraneo; il mio contributo si rivolge però all’interno, e a un’area geografica ancora poco esplorata in quest’ottica. Inoltre, le testimonianze dei viaggiatori presentano aspetti dell’uso reale su cui le fonti d’informazione più impiegate, cioè i documenti d’archivio, per quanto rilevanti, non possono dire molto.
 
Alle questioni generali si affianca poi la presentazione di una serie di viaggiatori, ognuno con le proprie particolarità e idiosincrasie, da prendere in esame per valutare le testimonianze. Lato italiano, si tratta di nobiluomini come Pietro Della Valle o Ambrogio Bembo, di religiosi come Giuseppe Sebastiani o Antonio Murchio, e di personaggi di minor rilievo sociale come Angelo Legrenzi e Niccolò Manucci. Ma anche lato francese, come vedrà il lettore, non mancano personaggi interessanti.
 
I casi raccontati sono di tipo assai diverso. Si va dalle prediche durante la messa (in Terrasanta e a Isfahan) fino alle battute durante ai banchetti, e dalle lezioni di italiano nel deserto alle presentazioni trionfali in India. Il quadro che ne emerge mi sembra però molto coerente: quello di una lingua che nel Seicento godeva di elevatissimo prestigio e uso comune presso alcune nazionalità. Per il resto, saranno i lettori a fornire il giudizio…
 
Mirko Tavosanis, L’italiano sulla via dell’India, Bologna, il Mulino, 2025 pp. 224, ISBN 978-88-15-39320-3, € 22 (a stampa) ed € 14,99 (e-book).
 

mercoledì 24 luglio 2024

Tavosanis, L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle

 
Il mio prossimo libro sarà dedicato a un tema su cui lavoro da tempo, ma di cui ancora non avevo parlato su questo blog: l’uso dell’italiano in Asia nel Seicento, in particolare nell’area degli attuali Iraq e Iran, fino in India. Un uso assai più rilevante di quel che si immagina di solito, e che mi dà molta soddisfazione riportare alla luce.
 
Un primo contributo in questa direzione è intanto uscito nel corposo volume I testi e le varietà, a cura di Rita Librandi e Rosa Piro. Il volume è interessantissimo di per sé, ma è impossibile riassumere i testi presenti nelle sue quasi 900 pagine. Mi limito quindi a parlare del mio contributo, dedicato a L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle.
 
Visto il tema del volume, il mio contributo è dedicato, più che a mostrare le situazioni dell’impiego dell’italiano, le varietà di lingua coinvolte: italiano letterario, italiano regionale, dialetti italianizzati, italiano di stranieri… La testimonianza di Pietro Della Valle, figura legata a ben altri interessi, non sempre è tanto esplicita quanto si potrebbe desiderare. Ma proprio qui sta la parte forse più divertente del lavoro: nel cercare di strizzare il testo e ricavarne quanto è possibile, distinguendo bene tra ragionevoli certezze e pure speculazioni.
 
Per esempio, nel quadro oggi ricostruibile è ovvio, e spesso dichiarato in modo esplicito, che molti europei non italiani presenti in Asia parlavano italiano. Ma come lo parlavano? Certo, di regola, non a livello di madrelingua. Però in tutte le lettere contenute nei suoi Viaggi, che occupano più di duemila pagine a stampa, Pietro Della Valle offre un’unica testimonianza di questo italiano di stranieri, in una frase in cui menziona il “comporre in prosa rettorichescamente, come dice un Franco che è qui con noi in Ispahan” (discussa a p. 806 del mio contributo).
 
Non entro ulteriormente nel dettaglio dei contenuti, ma dirò solo che sono molto contento di questo primo assaggio. Spero di poter parlare presto anche dei seguiti…
 
Mirko Tavosanis, L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle, in I testi e le varietà, a cura di Rita Librandi e Rosa Piro, Firenze, Cesati, 2024, pp. 898, € 85, ISBN 979-12-5496-143-8, pp. 801-811. Copia ricevuta come autore.
 
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