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giovedì 22 gennaio 2026

Studi sul miglioramento della chiarezza con IA

 
Il volume di cui ho parlato a inizio mese, Amministrazione attiva: semplicità e chiarezza per la comunicazione amministrativa, contiene molti contributi rilevanti dal mio punto di vista. Come dicevo, circa un terzo del libro è occupato da lavori che affrontano il miglioramento della chiarezza condotto attraverso intelligenze artificiali generative. Anche gli altri due terzi sono interessanti, naturalmente! Ma è comprensibile che io mi concentri su ciò che è collegato più direttamente al mio lavoro.
 
Giuliana Fiorentino e Marco Russodivito presentano un lavoro intitolato Umano vs. AI: alcune considerazioni sulla semplificazione manuale a automatica del corpus ItaIst (pp. 53-78). Il lavoro presentato è in un certo senso preliminare alla realizzazione del sistema sempl.it realizzato dallo stesso gruppo di ricerca e pensato per la semplificazione dei testi amministrativi. Con questa finalità è stato innanzitutto realizzato il corpus ItaIst, una cui versione ridotta (8 documenti, per circa 33.000 token) è pubblicamente disponibile. Due esperti umani hanno semplificato i contenuti del corpus, impiegandoci rispettivamente 15 e 23 ore. La stessa operazione è stata poi ripetuta (in pochi minuti) con ChatGPT-4 sulla base di un breve prompt basato sul ruolo (p. 58). Il confronto mostra che, rispetto agli esperti umani, ChatGPT ha seguito criteri piuttosto simili, ma ha rielaborato il testo più in profondità e ha usato frasi in media più brevi (p. 60), applicando in modo creativo molti degli attuali criteri per il miglioramento della chiarezza anche in mancanza di indicazioni specifiche da parte dei ricercatori. Per valutare appieno i risultati occorre però una verifica sulla correttezza dei contenuti generati: gli autori promettono di presentare l’esito di questa verifica in un lavoro ora in stampa (p. 76).
 
Il contributo successivo, SEMPL-IT: un modello di intelligenza per la semplificazione dell’italiano, firmato da Vittorio Ganfi e Marco Russodivito (pp. 79-101), presenta appunto il sistema SEMPL-IT realizzato nel progetto citato nel contributo precedente. In dettaglio, il sistema è basato sul fine-tuning di tre LLM pre-addestrati: mt5-small, umt5-small e GPT2-small-italian (p. 89). Il fine-tuning dei tre modelli è stato condotto sul corpus ItaIst, usando la libreria Transformers su Google Colab (pp. 89-91). Un confronto con alcuni sistemi commerciali ha poi mostrato che i testi semplificati dai tre modelli ottengono risultati grosso modo simili per quanto riguarda alcune metriche automatiche; tuttavia, non sono stati ancora fatti confronti sulla qualità e correttezza dei testi. Questa mancanza di verifica, assieme alla presenza di “riscritture problematiche” in alcuni esempi discussi, rende un po’ ottimistiche le valutazioni degli autori sull’utilizzabilità pratica del prodotto nella forma descritta (p. 96). In ogni caso, il prodotto finito è ora disponibile all’indirizzo https://sempl-it.unimol.it/ats.
 
È dedicato a un argomento piuttosto diverso il contributo su Valutazione di tecniche di prompt engineering per la semplificazione dell’italiano burocratico e professionale firmato da Claudia Gigliotti, Walter Paci, Giovanni Acerboni, Alessandro Panunzi e Maria Roberta Perugini (pp. 119-138). In questo caso, l’analisi è stata svolta secondo modalità un po’ curiose: frasi di testi burocratici e professionali sono state riformulate con diversi prompt (Chain-of-Thought, few-shot, eccetera) e la verifica della comprensione dei testi da parte di utenti reclutati con il crowdsourcing è stata usata come metro per valutare l’efficacia dei prompt. Il risultato è stato che “non emergono differenze statisticamente significative né in termini di accuratezza nelle risposte né nel numero di riletture effettuate” (p. 134). Questo nonostante studi preliminari abbiano suggerito la maggior efficacia di prompt complessi.
 
Preciso per quanto riguarda quest’ultimo punto che le modalità mi sembrano curiose perché la valutazione ricollega direttamente il punteggio finale e il prompt, senza prendere assolutamente in esame il prodotto intermedio: il testo valutato. Può infatti darsi che i prompt ottengano tutti lo stesso esito perché, banalmente, i testi semplificati si assomigliano tutti, indipendentemente dalla modalità con cui sono stati ricavati. Un controllo del genere sembra assai utile e molto semplice da eseguire.
 
In ogni caso, l’irrilevanza delle rielaborazioni sul risultato finale potrebbe avere anche una causa diversa e più strutturale. Per valutatori con un titolo di studio avanzato (qui era richiesto come minimo il diploma: p. 123), testi come quelli che presumibilmente sono stati presi in esame qui sono infatti di regola comprensibili senza troppi problemi. In alcune valutazioni che ho condotto l’anno scorso ho visto non solo che gli studenti universitari a livello di laurea magistrale sembrano comprendere senza problemi sia i testi burocratici originali sia quelli semplificati (il che dovrebbe essere intuitivo), ma sembrano impiegare lo stesso tempo nella lettura, nonostante l’evidente differenza di complessità dei testi (e questo è già più sorprendente). Insomma, occorre ricordare l’italiano burocratico rappresenta un oggetto difficile da gestire per chi ha un livello non alto di conoscenza dell’italiano, ma assai meno per chi è arrivato per esempio alla formazione terziaria dopo studi in lingua italiana!
 
Il contributo successivo, di Anna-Maria De Cesare, è intitolato Per un’amministrazione impegnata e aggiornata: come formulare annunci di lavoro rispettosi della parità di genere con l’intelligenza artificiale generativa? (pp. 139-). Si tratta dunque della descrizione degli esiti di un compito pratico, già toccato in un precedente lavoro della stessa autrice. Qui viene approfondito il caso particolare della generazione degli sdoppiamenti contratti (“esperto/a”). Alla base di questa scelta si trova il fatto che la Cancelleria Federale svizzera ha individuato lo sdoppiamento contratto come “adeguato ad attuare il pari trattamento linguistico tra donna e uomo negli annunci di lavoro” (p. 140), il che già di per sé mostra quanto la consapevolezza su simili questioni sia maggiore in Svizzera rispetto all’Italia. Qui peraltro non vengono forniti i risultati completi del lavoro (l’autrice rimanda a un altro contributo), ma solo l’analisi di alcune riscritture proposte daisistemi. Vale la pena di notare che anche in questo caso un prompt relativamente semplice ha dato risultati migliori rispetto a un prompt più complesso (p. 150).
 
Ritorna sull’intelligenza artificiale un contributo di Teresa Monaco a fine volume: Semplificazione e intelligenza artificiale, quando la macchina “apre” alla fiducia (pp. 355-370). In questo caso, però, le considerazioni sono di tipo generale (e lasciano alcuni dubbi i collegamenti con le questioni linguistiche). 

Testi provenienti da Amministrazione attiva: semplicità e chiarezza per la comunicazione amministrativa, a cura di Giuliana Fiorentino, Alessandro Cioffi e Maria Ausilia Simonelli, Firenze, Cesati, 2025, ISBN 979-12-5496-268-8.
 

venerdì 2 gennaio 2026

Tavosanis, Valutare il miglioramento della chiarezza eseguito da intelligenze artificiali generative

 
Copertina del libro Amministrazione attiva
Nel maggio del 2024 sono stato a Campobasso per un convegno sull’Amministrazione attiva: semplicità e chiarezza per la comunicazione amministrativa. Il convegno è stato molto interessante e ha mostrato anche in modo tangibile quanto le intelligenze artificiali generative siano oggi al centro dell’interesse di chi lavora sulla scrittura amministrativa. Un volume che include molti contributi dei partecipanti al convegno è uscito qualche mese fa, a cura di Giuliana Fiorentino, Alessandro Cioffi e Maria Ausilia Simonelli, e permette di quantificare: su circa 350 pagine di testo, esclusi indici e introduzione, circa 120 sono dedicate a esperienze che coinvolgono le intelligenze artificiali generative.
 
Rientra nel gruppo anche il mio contributo dedicato a Valutare il miglioramento della chiarezza eseguito da intelligenze artificiali generative. Le esperienze presentate sono state illustrate da altre angolazioni in una sintesi scritta da Giuliana Fiorentino e da me e in un confronto tra metodi di valutazione scritto da Mariachiara Pascucci e da me. Tuttavia, in questa ultima pubblicazione si forniscono molti approfondimenti relativi alla domanda di base: le intelligenze artificiali generative riescono a migliorare la chiarezza dei testi? La risposta è sostanzialmente positiva, con alcune precisazioni.
 
Dal punto di vista metodologico, ho scelto di adottare la valutazione cosiddetta intrinseca eseguita da valutatori umani. In pratica, si forniscono i testi a valutatori umani che dicono quanto il lavoro è stato fatto bene (ed è importante che i valutatori abbiano le competenze necessarie a svolgere questa attività). Nessun sistema automatico di valutazione oggi è in grado di fare meglio di così!
 
I testi di partenza sono stati otto documenti di carattere informativo-amministrativo (in particolare, linee guida ministeriali), selezionati perché privi di valore giuridico vincolante ma rappresentativi delle difficoltà tipiche della comunicazione istituzionale. Ogni testo è stato riformulato sia da ChatGPT, utilizzando due prompt diversi mirati a migliorare la chiarezza senza perdere informazioni, sia da un intervento umano condotto secondo criteri consolidati nella letteratura sulla scrittura chiara.
 
Per rendere la valutazione più specifica, ho poi scomposto il giudizio in cinque ambiti distinti: correttezza delle informazioni, correttezza linguistica, chiarezza complessiva, livello di miglioramento rispetto all’originale e conservazione delle informazioni. I valutatori, studenti universitari con una buona formazione linguistica e specificamente preparati al compito, hanno assegnato per ogni ambito punteggi su una scala da 1 a 5, lavorando in modo indipendente e senza sapere se i testi valutati fossero stati prodotti da un essere umano o da un sistema automatico.
 
I risultati mostrano che le riformulazioni prodotte da ChatGPT raggiungono nel complesso un livello paragonabile a quello umano. Su 40 confronti diretti tra riformulazioni umane e automatiche (cioè, i punteggi ottenuti dagli 8 testi per 5 ambiti), ChatGPT ottiene un punteggio superiore rispetto alle riformulazioni umane in 14 casi e identico in altri 2. Tenuto conto dei due confronti in cui il punteggio è identico, la parità si sarebbe prodotta a 19: il livello attuale non è lontano dal traguardo!
 
In particolare, le prestazioni di ChatGPT sono risultate molto buone per quanto riguarda la chiarezza complessiva e la conservazione delle informazioni, ambiti nei quali le riformulazioni automatiche sono state valutate allo stesso livello di quelle umane. ChatGPT ha ricevuto invece punteggi peggiori nella correttezza linguistica e nel livello di miglioramento. È però importante notare che, nella maggior parte dei casi, gli scarti di punteggio sono contenuti.
 
Un limite significativo dell’indagine riguarda il basso accordo statistico tra i valutatori, misurato tramite l’α di Krippendorff, che non raggiunge la soglia di sufficienza. Questo risultato conferma quanto la valutazione del miglioramento della chiarezza sia un compito intrinsecamente complesso e spinge a perfezionare le procedure di valutazione.
 
I dati ottenuti giustificano senz’altro un cauto ottimismo sul piano applicativo. Sistemi come ChatGPT sembrano già oggi utilizzabili come strumenti di supporto nei processi redazionali orientati alla chiarezza, a condizione che siano inseriti in flussi di lavoro ben controllati da revisori umani competenti.
 
Al tempo stesso, però, ribadirei un punto forse ancora più importante: lavorare su questi temi è un’occasione preziosa per riflettere più in generale sui criteri con cui valutiamo i processi di miglioramento della chiarezza, indipendentemente dal fatto che il testo sia prodotto da esseri umani o da sistemi artificiali.

Mirko Tavosanis, Valutare il miglioramento della chiarezza eseguito da intelligenze artificiali generative, in Amministrazione attiva: semplicità e chiarezza per la comunicazione amministrativa, a cura di Giuliana Fiorentino, Alessandro Cioffi e Maria Ausilia Simonelli, Firenze, Cesati, 2025, pp. 103-118.
 

giovedì 22 maggio 2025

Fiorentino e Tavosanis, Chiaro, sintetico e brillante

 
LId'O 21 - 2024
Sull’ultimo numero della rivista Lingua italiana d’oggi – LId’O è uscito un contributo firmato da Giuliana Fiorentino e da me. Il contributo si intitola Chiaro, sintetico, e brillante: l’italiano dei testi redatti con l’IA funziona? e si inserisce in una sezione dedicata esplicitamente a “Lingua italiana e intelligenza artificiale”, che include altri interventi di chi lavora nel settore. 
 
La presenza della sezione mostra quanto siano ormai maturi i tempi per una riflessione ampia sul rapporto tra l’italiano e l’intelligenza artificiale. Tuttavia, il contributo di Giuliana Fiorentino e mio vuole essere già una sintesi riguardo una questione importante: in mezzo a tutte le esagerazioni, quali sono le capacità effettive delle intelligenze artificiali generative, e in particolare di ChatGPT?
 
Il titolo sintetizza il modo in cui abbiamo cercato di procedere. In pratica, abbiamo valutato ChatGPT su tre tipi di compito: il miglioramento della chiarezza dei testi amministrativi, la sintesi di articoli scientifici e la stesura di articoli di giornale di taglio brillante. I risultati sono stati interessanti.
 
Il primo compito affrontato è quello su cui è possibile tirare conclusioni più approfondite, grazie a una preesistente tradizione di studi sul linguaggio amministrativo e a una serie di progetti di ricerca in corso adesso. Ad alcune di queste attività ho già dedicato spazio. Per quanto riguarda il contributo, però, è senz’altro utile riportare la conclusione, che mette in evidenza punti di forza e punti di debolezza: “l’efficacia che si registra a livello morfosintattico nella semplificazione realizzata utilizzando modelli di IA non è ugualmente raggiunta sul piano lessicale, per il quale occorrerà ipotizzare un diverso sistema di intervento per aumentare la chiarezza” (p. 53).
 
A monte, però, è anche utile riportare i modi sofisticati con cui ChatGPT interviene:
 
la riduzione della lunghezza delle frasi per cui a parità di testo il numero di frasi complessive aumenta; l’introduzione del soggetto esplicito; l’eliminazione di circonlocuzioni; l’evitamento di frasi parentetiche o incidentali; la riduzione del numero di verbi di forma passiva e infine la sostituzione di parole rare con parole semplici e di uso più comune (p. 52).
 
Per altri tipi di compito, i lavori presentati hanno una base meno ampia su cui fondarsi: Anche il campione preso in esame in dettaglio qui è molto limitato, in quanto si tratta di un unico articolo (il mio L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle), il cui riassunto è stato esaminato per:
  • coerenza 
  • scorrevolezza 
  • correttezza 
  • pertinenza
I risultati sono stati decisamente positivi. Per esempio, per la scorrevolezza sono presenti un’etichetta molto ricalcata sull’inglese e un errore sintattico: non molto, per un testo lungo una pagina.
 
Ancora più interessanti sono forse i risultati dell’analisi della “brillantezza”. Anche qui, il campione non è ampio: si è trattato solo di un unico articolo di opinione, sottoposto a un gruppo di valutatori assieme a un articolo sullo stesso argomento scritto da una giornalista umana. La richiesta fornita ai valutatori era semplice: dire per ogni testo se era stato scritto da un’IA o da un essere umano. Va notato che i valutatori erano poi competenti, trattandosi di studenti impegnati in un corso dedicato proprio alla scrittura delle IA generative! Ciononostante, non è stato possibile individuare in modo affidabile l’origine dei due testi.
 
Certo, con questo tipo di valutazione siamo solo agli inizi. Ma mi sembra importante intanto confermare che sistemi come ChatGPT sono in grado di fare un lavoro paragonabile a quello degli esseri umani per alcuni tipi di compito – mentre per altri tipi falliscono miseramente (e di questa variabilità viene dato conto nelle prime pagine del contributo). Il che, com’è ovvio, richiede qualche riflessione tanto ai ricercatori quanto ai docenti di materie umanistiche in generale.
 
Giuliana Fiorentino e Mirko Tavosanis, Chiaro, sintetico, e brillante: l’italiano dei testi redatti con l’IA funziona?, Lingua Italiana d’Oggi, 21, 2024, pp. 37-65.
 

giovedì 5 dicembre 2024

Pascucci e Tavosanis, Confronto tra diversi tipi di valutazione del miglioramento della chiarezza di testi amministrativi in lingua italiana

 
Ieri è iniziato il convegno CLiC-it 2024. Una delle buone abitudini di molti convegni scientifici è la pubblicazione degli atti prima che il convegno si tenga. Per questo, già da qualche giorno i contributi sono disponibili sul sito CLiC-it
 
Tra questi contributi si trova anche un articolo scritto da Mariachiara Pascucci, dottoranda del dottorato in Studi italianistici dell’Università di Pisa, e da me: Confronto tra diversi tipi di valutazione del miglioramento della chiarezza di testi amministrativi in lingua italiana. Anche in questo caso, in un convegno che ammette come lingue di lavoro sia l’inglese sia l’italiano, il nostro è in effetti l’unico contributo scritto in italiano su oltre 100 testi pubblicati negli atti… quando posso, continuo anche questa battaglia!
 
Veniamo però alla sostanza. Il contributo è collegato a una serie di lavori recenti sul miglioramento della chiarezza dei testi e si occupa di un aspetto che può sembrare marginale ma che a me sembra centrale: chi riesce a valutare meglio la chiarezza di un testo in lingua italiana?
 
La risposta a questa domanda non è banale. Esistono da decenni alcuni indicatori di chiarezza, come il GULPEASE o la percentuale di parole che appartengono al Vocabolario di Base dell’italiano. Tuttavia, questi indicatori hanno diversi limiti – e non possono valutare, per esempio, se un testo è stato reso più “chiaro” sacrificando informazioni importanti o introducendo veri e propri errori. Per una valutazione di questo tipo occorre appoggiarsi a esseri umani.
 
La domanda diventa quindi: quali esseri umani? Per alcuni tipi di valutazione, la risposta è semplice e può essere fornita con elevatissimo livello di precisione da persone con una competenza linguistica generica, da madrelingua o addirittura da non madrelingua, senza che sia necessaria una particolare formazione. Non occorre un curriculum da redattore o una laurea in linguistica italiana per dire per esempio che la frase “il gatti mangiassero camminare” non è grammaticale.
 
Per altri tipi di valutazione, la situazione però cambia. Valutare la qualità dei testi generati mi sembra essenziale; tuttavia, alcune deviazioni rispetto allo standard professionale di scrittura possono essere notate sistematicamente solo da professionisti o da persone molto attente. Lo stesso vale, verosimilmente, per giudizi sulla chiarezza di diversi tipi di testo. E le intelligenze artificiali generative su cui sto lavorando in questo periodo si avvicinano ormai talmente tanto al modello umano professionale che viene il sospetto che la valutazione di ciò che producono possa ormai essere compiuta in modo convincente solo da professionisti. Di qui le mie perplessità sul tipo di valutazione oggi senz’altro prevalente in questo genere di studi, cioè quella fatta da non esperti. In particolare, ho da tempo molte perplessità sull’affidabilità delle valutazioni compiute attraverso la pratica del “crowdsourcing”: reclutare valutatori non esperti attraverso piattaforme online.
 
Un conto è però sospettare che la situazione sia questa, un conto documentarla e quantificarla. Per questo ci siamo messi al lavoro… e i risultati sono stati interessanti. Come punto di partenza abbiamo usato dei testi resi più chiari (auspicabilmente) attraverso l’intervento di esseri umani e di ChatGPT. Abbiamo poi valutato noi stessi questi testi, considerandoci “esperti” di riferimento. Dopodiché, abbiamo sottoposto i testi a valutatori esperti (= studenti magistrali che hanno seguito un mio corso sulla valutazione), a valutatori reclutati attraverso il sistema del crowdsourcing e, per finire, a ChatGPT stesso. Abbiamo poi visto quanto i diversi valutatori si sono avvicinati alla valutazione di riferimento.
 
I risultati sono stati in parte sorprendenti. Come era lecito attendersi, i valutatori esperti si sono avvicinati più di ogni altro gruppo al risultato di riferimento. Tuttavia, il secondo posto è stato ottenuto non dai valutatori reclutati attraverso il crowdsourcing ma da ChatGPT: il crowdsourcing è finito al terzo posto. Personalmente, diffido da tempo dell’attendibilità del crowdsourcing per questo genere di valutazioni, ma non immaginavo che potesse prodursi una classifica del genere.
 
Naturalmente, molto dipende dal modo in cui è stato costruito l’esperimento! E nulla dimostra che i risultati saranno gli stessi, per esempio, con altri tipi di incarico. Ma fornire indicazioni quantitative che mostrano quanto i risultati della valutazione dipendano dai valutatori mi sembra fondamentale!
 
Mariachiara Pascucci e Mirko Tavosanis, Confronto tra diversi tipi di valutazione del miglioramento della chiarezza di testi amministrativi in lingua italiana, in Proceedings of the Tenth Italian Conference on Computational Linguistics (CLiC-it 2024), Pisa, 4-6 dicembre 2024, a cura di Felice Dell’Orletta, Alessandro Lenci, Simonetta Montemagni e Rachele Sprugnoli, Aachen, CEUR-WS, 2024 ISSN 1613-0073.
 
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