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giovedì 22 novembre 2018

Roy e Tavosanis, Errori, sequenze e interferenze nell’apprendimento dell’italiano in India

  
 
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Dopo Il focalizzatore anche nei testi scritti di studenti con lingue indoarie come L1, è uscita una mia nuova pubblicazione scritta assieme a Tanya Roy dell’Università di Delhi. In questo caso il lavoro è dedicato a Errori, sequenze e interferenze nell’apprendimento dell’italiano in India, e tratta di diverse esperienze di didattica di base.
 
Il testo è stato presentato come contributo al convegno dell’American Association of Teachers of Italian tenuto nel 2017 a Palermo, ed è ora comparso tra i Working Papers dell’AATI. Al suo interno sono descritte soprattutto le interessantissime esperienze didattiche di Tanya Roy con gli studenti del corso di laurea in Italiano dell’Università di Delhi: anche le caratteristiche del corso di laurea sono presentate in dettaglio. Il mio contributo è legato invece a esercizi del terzo semestre relativi all’apprendimento dell’uso dell’articolo e alle procedure didattiche e di correzione adottate; le difficoltà con l’articolo sono però inserite nel contesto dei dati ricavabili dal Corpus ICoN.
 
 
Tanya Roy e Mirko Tavosanis, Errori, sequenze e interferenze nell’apprendimento dell’italiano in India , in Proceedings of the AATI Conference in Palermo [Italy], June 28-July 1, 2017, Section Pedagogy, AATI Online Working Papers, ISSN 2475-5427, pp. 1-16.
 

martedì 11 settembre 2018

Roy e Tavosanis, Il focalizzatore anche nei testi scritti di studenti con lingue indoarie come L1

  
 
Le lingue extra-europee e l'italiano
Ho appena ricevuto la copia digitale di una mia nuova pubblicazione: un contributo scritto assieme a Tanya Roy dell’Università di Delhi e dedicato al focalizzatore anche nei testi scritti di studenti indiani di italiano. Il testo è stato presentato come contributo al convegno SLI dell’anno scorso, e gli atti del convegno, con encomiabile rapidità, sono usciti in tempo per il convegno SLI di quest’anno.
 
L’uso anche sembra una banalità. Tuttavia, la frequenza della parola in italiano fa sì che gli errori d’impiego siano ben evidenti – e complessità dei vincoli sul suo uso fa sì che si mantengano anche nello scritto e nel parlato di apprendenti molto avanzati. Capita quindi di frequente di sentire frasi tipo “Anche ho visitato Venezia” al posto di “Ho visitato anche Venezia”, e così via. Su questo argomento, da vent’anni sono punto di riferimento essenziale gli studi di Cecilia Andorno.
 
Il contributo descritto qui prende invece in esame una serie di esempi ricavati dagli scritti di studenti di corsi di italiano dell’Istituto Italiano di Cultura di Delhi. Gli esempi mostrano una distribuzione di errori complessa, ma probabilmente classificabile in tre fasi:

  • Fase iniziale: uso di anche basato sul modello di parole grosso modo equivalenti in altre lingue, tipo l’inglese also e l’hindi भी, e quindi molto esposto all’interferenza. 
  • Fase avanzata: uso di anche basato sulla ricostruzione incompleta delle regole d’uso italiane, e quindi esposto più ai fenomeni di interlingua che all’interferenza. 
  • Fase finale: uso di anche a livello madrelingua.
 
Vale la pena di dire che la valutazione dell’interferenza è più difficile in questo che in altri contesti. Gli studenti indiani spesso infatti studiano l’italiano come terza, quarta o quinta lingua; per esempio, uno studente dell’area di Delhi potrebbe avere il punjabi come lingua materna, l’hindi e l’inglese come lingue studiate a scuola e di ampio uso, e magari la conoscenza di un’altra lingua europea come il francese. In una situazione del genere, non è immediatamente chiaro quale sia la lingua che esercita interferenza: occorre fare confronti con tutte per capirlo. Il metodo adottato nel contributo è stato quello di chiedere agli studenti di “tradurre” a posteriori nelle altre lingue a loro note le frasi che avevano prodotto in italiano. Sono venute fuori quindi corrispondenze come:
 

  • Anche io ho insegnato dei studenti africani.
  • Also I have taught African students.
  • म ने कुछ अ रीकी छा र को पढ़ाया भी है.
 
Vale la pena precisare che io non parlo hindi, punjabi o bengalese (per ora, sono in grado solo di leggere l’alfabeto devanagari e di capire qualche parola), quindi, mentre in altre sezioni il lavoro è stato condiviso, le corrispondenze con queste lingue sono state studiate solo da Tanya Roy.

In ogni caso, un problema che vale la pena approfondire… e con cui spero di tornare a lavorare presto, con un po’ di fortuna, con gli studenti di Delhi.
 
Tanya Roy e Mirko Tavosanis, Il focalizzatore anche nei testi scritti di studenti con lingue indoarie come L1, in Alberto Manco (a cura di), Le lingue extra-europee e l’italiano: aspetti didattico-acquisizionali e sociolinguistici. Atti del LI Congresso Internazionale di Studi della Società di Linguistica Italiana (Napoli, 28-30 settembre 2017), Milano, Officina21, 2018, pp. 357, pp. 323-338, prezzo n. d., ISBN edizione cartacea: 978-88-97657-25-5, ISBN edizione digitale: 978-88-97657-24-8; copia ricevuta dal curatore.
 

venerdì 17 febbraio 2017

Un altro saluto a Delhi



La mitica Aula 30

La settimana scorsa è finita la mia esperienza con gli studenti di italiano all’Università di Delhi. È stato anche stavolta un periodo fantastico!
 
I ringraziamenti vanno in primo luogo a Tanya Roy, che insegna italiano al Department of Germanic and Romance Studies: non solo Tanya è una bravissima docente, ma senza di lei non avrei potuto fare niente. Il suo invito e il suo supporto sono stati fondamentali e per questo la ringrazio ancora.
 
Poi è stato un piacere fare due chiacchiere – anche se spesso molto brevi – anche con gli altri docenti del Dipartimento. In particolare con il lettore di italiano, Roberto Bertilaccio, ma anche con Manmohan Singh e Ramesh Kumar. Molto piacevole è stato anche un gentilissimo invito a pranzo da parte di Rakesh e Pawan, che stanno andando avanti con lo studio e con la didattica.
 
Infine, un ringraziamento particolare va agli studenti che ho incontrato. È stato interessante fare ogni tanto due chiacchiere con quelli del I anno, su argomenti come “bere vino in Italia”. Ma soprattutto, ho apprezzato molto gli incontri con gli studenti del II anno per il corso “Developing advanced reading and writing skills”. Molti tra di loro sono decisamente bravi, e molti sono anche disponibili a intervenire e parlare a lungo… non vorrei far torto a nessuno, ma ricordo in particolare Tanya, Rohit, Himani, Jatin, Sonali e diversi altri. Con loro abbiamo parlato a lungo di scuole e università in Italia e in India, e anche di tanti problemi collegati all’uso dell’articolo in italiano.
 
Una novità rispetto alle mie precedenti esperienze: gli studenti adesso usano ininterrottamente smartphone di grandi dimensioni. Convincerli a posare il telefono è molto difficile – anche perché molti di loro lo usano per leggere (con qualche difficoltà) i libri di testo, invece di tenerli su carta. Soprattutto, però, lo usano per lavorare con Google Translate e strumenti simili, cercando al volo parole e frasi. Di tutto questo, che è il futuro, gli insegnanti di lingua dovranno tenere conto con molta attenzione nei prossimi anni.
 
Ripensando a questo mese, comunque, devo tener presente anche il fascino dell’esotico. Al punto che mi trovo perfino ad avere nostalgia della baracca non troppo igienizzata dove all’ora di pranzo si preparano al volo chai a 6 rupie e chhole bhature (छोले भटूरे) a 25 rupie...


chhole bhature (छोले भटूरे) in preparazione

 
Certo, è un peccato che in questo periodo il supporto statale per l’italiano sia molto ridotto e che perfino il lettore del MAECI, per quanto bravo e attivo, sia costretto a dividere il suo tempo tra l’Università di Delhi, l’Università Jamia e l’Istituto Italiano di Cultura. L’India è un grandissimo paese e in questo secolo promette di essere uno dei centri del mondo: l’Italia farebbe bene a impegnarsi molto di più, per la conoscenza della lingua e della cultura, sostenendo chi già lavora sul posto e incrementando le risorse. Sono sicuro che sarebbe un ottimo investimento per il futuro di tutti.
 

venerdì 20 gennaio 2017

Italiano scritto a Delhi

  
 
Davanti alla Biblioteca universitaria dell'Università di Delhi
Comunicazione di servizio: sono di nuovo in India. Stavolta, per qualche settimana, farò lezioni di italiano scritto per gli studenti dell’Università di Delhi – BA in Italian. Il corso è “Developing advanced reading and writing skills” ed è rivolto agli studenti del secondo anno: ho già iniziato le attività e, com’è ovvio, sono entusiasta!
 
Certo, qui si deve (insolitamente) girare con il cappotto, e i locali non sono attrezzati per il freddo. Ma non si può avere tutto… E del resto, adesso il freddo italiano è ben più intenso.
 

mercoledì 20 marzo 2013

Città italiane a Delhi

Un rapido aggiornamento: sono a Delhi, e domani farò una presentazione al Department of Germanic and Romance Studies. La presentazione si svolgerà all'interno del seminario City City Bang Bang e sarà dedicata ai problemi di "mappatura" delle città italiane contemporanee nella narrativa degli immigrati (in particolare: Roma così come appare nei romanzi di Amara Lakhous).
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