venerdì 9 agosto 2024

Rauch e Palumbo – Sierrita Mountains

 
Domenica 4, per staccare un po’, mi sono letto nel dopopranzo il Texone comprato qualche settimana fa: Sierrita Mountains con testi di Jacopo Rauch e, soprattutto, disegni di Giuseppe Palumbo.
 
Bilancio: un po’ incerto. Non sono mai stato un appassionato di Tex, e salvo errori l’ultimo “Texone” che avevo letto prima di questo era stato quello, indimenticabile, di Magnus, quasi trent’anni fa, nel 1996. Con quello attuale, ho trovato soggetto e sceneggiatura molto limitanti. In pratica, la storia consiste in una serie di scontri improbabili in cui Tex e compagni / compagno ammazzano un po’ di criminali di basso profilo. Tex Willer, in particolare, viene fuori in una forma che trovo ormai abbastanza odiosa: non solo fastidiosamente invulnerabile, ma proprio cattivo nella sua attività di giustiziere. E con un aspetto ancora più imperturbabile del solito.
 
Come l’ultima osservazione fa capire, non mi hanno troppo impressionato nemmeno i disegni di Palumbo – che viceversa apprezzavo molto tra anni Ottanta e primi Novanta. In questo caso li ho trovati piuttosto disuguali (con una evidente differenza di segno tra tavole più o meno schematiche) e ogni tanto perfino incerti. Per esempio, in diversi casi vengono rappresentati pugni o colpi alla testa in un modo che non rende chiaro che cosa è successo (più vistosamente alle pagine 54, 100 e 162; qui sopra la vignetta di pagina 54). Ogni tanto i movimenti ricordano il Ramarro dei tempi migliori, ma un po’ tutto si perde nella serie eccessiva degli Aaah!.
 
Jacopo Rauch e Giuseppe Palumbo, Sierrita Mountains, “Tex”, albo speciale n. 40, giugno 2004, € 9,90.
 

mercoledì 24 luglio 2024

Tavosanis, L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle

 
Il mio prossimo libro sarà dedicato a un tema su cui lavoro da tempo, ma di cui ancora non avevo parlato su questo blog: l’uso dell’italiano in Asia nel Seicento, in particolare nell’area degli attuali Iraq e Iran, fino in India. Un uso assai più rilevante di quel che si immagina di solito, e che mi dà molta soddisfazione riportare alla luce.
 
Un primo contributo in questa direzione è intanto uscito nel corposo volume I testi e le varietà, a cura di Rita Librandi e Rosa Piro. Il volume è interessantissimo di per sé, ma è impossibile riassumere i testi presenti nelle sue quasi 900 pagine. Mi limito quindi a parlare del mio contributo, dedicato a L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle.
 
Visto il tema del volume, il mio contributo è dedicato, più che a mostrare le situazioni dell’impiego dell’italiano, le varietà di lingua coinvolte: italiano letterario, italiano regionale, dialetti italianizzati, italiano di stranieri… La testimonianza di Pietro Della Valle, figura legata a ben altri interessi, non sempre è tanto esplicita quanto si potrebbe desiderare. Ma proprio qui sta la parte forse più divertente del lavoro: nel cercare di strizzare il testo e ricavarne quanto è possibile, distinguendo bene tra ragionevoli certezze e pure speculazioni.
 
Per esempio, nel quadro oggi ricostruibile è ovvio, e spesso dichiarato in modo esplicito, che molti europei non italiani presenti in Asia parlavano italiano. Ma come lo parlavano? Certo, di regola, non a livello di madrelingua. Però in tutte le lettere contenute nei suoi Viaggi, che occupano più di duemila pagine a stampa, Pietro Della Valle offre un’unica testimonianza di questo italiano di stranieri, in una frase in cui menziona il “comporre in prosa rettorichescamente, come dice un Franco che è qui con noi in Ispahan” (discussa a p. 806 del mio contributo).
 
Non entro ulteriormente nel dettaglio dei contenuti, ma dirò solo che sono molto contento di questo primo assaggio. Spero di poter parlare presto anche dei seguiti…
 
Mirko Tavosanis, L’italiano in Asia nella testimonianza di Pietro Della Valle, in I testi e le varietà, a cura di Rita Librandi e Rosa Piro, Firenze, Cesati, 2024, pp. 898, € 85, ISBN 979-12-5496-143-8, pp. 801-811. Copia ricevuta come autore.
 

venerdì 5 luglio 2024

Ghosh, La maledizione della noce moscata


 
Amitav Ghosh mi piace molto come narratore. Mi piace però anche come scrittore di… beh, più che farla rientrare in un genere ristretto, potremmo definirla “saggistica” in senso ampio: testi ampi e argomentati che riguardano problemi importanti. Anche questo La maledizione della noce moscata non fa eccezione, in quanto ha una base storica non è un “libro di storia” in senso stretto, perché parla molto dell’attualità. O meglio, parte dalla storia, e da molti dei suoi angoli dimenticati, per parlare soprattutto dell’attualità e del futuro.
 
I collegamenti generati in questo modo sono spesso arditi: a volte fanno emergere contatti reali, a volte sono semplicemente eccessivi o meccanici, e a volte non è facile decidere in quali tipologie rientrino. Per esempio, c’è un rapporto significativo tra il massacro degli indiani lakota compiuto dall’esercito degli Stati Uniti nel 1890 a Wounded Knee e l’impiego della riserva lakota di Pine Ridge come poligono di bombardamento negli anni Quaranta del Novecento (p. 80)? Sono senz’altro due atti condotti dalla stessa struttura ai danni di due gruppi di uno stesso popolo, ma il secondo è davvero così caratterizzante, o è solo un episodio minimo nella gestione della “questione indiana” negli USA tra Otto e Novecento, condotta attraverso ben altri strumenti? E naturalmente il rischio della superficialità o del fraintendimento, quando i casi presentati sono numerosi ed eterogenei, è altissimo (per esempio, Hormuz non è mai stata occupata dagli olandesi, a differenza di quanto dichiarato a p. 121). La difficoltà di decifrare e presentare la rete di rapporti del mondo reale è comunque ben chiara all’autore, che per esempio nota che “Ovviamente non c’è alcun rapporto di causa-effetto tra cambiamento climatico e Covid-19, ma le due cose non sono neppure del tutto slegate” (p. 147).
 
Il libro poi parte da crimine storico che in Italia risulta probabilmente noto solo agli specialisti: lo sterminio degli abitanti delle isole Banda, in Indonesia, a opera della (da poco arrivata) Compagnia olandese delle Indie orientali, negli anni Venti del Seicento. Si trattò di un massacro compiuto al servizio del commercio delle spezie in generale e della noce moscata in particolare; Ghosh lo presenta come esempio per un discorso assai più ampio sulla natura estrattiva e distruttiva della cultura occidentale, con ovvie proiezioni fino a oggi, e riconducibile alla pratica ideale della “terraformazione”. Come ricorda l’autore, la parola è stata inventata nel 1942 in inglese (“terraforming”) dallo scrittore di fantascienza Jack Williamson… era un po’ che non mi capitava di incontrare il suo nome! Tuttavia, è una parola che si adatta bene, in retrospettiva, a descrivere pratiche di lunghissimo periodo e di ampia fortuna nell’età moderna.
 
Si tratta in sostanza di una concezione del mondo-come-risorsa (p. 83) che si collega al “disprezzo che nasce dalla familiarità” (p. 87) e a un’idea ancora più generale: che tutto ciò che si trova al mondo possa essere messo al servizio di una “rottura del legame terreno” (p. 92) e di una desiderata trascendenza – legata a una teologia definita o ad ansie più generiche. Ghosh non è certo il primo a ipotizzare qualcosa del genere, ed esistono esposizioni assai più articolate di questo pezzo di storia delle idee: per l’età contemporanea, io sono per esempio molto legato a Velocità di fuga di Mark Dery, che tanto tempo fa ho tradotto in italiano. La prospettiva del discorso, però, qui ha diversi tratti innovativi. Il nucleo è la dipendenza dell’economia dalle ideologie e dai rapporti di potere: in quest’ottica, è il colonialismo che crea il capitalismo, e non viceversa (pp. 129-130). A quella del mondo-come-risorsa, Ghosh contrappone poi l’ipotesi Gaia (pp. 96-97) che considera la Terra come un organismo vivente. Il punto di arrivo è una vera e propria “politica vitalista” (p. 257 e successive). Qui, ammetto, non riesco a condividere molto il discorso.
 
All’interno dell’articolata argomentazione si collocano poi esperienze e contesti che in parte mi capita di conoscere da vicino. Per esempio, Ghosh dedica diverse pagine – pp. 170-172 – ai suoi colloqui con gli immigrati bengalesi in Italia, colloqui che hanno un ruolo importante anche nel suo romanzo L’isola dei fucili. E ampio spazio è dedicato, naturalmente, alla situazione attuale delle Sundarban. Ma in generale, il libro è una selva di fatti e prospettive diverse, esaminate in modo molto intelligente (io per esempio ho apprezzato molto la critica al determinismo tecnologico di David Abram, a p. 230, a proposito di ideologie linguistiche). A questo suo guardare al mondo in modo aperto, più che a proposte specifiche, attribuirei il suo valore.
 
Amitav Ghosh, La maledizione della noce moscata: parabole per un pianeta in crisi, Vicenza, Neri Pozza, 2022 (ed. or. The Nutmeg’s Curse: Parables for a Planet in Crisis, 2021; traduzione di Anna Nadotti e Norman Gobetti), pp. 361, ISBN 978-88-545-2305-0. Letto per graditissimo prestito.
 

giovedì 27 giugno 2024

Giugno tra Perugia e Milano

 
Per giugno il programma è/era meno fitto, rispetto ai mesi precedenti, ma tutt’altro che inconsistente.
 
Sabato 22 ho parlato durante il I convegno su L’intelligenza artificiale applicata all’insegnamento delle lingue alla Scuola lingue estere dell’Esercito a Perugia. Il tema mi interessa da tempo (ne ho scritto anche nel mio libro su Lingue e intelligenza artificiale), e nell’occasione ho cercato di raccontare le cose in prospettiva storica in un intervento intitolato Da Skinner a Khanmigo: ideologia e realtà delle macchine per imparare le lingue. Metà dell’intervento era dedicata a raccontare l’infatuazione del Novecento con questa idea; l’altra metà a mostrare che cosa effettivamente queste macchine sanno o non sanno fare. E il contesto è stato molto interessante, con diversi colleghi che presentavano esperienze e riflessioni di alto livello.
 
Adesso sono invece in viaggio per Milano, dove il 27 e il 28 si terrà l’evento Artificial Creativity: looking at the future of digital culture. All’interno, Anna Rinaldin e io abbiamo curato un “panel” linguistico al cui interno sono previsti quattro interventi molto interessanti su diversi aspetti del rapporto tra intelligenza artificiale e lingue.
 
E poi… pausa! I convegni e le presentazioni riprenderanno a settembre, ma in mezzo ci saranno due mesi estivi. E per la prima volta da un po’ di anni, spero anche di potermi permettere diversi bagni al mare…
 

martedì 14 maggio 2024

Maggio dal nord al sud


 
Anche maggio è un mese pieno di trasferte: questa settimana e la prossima farò quattro interventi, collegati da spostamenti a coppie dal nord al sud.
 
A dire il vero, un intervento l’ho tenuto già  ieri, lunedì 13 maggio (10-13), con un evento online trasmesso dal Consorzio ICoN a Pisa: una doppia lezione su La traduzione automatica dalle schede perforate alle intelligenze artificiali e su Valutare la traduzione automatica nell’epoca dell’intelligenza artificiale per il Master in Traduzione specialistica inglese > italiano.
 
Il 16 maggio alle 11 sarò invece all’Università di Pavia (Aula II di Lettere) per una lezione su Lingua italiana e Large Language Models all’interno del corso di Storia della lingua italiana tenuto da Giuseppe Antonelli nel corso di laurea in Filologia moderna.
 
Da lì mi sposterò direttamente a Napoli, dove nel pomeriggio del 17, all’Istituto Italiano di Studi Filosofici, parlerò all’interno del laboratorio La macchina del pensiero. Linguaggi e paradigmi dell’intelligenza artificiale. Il mio intervento si colloca nella sezione dedicata a I problemi attuali e sarà dedicato a descrivere la Comunicazione senza intenzione dei sistemi a intelligenza artificiale.
 
La prossima settimana parteciperò invece al convegno torinese della Società Internazionale di Linguistica e Filologia italiana. Lì parlerò il 23 maggio alle 11:30 con un intervento dedicato a un tema completamente diverso rispetto agli altri, e cioè L’insegnamento dell’italiano in Asia nel Seicento: lezioni e scuole tra l’impero ottomano e l’impero safavide.
 
Da Torino passerò poi a Campobasso, per il convegno Amministrazione attiva: semplicità e chiarezza per la comunicazione amministrativa. Lì il 24 maggio alle 12:50 parlerò su Riformulazione e miglioramento della leggibilità con ChatGPT, presentando anche i risultati di un’esperienza recente.
 
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