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venerdì 17 gennaio 2014

Intervista su RAI Radio 3

 
 
Nei giorni scorsi sono stato intervistato da RAI Radio 3 per La lingua batte, trasmissione settimanale condotta da Giuseppe Antonelli e dedicata alla lingua italiana. L’intervista dovrebbe andare in onda durante la puntata di domani, sabato 18 gennaio 2014, a partire dalle 14 – per i ritardatari, inoltre, il podcast della trasmissione dovrebbe essere disponibile a partire dalla sera di sabato. Tema, naturalmente, l’italiano del web.
 

domenica 9 settembre 2012

Ancora sull'architettura dell'italiano


Architettura dell'italiano: schema di Antonelli
L’anno scorso avevo parlato di una proposta di schema dell’architettura dell’italiano realizzata da Giuseppe Antonelli come aggiornamento di quella classica di Gaetano Berruto. Adesso Antonelli mi ha gentilmente inviato una versione aggiornata del suo schema, da lui proiettata durante il convegno SILFI di giugno a Helsinki (c’ero anch’io; è un peccato che a suo tempo non abbia potuto scriverne qui sul blog, perché l’evento era interessantissimo e in buona parte dedicato proprio all’italiano della comunicazione elettronica; forse recupererò più avanti...). Eccola qui a sinistra, ingrandibile.
 
Dalla mia prospettiva il punto più importante, oltre che il più innovativo, è l’“e-taliano” che ora compare in basso a sinistra. Questa, in effetti, mi sembra una delle domande più rilevanti cui si deve rispondere oggi, cercando di descrivere l’italiano: la scrittura elettronica è una varietà a parte? Di sicuro, mostra qualche caratteristica di “varietà”. In dettaglio, però, come funzionano le cose?
 
Beh, martedì mattina partirò per Hong Kong in treno: attraversando la Siberia o il deserto del Gobi, spero di avere tempo per rimuginare anche su questi problemi... (oltre che per mettermi avanti con lo studio del cinese).
 

sabato 3 dicembre 2011

Un nuovo schema di architettura dell’italiano contemporaneo


In un manuale appena uscito a cura di Andrea Afribo ed Emanuele Zinato (Modernità italiana. Cultura, lingua e letteratura dagli anni settanta a oggi, Roma, Carocci, 2011) è presente anche un contributo di Giuseppe Antonelli dedicato alla Lingua (pp. 15-52).

Ora, Antonelli è l’autore della migliore descrizione in volume oggi disponibile per l’italiano contemporaneo (L’italiano nella società della comunicazione, Bologna, il Mulino, 2007, che uso da tempo nei miei corsi – e, per chiarimento di rapporti, devo ricordare che Antonelli ha fatto anche una ben visibile recensione del mio libro sull’Italiano del web, e che il libro stesso è citato più volte anche in questo contributo). L’aggiornamento di quest’anno non smentisce le aspettative, e il contributo sulla Lingua diventa a sua volta, a mio giudizio, la più convincente sintesi oggi disponibile su questa lunghezza.

Nelle pagine finali del suo ultimo contributo, comunque, Antonelli fornisce come sintesi uno schema di quella che a suo parere è la struttura dell’italiano contemporaneo (p. 51):



Ovviamente si tratta di una variazione del celebre schema che Gaetano Berruto ha proposto nel 1987, rivisto per tenere conto delle variazioni degli ultimi anni. Il corsivo segna ciò che non c’era nello schema di Berruto; per il resto, Antonelli descrive in questo modo le variazioni dall’uno schema all’altro (p. 52):

a) la maggiore incidenza della diatopia, che (sia pure con un’interferenza più leggera, resa qui da un grigio chiaro [ma nella versione che ho visto io il rapporto dei colori è invertito]) entra nel quadrante alto della diastratia/diafasia e invade – in diamesia – il settore della lingua scritta;
b) la risalita dell’italiano standard (ormai di fatto cristallizzato in quello scolastico) fin quasi a coincidere con l’italiano aulico formale (...), e l’identificazione del nuovo standard con l’italiano di un buon articolo di giornale (...);
c) ai piani alti, la promozione dell’italiano tecnico-scientifico a varietà di massimo prestigio e la sostituzione dell’italiano burocratico con quello aziendale, misto di residui burocratici e di tecnicismi economici;
d) la netta distinzione tra italiano regionale e italiano popolare;
e) il sensibile avvicinarsi (fin quasi a sovrapporsi) di italiano parlato colloquiale, italiano regionale e italiano informale trascurato;
f) la comparsa, nel quadrante in alto a destra, di una varietà scritta spiccatamente informale e diastraticamente trasversale: l’italiano digitato.

Su quest’ultima varietà ho però un’osservazione: è curioso che Antonelli collochi l’“italiano digitato” tanto a destra, cioè spostato lungo l’asse diamesico verso il polo del “parlato”. L’“italiano digitato” è, per sua stessa natura, una varietà di lingua scritta – che, se letta ad alta voce, si trasforma spesso in una delle altre varietà (e, vistosamente, in italiano parlato colloquiale, italiano regionale, italiano informale-trascurato, anche se a volte presenta tratti riconducibili all’italiano più formale). L’unica sua collocazione possibile mi sembra quindi all’estrema sinistra dello schema.

Comunque ciò che non mi sembra discutibile è il punto chiave: l’identificazione del nuovo “centro” della lingua “con l’italiano di un buon articolo di giornale” (una nota: nella lista delle forme dell’“italiano dell’uso medio” presentata alle pp. 30-31, va tenuto presente che in effetti gli per “a loro” è oggi comune anche negli articoli di giornale, e non è più quindi estraneo allo scritto). Nel bene e nel male, svanito il prestigio dell'italiano letterario, questo è il modello attorno a cui oggi sembra ruotare il sistema.

domenica 31 luglio 2011

Recensione di Giuseppe Antonelli all'Italiano del web

Giuseppe Antonelli ha recensito sul supplemento domenicale del Sole-24 ore il mio libro sull'Italiano del web: è una sorpresa inaspettata e graditissima! Tantopiù quando uno se ne accorge alla fine del pranzo di famiglia della domenica, al momento del caffè...
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