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martedì 7 ottobre 2014

Tavosanis, Transmongolica


Tavosanis, Transmongolica
Giusto due anni fa sono partito per un lungo viaggio in treno… Pisa – Hong Kong, sola andata (poi sono rientrato, d’accordo, ma il viaggio di ritorno l’ho fatto, più banalmente, in aereo!). Il pezzo più lungo è strato quello sul tracciato della Transiberiana, deviando sulla Transmongolica dopo Ulan-Ude. Soste a Mosca, Ulaanbaatar e Pechino; traversata del deserto del Gobi mentre nella carrozza ristorante del treno mongolo impazzavano le canzoni di Al Bano. Eccetera.
 
Nei mesi successivi, poi, partendo da Hong Kong ho fatto anche un lungo giro per la Cina. Sempre in treno, naturalmente. Con soste a Guangzhou (cioè Canton), Pechino, Xi’an e Shanghai. Entrambe le esperienze mi hanno insegnato molto e al tempo stesso sono state una grande fonte di soddisfazioni.
 
Su questo blog ho raccontato in tempo quasi reale diversi pezzi del viaggio, a partire dalla mia visita al Museo dei Cosmonauti di Mosca. Durante le ultime vacanze di fine anno, però, ho rimesso insieme i vari appunti, li ho integrati parecchio e li ho messi in forma di libro… un po’ anche per tenermi in esercizio con le tecniche mostrate qualche anno fa nel manuale Editoria digitale. Ho quindi impaginato il testo su carta e mi sono stampato qualche copia da regalare ad amici e parenti. Esercizio costosetto, visto che assieme al testo ho inserito un discreto numero di foto e ho stampato tutto a colori! Ma ne ho approfittato anche per preparare, ovviamente, un e-book e metterlo in vendita su Amazon.
 
A questo punto, però, sommerso dal lavoro, della versione su Amazon mi sono semplicemente dimenticato. La sua esistenza mi è ritornata in mente qualche giorno fa, quando mi sono arrivati da Amazon due assegni con i pagamenti dei diritti maturati nel frattempo –così ho scoperto che in totale il libro, in aprile, ha venduto ben quattro copie. Non me lo sarei aspettato, in assenza totale di promozione… ma ora, gli € 8 e spiccioli guadagnati in questo modo mi fanno balenare davanti un futuro di scrittore di successo, tra gloria e ricchezze.
 
Beh, forse.
 
Comunque, ho approfittato dell’ondata emotiva per risistemare il testo, fare qualche miglioramento e aggiungere e ottimizzare foto. Queste ultime, ovviamente, non rendono molto su Kindle. Ma perlomeno sono leggibili, anche se per vederle a colori occorre usare un tablet o il lettore cloud di Amazon. Sono, temo, i limiti di una tecnologia agli esordi.
 
La nuova versione del libro è da oggi in vendita su Amazon al prezzo di € 3,77 (ASIN: B00IGCUBRG). Prometto che, quando raggiungerà le diecimila copie vendute, pubblicherò la notizia anche qui sopra. Però sospetto che ci vorrà, come dire, un po’ di tempo per arrivare al traguardo. Nell’attesa, potrei quindi dedicarmi a raccontare i miei viaggi in treno a Giava o in India. Una promessa oppure una minaccia?
 

martedì 25 settembre 2012

In Mongolia

La cosa più impressionante della Mongolia è il paesaggio. Anche Ulaanbaatar, però, è una città piuttosto strana. Moderna in quanto fondata dai mongoli solo nel Settecento, più che altro al servizio dei templi buddisti; “consolidata” poi in età sovietica, con casermoni e palazzi; e rifinita adesso attraverso uno strato di scintillanti grattacieli. Il centro di Ulaanbaatar oggi dà l’impressione di una città sostanzialmente globalizzata. Un contrasto tipico è quello il grattacielo Blue Sky sopra il tempio del Choijin Lama, una delle poche cose ottocentesche rimaste in piedi:
 
 
Certo, poi, al di là di pochi punti nel centro, le strade di Ulaanbaatar sono tutte una buca: gli autisti le percorrono quindi zigzagando di continuo, usando il volante con una mano sola e tenendo contemporaneamente in mano sigaretta e cellulare. Cosa curiosa, gli incidenti non sembrano rari (ne ho visto uno anch’io, nel mio breve soggiorno). Ma d’altra parte, ho visto che i mongoli usano sigaretta e cellulare anche quando vanno a cavallo, quindi direi che c’è una certa coerenza culturale...
 
All’arrivo, per prima cosa ho depositato i bagagli più ingombranti all’economico (US$ 13 a notte) ostello che avevo prenotato da tempo, e ho cercato di riallinearmi con la posta. Poi sono andato a recuperarmi il biglietto del treno Ulaanbaatar-Pechino in un’agenzia di viaggi alle spalle del centro di tutto, Piazza Sukhbaatar. Dopodiché, sono andato a passare due mezze giornate nel parco naturale di Terelj. Attrazione fondamentale del parco: il pernottamento in un tipico ger mongolo - in italiano, chissà perché, continuiamo a chiamarlo "Yurta":


 
Osservazione interessante: i ger sono imbottiti di feltro... ma sono freddi lo stesso! Io ho cercato di arrangiarmi con una stufetta a legna rivelatasi clamorosamente insufficiente (Terelj è a 1500 metri di quota). Beh, tutta esperienza! Il paesaggio, in compenso, era spettacolare, anche se forse più lungo la strada che a Terelj, che è una strana fusione di prateria mongola e valle alpina. Comunque ho fatto un paio di lunghe camminate nella zona, che è un po’ sciupata dai numerosi ger per turisti... ma, essendo ormai questa fine stagione, c’erano i ger ma non i turisti, per cui si stava bene lo stesso:

 
I mongoli che gestiscono i ger sono molto ospitali, anche se la comunicazione non è facile (pochissimi, ovviamente, parlano inglese):



D’altra parte, la prima cosa che ho visto, arrivando a Terelj: un uomo steso per terra, su un fianco, a occhi aperti. Pensavo stesse cercando di stasare un canalino di scolo, o qualcosa del genere. Invece l’autista si è messo a ridacchiare e ha spiegato: “Vodka”. A mezzogiorno? Eh, sì. I cespugli in zona mostrano tracce del passatempo nazionale. Tutte bottiglie di marca Gingiskhan:



Il giorno successivo: rientro a Ulaanbaatar, un po’ di turismo e qualche ora a gestire la posta arretrata. E poi, ripartenza per Pechino, su un treno carico di turisti e decisamente più lussuoso degli altri su cui ho fatto il viaggio. La carrozza ristorante ha offerto il pasto migliore del viaggio... anche se un po’ sciupato dal fatto che il capocameriere, il severo e avido Balgur, ha mostrato di essere un grande fan della canzonetta italiana. Attraversare il deserto del Gobi bevendo birra e ascoltando, nell’ordine, Felicità, Mamma Maria e L’italiano è stata un’esperienza... mh, diciamo “interessante”.

 
Poi nella notte, a Erlian, quattro ore di sosta, tra controlli passaporti e cambio delle ruote del treno. Dopodiché, siamo in Cina.
 
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