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mercoledì 5 ottobre 2016

Aggiornamenti sul blog

  
 
A settembre questo blog ha ricevuto 5.443 visualizzazioni di pagine: è il numero mensile più alto visto finora. Il totale di visualizzazioni dall’apertura ha invece ormai superato le 200.000 pagine. Tutto sommato non male, per uno spazio dove in sostanza pubblico schede di lettura e appunti (inclusi quelli di viaggio), senza una linea editoriale definita.
 
Approfitto poi di questo bilancio per annunciare qualche novità e fare un po’ di pulizia.
 
Innanzitutto, in questi mesi conto di aggiornare regolarmente un secondo blog, Interfacce vocali, parallelo al mio corso di Linguistica italiana II (tenuto per il corso di laurea magistrale in Informatica umanistica del Dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università di Pisa). Il blog è dedicato agli strumenti di comprensione del parlato in lingua italiana. È partito da qualche mese, ma l’ho tenuto quasi nascosto: adesso intanto lo richiamo dall’elenco blog qui a sinistra.
 
Nello stesso elenco elimino alcuni blog chiusi o poco collegati agli argomenti di cui mi occupo. Oltre a Interfacce vocali, aggiungo invece due di quelli che leggo più spesso: 

  • parole, il blog di “opinioni, riflessioni, dati sulla lingua” di Michele Cortelazzo, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Padova
  • Terminologia etc., un blog su “Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche” di Licia Corbolante
Tornando poi ai contenuti del presente blog, noto che in questo mese metà del traffico è venuta da due post molto specifici, pubblicati anni fa: Stampatello maiuscolo in prima elementare (quasi 1900 pagine viste nell’ultimo mese, più di 30.000 dalla pubblicazione a oggi) e Che cosa si studia (per italiano) in prima elementare (più di 700 pagine viste nell’ultimo mese). In entrambi i casi, evidentemente quegli appunti vengono incontro a esigenze sentite da molti genitori… in particolare a inizio scuola. Se puntassi ai grandi numeri, sarebbe sicuramente un’area da approfondire!
 

martedì 2 febbraio 2016

Il mio nuovo blog: Interfacce vocali

   
Sezione dell'immagine "sonogram 1.jpg", utente Bob di FlickrCon l’anno nuovo, e con il mese nuovo, faccio partire un nuovo blog. L’argomento è collegato alla lingua italiana, com’è ovvio, ma è molto specializzato: si tratta delle interfacce vocali (titolo del blog: Interfacce vocali; indirizzo: interfaccevocali.blogspot.it).
 
In senso generale, con “interfacce vocali” faccio riferimento a tutti i sistemi che permettono ai dispositivi informatici di interagire con gli esseri umani attraverso la voce.
 
Il blog parte dai lavori fatti nel semestre di settembre-dicembre 2015 nel mio corso di Linguistica italiana II per la laurea magistrale in Informatica umanistica dell’Università di Pisa. Il corso era dedicato in generale a “scritto e parlato”, ma una buona parte delle lezioni è stata dedicata a presentare le novità di questi sistemi… che si sono rivelati ancora più interessanti di quel che immaginavo.
 
Credo poi che le ragioni di interesse non siano troppo circoscritte. Dalla capacità di dare comandi vocali a un telefono fino ai colloqui con Siri a Cortana, le interfacce vocali oggi attirano l’attenzione di molti, anche tra i non addetti ai lavori. Spero che il blog possa quindi fornire un utile contributo alla conoscenza di questi strumenti.
 

mercoledì 22 ottobre 2014

I blog di Rabat


 
Professionalità a 1000
Ieri pomeriggio ho fatto la mia presentazione all’Istituto Italiano di Cultura di Rabat. Ho fatto una breve storia dei blog italiani, e ho raccontato anche il modo in cui nel giro di pochi anni, soppiantati da Facebook, sono scomparsi i “blog diario” realizzati da adolescenti e pieni di k e abbreviazioni.
 
D’altra parte, i “blog diario” in sé non sono scomparsi, come ho notato anche qualche mese fa. Quelli che ci sono, però, sono di taglio decisamente diverso: letterario. Anche quando descrivono fatti minori della vita di tutti i giorni. La qualità di scrittura media è molto alta e, cosa decisamente interessante in una prospettiva più ampia, tutti gli esempi che conosco sono scritti da donne. Durante la presentazione ne ho citati alcuni attivi nell’ultimo anno:
 
 
Spero che i partecipanti abbiano apprezzato! Il pubblico era composto soprattutto di studenti di italiano di livello A2, ed è stato difficile per me valutare la comprensione del parlato – anche se le diapositive presentavano alcune frasi chiave del testo. Non so quanti di loro diventeranno lettori di blog italiani, ma io sono ottimista!
 
In precedenza, durante la mattina, ero invece riuscito a fare un lungo giro a piedi per Rabat. Anzi, ho attraversato tutta la città vera e propria, andata e ritorno! Partenza dalle rovine della colonia romana di Sala (e necropoli di Chellah), piazzata subito fuori dalle mura, con le sue iscrizioni latine in bella mostra nel foro. E un giardino niente male, pieno di gatti e uccelli che cantano nel caldo estivo delle rive del Bou Regreg. Anzi, qualcuno riesce a identificare gli uccellini che cantano qui?




Uscito dalla necropoli, sono rientrato in città attraverso la porta Bab Zaer e ho costeggiato le lunghissime mura esterne del palazzo reale. Poi ho attraversato la Ville Nouvelle, seguendo l’Avenue Mohammed V: altro percorso molto lungo, e in buona parte sotto portici, che passa davanti alla stazione ferroviaria e termina al confine della vecchia medina.

Porta Bab Chellah nella medina di Rabat



La medina stessa è separata dalla città da un imponente viale e dal Vallo Andaluso, che, isolato e ben tinteggiato, fa la sua bella figura. All’interno sono riuscito a passare solo dalla zona più turistica, lungo la Rue des Consuls. Ma ne valeva la pena, per arrivare fino alla kasbah degli Oudaya. In cima, la vecchia piattaforma del semaforo offre una splendida vista sull’Atlantico e sull’estuario del Bou Regreg. Provo a presentarla qui sotto forma di panorama realizzato con iPhone:

L'estuario del Bou Regreg

Sulla spiaggia di sotto, la meglio gioventù di Rabat si esercita con i surf (onde oceaniche, anche all’interno del frangiflutti…) Dall’altro lato del fiume si staglia invece la città gemella di Salé. Con un po’ di fortuna, riuscirò ad andarci oggi.

 

venerdì 26 luglio 2013

Sorpresa: il blog diario non è morto (ma quello con le K sì)

 
Negli ultimi anni avevamo dato per scontato che il blog diario fosse morto. Salta fuori che non è così.
 
Che cos’è, però, il blog diario? In linea di massima, un blog diario è semplicemente un blog dedicato alla presentazione di vicende personali del suo autore. Le classificazioni dei blog sono molto variate e divergenti, ma tutte danno spazio a questa categoria… anche perché, negli anni in cui i blog erano di moda, quello di “diario in pubblico” sembrava l’uso prevalente di questo tipo di siti. In generale, la categoria contrapposta può essere definita quella dei blog “tematici”, centrati non sulle vicende personali degli autori ma su un argomento specifico, spesso trattato con taglio giornalistico.
 
Di questi argomenti mi sono occupato in dettaglio nel cap. 7 del mio libro sull’italiano del web. Alle origini, avevo lavorato anzitutto sulla diffusione dei due tipi: una ricerca che avevo svolto nel 2007 su un campione di 100 blog mostrava che i blog diario, ricercati tramite Google Blog Search (servizio che ha cambiato nome diverse volte), sembravano in minoranza. Con una ricerca sui post, svolta nello stesso anno, avevo trovato percentuali un po’ più alte sull’allora popolare, e oggi defunto, sito Splinder.it. Tuttavia, al momento dell’uscita del mio libro nel 2011 mi sembrava che la diffusione dei blog diario si fosse molto ridotta, rispetto al 2007 – e non ero l’unico a pensarla in questo modo.
 
Le ragioni per sospettare un calo erano e sono ovvie: il desiderio di espressione del singolo oggi trova sfogo più facilmente su Facebook, che ha un pubblico già “incorporato”. Certo, la marginalizzazione dei blog diario non significava scomparsa totale… qualche blog diario continuavo (e continuo) a seguirlo regolarmente pure io. Ma, appunto, la sensazione era che fossero diventati ormai casi isolati.
 
Quest’anno, però, all’interno del mio pezzo di corso di Linguistica italiana II per la laurea magistrale in Informatica umanistica qui a Pisa, Mariagiovanna Scarale ha fatto una ricerca proprio per vedere se il genere era del tutto scomparso. Risposta: no.
 
La metodologia è stata un mix di quella seguita nei due studi del 2007 che ho citato, ma in sostanza è basata su quello del primo: fare con Google Blog Search la ricerca di una parola molto diffusa in italiano, andare a vedere i risultati partendo dalla ventesima pagina di risultati (SERP), aprire l’ultimo link riportato nella pagina e leggere il primo post del blog aperto, classificando il post (qui sta l’unica differenza rispetto alla ricerca originale, che classificava il blog e non il post), passare poi alla SERP successiva e così via. La classificazione è stata quella basata su tre categorie di base che ho usato anch’io: “diario”, “tematico” e “letterario”.
 
Risultati delle due ricerche, a confronto:
 
2007
  • Tematico: 59 
  • Diario: 31 
  • Letterario (o “inclassificabile”): 10
 
2013
  • Tematico: 71 
  • Diario: 20 
  • Letterario: 9
 
La classificazione è stata empirica e ha un margine di soggettività – però, per esempio, io l’avrei fatta allo stesso modo (tra i post esaminati non ne avrei spostato nessuno di categoria). Quindi, supponendo che sia una classificazione rappresentativa, che cosa si può concludere?
 
Direi in sostanza che il panorama dei blog sembra stabile. I blog tematici rafforzano la propria supremazia, ma le altre categorie resistono bene (e vale la pena notare che i blog diario che ho visto sono di regola scritti con estrema cura, da parte di persone che hanno un bel po’ di cose da dire e spesso sanno bene come dirle). Inoltre, all’interno di tutti i post esaminati non è stato trovato nemmeno un singolo caso di grafia espressiva (k per ch, eccetera): nel corpus di Splinder del 2007 era presente nel 10% dei post “diario”, quindi sarebbe stato legittimo aspettarsi di trovare almeno un paio di post con fenomeni di questo tipo. Invece, nulla. Il che conferma la mia impressione: questa moda sta tendendo al calo. Se fosse effettivamente così, non ne sarei affatto sorpreso.
 

lunedì 19 novembre 2012

Grieve e altri, Variation among blogs

 
All’interno del già citato Genres on the web, uno dei primi capitoli che ho letto è il quattordicesimo, firmato da Jack Grieve, Douglas Biber, Eric Friginal e Tatiana Negrasova: Variation among blogs: a mult-dimensional analysis (pp. 303-322, DOI 10.1007/978-90-481-9178-9_14, autore per la corrispondenza Jack Grieve). Naturalmente, qui è anche questione di interesse diretto. Mi sembra infatti che la mia analisi e classificazione del linguaggio dei blog italiani, che forma il settimo capitolo del mio libro sull’Italiano del web (pp. 141-169), da un lato sia ancora il contributo italiano più completo sull’argomento, dall’altro abbia un gran bisogno di aggiornamenti, visto che il materiale su cui si basa proviene dalle ricerche che ho fatto tra il 2007 e il 2008, prima che Facebook si abbattesse sull’Italia distruggendo (probabilmente) l’intera categoria dei blog-diario.
 
Purtroppo, sul fronte degli aggiornamenti il contributo di Grieve e altri non dà aiuto. I post raccolti risalgono infatti, sembra, al periodo 2003-2005 (p. 305), e il testo in sé sembra essere stato scritto entro il 2008 (o perlomeno, la bibliografia si ferma al 2007). Pazienza: in questo caso l’interesse è soprattutto dovuto alla metodologia di analisi, che si basa naturalmente sui lavori di Biber e ha fatto ampio ricorso agli strumenti della linguistica computazionale.
 
Il campione sui cui si è basato il lavoro è un corpus di oltre due milioni di parole estratto da 500 blog americani, e per la precisione 10 per ogni stato dell’Unione. La procedura non è stata casuale, perché “blogs were selected so as to obtain as even a distribution as possible across age and gender” (p. 308). Il che, viene detto, è stato fatto per esaminare le differenze tra le diverse fasce demografiche – lavoro che poi però è stato abbandonato. Nessun problema, ma noto che probabilmente un campionamento di questo tipo avrà dato ad alcune fasce demografiche uno spazio molto superiore alla loro presenza effettiva nel mondo dei blog: non ci sono informazioni in merito, ma è probabile che i maschi anziani siano stati, per esempio, sovrarappresentati.
 
L’unità di misura è stata comunque il blog, non il post. Scelta anche questa perfettamente sensata, in molti tipi di analisi, ma che secondo me porta a sottovalutare le differenze dal punto di vista del lettore. Molti blog usano infatti un certo stile con coerenza, ma altri (una minoranza, direi) cambiano sensibilmente il linguaggio da un post all’altro.
 
Il punto chiave del lavoro comunque è stata l’analisi linguistica automatica. Gli autori hanno misurato all’interno del corpus 131 la distribuzione di tratti linguistici (per esempio, “verbs, private verbs… contraction, stranded prepositions, split auxiliaries…”: la lista completa è alle pp. 320-321) e su questa base hanno eseguito un’analisi dei fattori, identificando quattro blocchi (“dimensions”) di complessivi 54 tratti che compaiono frequentemente assieme. Le “dimensions” sono (combinando le informazioni fornite alle pp. 308 e 320):
  1. opposizione tra “informational” e “personal focus” (alcuni tratti presi in considerazione: presenza di forme enfatiche, verbi di attività, pronomi di prima persona…) 
  2. addresse focus (alcuni tratti presi in considerazione: verbi al presente o al passato, pronomi di seconda persona…) 
  3. thematic variation (alcuni tratti presi in considerazione: pronomi dimostrativi, avverbi che esprimono probabilità…) 
  4. narrative style (alcuni tratti presi in considerazione: subordinate con verbi fattitivi introdotte da that , sostantivi, aggettivi con valore attributivo…) 
Su questa base gli autori analizzano il corpus in termini di “text type”, un interessante concetto introdotto, credo, da Biber stesso e basato solo sulle caratteristiche linguistiche dei testi, escludendo le caratteristiche non-linguistiche pertinenti invece per i registri (p. 315; all’integrazione di questo concetto con quello di genere testuale viene dedicata solo una nota a piè di pagina). Basandosi su “an analysis of peaks in the clustering criterion and the pseudo-F statistic”, gli autori individuano quindi come “optimal solution” tre “cluster” di blog (p. 316): sull’aspetto statistico non ho competenze, ma i gruppi identificati sono interessanti (pp. 317-319):
  1. blog con “a clear personal focus”: personal diary blog 
  2. molto rari (solo 27 in tutto il campione), blog “highly impersonal and informational” expert blog type 
  3. blog caratterizzati da “an informational style” ma che spesso “use a personal voice to discuss and offer opinions on impersonal topics” commentary blog type 
Come dicono gli autori:

It was therefore concluded that there are two basic types of blogs: personal blogs and thematic blogs. This finding confirm common assumptions about blog registers (p. 320). 

Indeed… Anch’io ho usato la spaccatura tra “personale” e “tematico” come punto di riferimento fondamentale per le mie classificazioni. Sono quindi lieto che questa procedura formalizzata e basata su analisi statistiche confermi in sostanza ciò che io e diversi altri abbiamo ricavato da una semplice lettura e classificazione soggettiva dei testi (e d’altra parte, mi chiedo: se fosse saltato fuori qualcosa di diverso, e di invisibile ai lettori umani, non sarebbe stato il caso di mettere in discussione il senso dell’analisi statistica dei tratti?). E anch’io avevo distinto su base linguistica un terzo e minoritario gruppo rispetto ai due dominanti: nel mio caso, però, si trattava di quello dei blog con linguaggio letterario, più che enciclopedico e specialistico (pp. 163-169 del mio libro). D’altra parte, la presenza e la composizione di questi sottogruppi potrebbe proprio essere una delle caratteristiche che distinguono le “blogosfere” delle diverse culture (come ipotizzavo a p. 169): non c’è dubbio che sembri conforme ai luoghi comuni il fatto che in Italia si trovano tante persone che pubblicano sul blog le proprie poesie, e negli Stati Uniti tante persone che scrivono “in very formal and impersonal style” con lo scopo di “convey information on a particular topic” e quindi producono testi che “read like newspaper and academic articles because of their similar communicative goals” (p. 319).

A lettura finita, devo dire poi che mi sento molto stimolato a cercare di rimetter mano alla vecchia questione dei blog. Insomma, è vero che oggi i blog diario sono praticamente scomparsi? O perlomeno che la loro funzione si è ridimensionata? La risposta a queste domande, sembra, non la sa nessuno (o se qualcuno la sa, la tiene ben nascosta); l’unica cosa da fare, quindi, è incominciare a prendere appunti, raccogliere un corpus aggiornato e verificare di persona.
 

domenica 8 gennaio 2012

Nuovi blog: ROARS e Mike Rose

Per l’anno nuovo ho fatto un po’ di ordine nella colonna dei blog qui a sinistra. Intanto ho aggiunto gli snippet dei nuovi post: spero che siano un buon modo per dare un’idea dei contenuti!

In secondo luogo, ho fatto un po’ di pulizia, mettendo in parcheggio i blog meno aggiornati (o più lontani dalle mie aree di interesse) e facendo un paio di aggiunte. Innanzitutto ROARS (Return On Academic ReSearch), che in effetti è un prodotto collettivo coordinato da un gruppo di docenti e ricercatori universitari italiani. ROARS ha l’obiettivo di “intervenire in modo credibile e competente in una discussione che abbia per interlocutori coloro che devono gestire il processo di trasformazione dell’università italiana e specialmente le forze politiche che si candidano a governare in futuro il Paese” e centrata sui rapporti tra la ricerca accademica e il resto della società. ROARS fino a oggi ha pubblicato contributi di notevole livello, presentando sia materiale originale sia collegamenti commentati ad altre fonti: di questo genere di pubblicazioni c’è estremo bisogno, e rispetto al chiacchiericcio dei quotidiani siamo decisamente su un altro piano.

Il secondo blog che ho aggiunto è quello di Mike Rose, chiamato semplicemente Mike Rose’s Blog. Rose è un esperto di educazione e soprattutto di ciò che in inglese si chiama literacy e in italiano... beh, non c’è il concetto corrispondente, ma se ne ha un’idea sommando “alfabetizzazione” e “competenze e capacità in lettura e scrittura”. Il blog ripresenta materiali già apparsi su altre pubblicazioni e ha cadenza più o meno mensile. In quanto ai contenuti, Rose è un esperto dell’integrazione tra literacy e attività pratiche, soprattutto in rapporto a quella che negli Stati Uniti è la working class. Molto spesso si tratta di letture affascinanti, che corrispondono molto alle mie esperienze e che dovrebbero far considerare buona parte dei discorsi italiani sul “poverini, mandiamoli a lavorare e non a studiare, per il loro bene” per ciò che sono: idiozie.

domenica 31 gennaio 2010

Granieri, Blog generation


Blog generation di Giuseppe Granieri era uscito originariamente nel 2005, ma pochi mesi fa è stato ripresentato con un'aggiunta di dodici pagine di "Postfazione 2009". In effetti, di un aggiornamento si sentiva il bisogno: scritto in un periodo in cui l'interesse per i blog era molto alto, in Italia, il libro dedicava ampio spazio ad aspetti ormai marginali, come l'"economia dei link" (pp. 40-45). Soprattutto, non aveva modo di prevedere che dopo i blog sarebbe venuto il resto del web 2.0. Però la postfazione è molto breve... sarebbe stato meglio scrivere un altro libro!

Detto questo, Blog generation già nell'originale non si abbandonava ad eccessi di entusiasmo, così comuni nella produzione americana, e quindi ha resistito abbastanza bene al passare del tempo. Anzi, in mancanza di sostituti, può servire ancora oggi a dare un'idea rapida di ciò che erano, e in parte ancora sono, i blog: strumenti per pubblicare in modo semplice commenti personali.

Guardando invece al futuro, e in particolare ai blog che si sono trasformati in canali di Twitter o FriendFeed, nella postfazione Granieri dice che "Il ruolo del blog, oggi che è una commodity, è quello - forse - di assecondare maggiormente la propria vocazione di luogo per riflessioni più strutturate, di racconti più meditati, di output per il pensiero 'editorializzato'" (pp. 165-166). Plausibile, d'accordo, ma sarà vero che tutti gli autori di diari on line si sono spostati su Facebook? Bisognerebbe controllare, per saperlo. Cioè, al solito, mettersi lì con pazienza ad aprire blog, classificarli, tirare le somme... In parte lo sto facendo ora io, ma è un po' frustrante vedere che i numeri, su un lavoro di questo genere, finora non li ha tirati fuori nessuno.

(Ancora più frustrante è leggere Gianni Riotta che scrive oggi di Internet sul Sole-24 ore; ma questo è, ahimè, anche in questo caso, lo standard del giornalismo italiano).

giovedì 30 aprile 2009

Metitieri, Il grande inganno del web 2.0

Visto e comprato: un libro intelligente e divertente! Ha il limite di essere più un pamphlet che una vera ricerca, per cui moltissime affermazioni sono lanciate là e non documentate. Però merita.

Il bersaglio polemico più importante sono i blog in generale, e i blog italiani in particolare. Come dargli torto? Qui da noi non è emerso quasi nessun blog importante; ce ne sono diversi di ottima qualità, ovviamente, ma non hanno certo un pubblico significativo. Alcuni li ho elencati nel menu qui a sinistra... ma, appunto, a parte il blog di Paolo Attivissimo, nessuno di loro è particolarmente famoso.

martedì 31 marzo 2009

Baron, Always on

I contributi interessanti sul linguaggio del web si stanno facendo più numerosi. Questo libro è senz'altro un notevole passo avanti, anche se gli argomenti coperti sono tanti (e alcuni già ben noti). Ecco i capitoli:

1. Email to your brain. Il modo in cui gli esseri umani reagiscono alla tecnologia.

2. Language online. Storia della comunicazione elettronica (dai computer ai telefoni cellulari) e definizioni.

3. Controlling the volume. Alcuni dei modi in cui gli esseri umani controllano l'interazione elettronica: segnandosi come "non al computer" con sistemi di messaggeria istantanea, facendo finta di parlare al cellulare quando incontrano qualcuno con cui non vogliono fermarsi, controllando il numero del chiamante prima di rispondere... Componente interessante, ma, direi, marginale; eppure Baron insiste molto su questo aspetto.

4. Are instant messages speech? Qui si entra più sul vivo, con la presentazione di alcune ricerche originali (anche se su campioni minimi). La risposta alla domanda "Speech or writing" è quella ormai ben nota: "Some of both, but not as much speech as we've tended to assume. What's more, gender matters" (p. 70). Ma sull'ultimo punto, il campione è tanto ristretto che, sì, anche se le ragazze scrivono in modo diverso rispetto ai ragazzi... questa è probabilmente una delle tante variazioni presenti (giovani e meno giovani, studenti e lavoratori...).

5. My best day. Un mix di osservazioni linguistiche quantitative e altre più sociologiche sul mondo dei sistemi di messaggi istantanei e di Facebook.

6. Having your say. Blog, YouTube e così via. Tante osservazioni sociologiche e ben poco di interesse linguistico. In un certo senso, le sezioni più interessanti sono quelle che parlano dei talk show alla radio e quelle che cercano di descrivere le motivazioni di chi si esprime in pubblico in questo modo.

7. Going mobile. L'uso dei cellulari... una novità (relativa) per gli Stati Uniti, ma non per noi. Con osservazioni sui modi diversi in cui le varie culture si servono del cellulare. Interessanti i confronti tra SMS e messaggi istantanei.

8. "Whatever". Internet (o altri processi globali) stanno distruggendo il linguaggio? Di sicuro alcuni tratti convenzionali vengono oggi spesso ignorati.

9. Gresham's Ghost. Le trasformazioni della cultura scritta e della lettura.

10. The people we become. Aspetti sociali della comunicazione elettronica e, in particolare, il modo in cui questa facilita il distacco dalla società.

E poi, la bibliografia. Ventun pagine di titoli... e mi verrebbe voglia di leggerli tutti!
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