- parole, il blog di “opinioni, riflessioni, dati sulla lingua” di Michele Cortelazzo, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Padova
- Terminologia etc., un blog su “Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche” di Licia Corbolante
mercoledì 5 ottobre 2016
Aggiornamenti sul blog
martedì 2 febbraio 2016
Il mio nuovo blog: Interfacce vocali
Con l’anno nuovo, e con il mese nuovo, faccio partire un nuovo blog. L’argomento è collegato alla lingua italiana, com’è ovvio, ma è molto specializzato: si tratta delle interfacce vocali (titolo del blog: Interfacce vocali; indirizzo: interfaccevocali.blogspot.it). mercoledì 22 ottobre 2014
I blog di Rabat
Sulla spiaggia di sotto, la meglio gioventù di Rabat si esercita con i surf (onde oceaniche, anche all’interno del frangiflutti…) Dall’altro lato del fiume si staglia invece la città gemella di Salé. Con un po’ di fortuna, riuscirò ad andarci oggi.
venerdì 26 luglio 2013
Sorpresa: il blog diario non è morto (ma quello con le K sì)
- Tematico: 59
- Diario: 31
- Letterario (o “inclassificabile”): 10
- Tematico: 71
- Diario: 20
- Letterario: 9
lunedì 19 novembre 2012
Grieve e altri, Variation among blogs
- opposizione tra “informational” e “personal focus” (alcuni tratti presi in considerazione: presenza di forme enfatiche, verbi di attività, pronomi di prima persona…)
- addresse focus (alcuni tratti presi in considerazione: verbi al presente o al passato, pronomi di seconda persona…)
- thematic variation (alcuni tratti presi in considerazione: pronomi dimostrativi, avverbi che esprimono probabilità…)
- narrative style (alcuni tratti presi in considerazione: subordinate con verbi fattitivi introdotte da that , sostantivi, aggettivi con valore attributivo…)
- blog con “a clear personal focus”: personal diary blog
- molto rari (solo 27 in tutto il campione), blog “highly impersonal and informational” expert blog type
- blog caratterizzati da “an informational style” ma che spesso “use a personal voice to discuss and offer opinions on impersonal topics” commentary blog type
It was therefore concluded that there are two basic types of blogs: personal blogs and thematic blogs. This finding confirm common assumptions about blog registers (p. 320).
Indeed… Anch’io ho usato la spaccatura tra “personale” e “tematico” come punto di riferimento fondamentale per le mie classificazioni. Sono quindi lieto che questa procedura formalizzata e basata su analisi statistiche confermi in sostanza ciò che io e diversi altri abbiamo ricavato da una semplice lettura e classificazione soggettiva dei testi (e d’altra parte, mi chiedo: se fosse saltato fuori qualcosa di diverso, e di invisibile ai lettori umani, non sarebbe stato il caso di mettere in discussione il senso dell’analisi statistica dei tratti?). E anch’io avevo distinto su base linguistica un terzo e minoritario gruppo rispetto ai due dominanti: nel mio caso, però, si trattava di quello dei blog con linguaggio letterario, più che enciclopedico e specialistico (pp. 163-169 del mio libro). D’altra parte, la presenza e la composizione di questi sottogruppi potrebbe proprio essere una delle caratteristiche che distinguono le “blogosfere” delle diverse culture (come ipotizzavo a p. 169): non c’è dubbio che sembri conforme ai luoghi comuni il fatto che in Italia si trovano tante persone che pubblicano sul blog le proprie poesie, e negli Stati Uniti tante persone che scrivono “in very formal and impersonal style” con lo scopo di “convey information on a particular topic” e quindi producono testi che “read like newspaper and academic articles because of their similar communicative goals” (p. 319).
A lettura finita, devo dire poi che mi sento molto stimolato a cercare di rimetter mano alla vecchia questione dei blog. Insomma, è vero che oggi i blog diario sono praticamente scomparsi? O perlomeno che la loro funzione si è ridimensionata? La risposta a queste domande, sembra, non la sa nessuno (o se qualcuno la sa, la tiene ben nascosta); l’unica cosa da fare, quindi, è incominciare a prendere appunti, raccogliere un corpus aggiornato e verificare di persona.
domenica 8 gennaio 2012
Nuovi blog: ROARS e Mike Rose
Per l’anno nuovo ho fatto un po’ di ordine nella colonna dei blog qui a sinistra. Intanto ho aggiunto gli snippet dei nuovi post: spero che siano un buon modo per dare un’idea dei contenuti!
In secondo luogo, ho fatto un po’ di pulizia, mettendo in parcheggio i blog meno aggiornati (o più lontani dalle mie aree di interesse) e facendo un paio di aggiunte. Innanzitutto ROARS (Return On Academic ReSearch), che in effetti è un prodotto collettivo coordinato da un gruppo di docenti e ricercatori universitari italiani. ROARS ha l’obiettivo di “intervenire in modo credibile e competente in una discussione che abbia per interlocutori coloro che devono gestire il processo di trasformazione dell’università italiana e specialmente le forze politiche che si candidano a governare in futuro il Paese” e centrata sui rapporti tra la ricerca accademica e il resto della società. ROARS fino a oggi ha pubblicato contributi di notevole livello, presentando sia materiale originale sia collegamenti commentati ad altre fonti: di questo genere di pubblicazioni c’è estremo bisogno, e rispetto al chiacchiericcio dei quotidiani siamo decisamente su un altro piano.
Il secondo blog che ho aggiunto è quello di Mike Rose, chiamato semplicemente Mike Rose’s Blog. Rose è un esperto di educazione e soprattutto di ciò che in inglese si chiama literacy e in italiano... beh, non c’è il concetto corrispondente, ma se ne ha un’idea sommando “alfabetizzazione” e “competenze e capacità in lettura e scrittura”. Il blog ripresenta materiali già apparsi su altre pubblicazioni e ha cadenza più o meno mensile. In quanto ai contenuti, Rose è un esperto dell’integrazione tra literacy e attività pratiche, soprattutto in rapporto a quella che negli Stati Uniti è la working class. Molto spesso si tratta di letture affascinanti, che corrispondono molto alle mie esperienze e che dovrebbero far considerare buona parte dei discorsi italiani sul “poverini, mandiamoli a lavorare e non a studiare, per il loro bene” per ciò che sono: idiozie.
domenica 31 gennaio 2010
Granieri, Blog generation
Blog generation di Giuseppe Granieri era uscito originariamente nel 2005, ma pochi mesi fa è stato ripresentato con un'aggiunta di dodici pagine di "Postfazione 2009". In effetti, di un aggiornamento si sentiva il bisogno: scritto in un periodo in cui l'interesse per i blog era molto alto, in Italia, il libro dedicava ampio spazio ad aspetti ormai marginali, come l'"economia dei link" (pp. 40-45). Soprattutto, non aveva modo di prevedere che dopo i blog sarebbe venuto il resto del web 2.0. Però la postfazione è molto breve... sarebbe stato meglio scrivere un altro libro!
Detto questo, Blog generation già nell'originale non si abbandonava ad eccessi di entusiasmo, così comuni nella produzione americana, e quindi ha resistito abbastanza bene al passare del tempo. Anzi, in mancanza di sostituti, può servire ancora oggi a dare un'idea rapida di ciò che erano, e in parte ancora sono, i blog: strumenti per pubblicare in modo semplice commenti personali.
Guardando invece al futuro, e in particolare ai blog che si sono trasformati in canali di Twitter o FriendFeed, nella postfazione Granieri dice che "Il ruolo del blog, oggi che è una commodity, è quello - forse - di assecondare maggiormente la propria vocazione di luogo per riflessioni più strutturate, di racconti più meditati, di output per il pensiero 'editorializzato'" (pp. 165-166). Plausibile, d'accordo, ma sarà vero che tutti gli autori di diari on line si sono spostati su Facebook? Bisognerebbe controllare, per saperlo. Cioè, al solito, mettersi lì con pazienza ad aprire blog, classificarli, tirare le somme... In parte lo sto facendo ora io, ma è un po' frustrante vedere che i numeri, su un lavoro di questo genere, finora non li ha tirati fuori nessuno.
(Ancora più frustrante è leggere Gianni Riotta che scrive oggi di Internet sul Sole-24 ore; ma questo è, ahimè, anche in questo caso, lo standard del giornalismo italiano).
giovedì 30 aprile 2009
Metitieri, Il grande inganno del web 2.0
Il bersaglio polemico più importante sono i blog in generale, e i blog italiani in particolare. Come dargli torto? Qui da noi non è emerso quasi nessun blog importante; ce ne sono diversi di ottima qualità, ovviamente, ma non hanno certo un pubblico significativo. Alcuni li ho elencati nel menu qui a sinistra... ma, appunto, a parte il blog di Paolo Attivissimo, nessuno di loro è particolarmente famoso.
martedì 31 marzo 2009
Baron, Always on
I contributi interessanti sul linguaggio del web si stanno facendo più numerosi. Questo libro è senz'altro un notevole passo avanti, anche se gli argomenti coperti sono tanti (e alcuni già ben noti). Ecco i capitoli:1. Email to your brain. Il modo in cui gli esseri umani reagiscono alla tecnologia.
2. Language online. Storia della comunicazione elettronica (dai computer ai telefoni cellulari) e definizioni.
3. Controlling the volume. Alcuni dei modi in cui gli esseri umani controllano l'interazione elettronica: segnandosi come "non al computer" con sistemi di messaggeria istantanea, facendo finta di parlare al cellulare quando incontrano qualcuno con cui non vogliono fermarsi, controllando il numero del chiamante prima di rispondere... Componente interessante, ma, direi, marginale; eppure Baron insiste molto su questo aspetto.
4. Are instant messages speech? Qui si entra più sul vivo, con la presentazione di alcune ricerche originali (anche se su campioni minimi). La risposta alla domanda "Speech or writing" è quella ormai ben nota: "Some of both, but not as much speech as we've tended to assume. What's more, gender matters" (p. 70). Ma sull'ultimo punto, il campione è tanto ristretto che, sì, anche se le ragazze scrivono in modo diverso rispetto ai ragazzi... questa è probabilmente una delle tante variazioni presenti (giovani e meno giovani, studenti e lavoratori...).
5. My best day. Un mix di osservazioni linguistiche quantitative e altre più sociologiche sul mondo dei sistemi di messaggi istantanei e di Facebook.
6. Having your say. Blog, YouTube e così via. Tante osservazioni sociologiche e ben poco di interesse linguistico. In un certo senso, le sezioni più interessanti sono quelle che parlano dei talk show alla radio e quelle che cercano di descrivere le motivazioni di chi si esprime in pubblico in questo modo.
7. Going mobile. L'uso dei cellulari... una novità (relativa) per gli Stati Uniti, ma non per noi. Con osservazioni sui modi diversi in cui le varie culture si servono del cellulare. Interessanti i confronti tra SMS e messaggi istantanei.
8. "Whatever". Internet (o altri processi globali) stanno distruggendo il linguaggio? Di sicuro alcuni tratti convenzionali vengono oggi spesso ignorati.
9. Gresham's Ghost. Le trasformazioni della cultura scritta e della lettura.
10. The people we become. Aspetti sociali della comunicazione elettronica e, in particolare, il modo in cui questa facilita il distacco dalla società.
E poi, la bibliografia. Ventun pagine di titoli... e mi verrebbe voglia di leggerli tutti!

