Anche se lavoro nel settore, mi guardo bene dall’interferire con quello che fanno i miei figli a scuola. Regola uno: mai mettere le mani nel lavoro degli insegnanti. La regola è facile da rispettare, credo, anche perché le scuole con cui abbiamo avuto a che fare sono sempre state di alto livello... Decisamente migliori di quelle in cui ho studiato io, tanto per fare un esempio.
Com’è ovvio, però, seguo con attenzione quello che viene fatto. In particolare per mia figlia, che quest’anno è in prima elementare e sta “imparando” a leggere e scrivere. Le virgolette ci vogliono perché, come in molti casi – non in tutti – i bambini ora arrivano in prima elementare sapendo già leggere e scrivere. A volte in modo non uniforme, beninteso: mia figlia ha imparato a scrivere quasi due anni fa, e si è regolarmente divertita a copiare scritte in stampatello, ma fino alla fine dell’anno non era mai riuscita a leggere. Con la scuola, subito prima delle vacanze ha imparato invece a leggere rapidamente e ad alta voce.
In ogni caso, l’insegnamento si è adattato alle circostanze. Ho visto che i metodi variano da classe a classe, ma nel nostro caso l’impostazione è stata questa:
Per quanto riguarda il disegno dei caratteri, se ho visto bene non viene data nessuna indicazione sul modo in cui devono essere tracciati (dall’alto, dal basso, etc.). O perlomeno, mia figlia esegue le sequenze in modo piuttosto idiosincratico – e anche qui mi chiedo se sia utile o meno dare indicazioni esplicite sul percorso migliore di tracciamento.
Le insegnanti, inoltre, hanno evitato di dare un nome alle lettere: invece di chiamarle “esse”, “zeta”, eccetera, mi sembra ci sia solo l’uso di dare la pronuncia corrispondente (s, z...). Nei casi in cui una lettera corrisponde a più di una pronuncia? Non so. Di sicuro, mi sembra che non venga nemmeno notato il fatto che una E può corrispondere a una e aperta o a una e chiusa, eccetera (il che in una scuola toscana non dovrebbe produrre particolari difficoltà).
A ogni modo, nella trascrizione di ieri (riprodotta qui sotto, in file ad alta definizione) direi che sono stati abbandonati i puntini tra le parole. Il programma prevede poi che si passi ai digrammi e ai trigrammi. Attendo con interesse.
Com’è ovvio, però, seguo con attenzione quello che viene fatto. In particolare per mia figlia, che quest’anno è in prima elementare e sta “imparando” a leggere e scrivere. Le virgolette ci vogliono perché, come in molti casi – non in tutti – i bambini ora arrivano in prima elementare sapendo già leggere e scrivere. A volte in modo non uniforme, beninteso: mia figlia ha imparato a scrivere quasi due anni fa, e si è regolarmente divertita a copiare scritte in stampatello, ma fino alla fine dell’anno non era mai riuscita a leggere. Con la scuola, subito prima delle vacanze ha imparato invece a leggere rapidamente e ad alta voce.
In ogni caso, l’insegnamento si è adattato alle circostanze. Ho visto che i metodi variano da classe a classe, ma nel nostro caso l’impostazione è stata questa:
- partire dall’inizio dell’anno scrivendo su quadernoni A4 a quadretti di un centimetro
- iniziare praticamente subito con i caratteri in stampatello maiuscolo (senza passare dalle fasi di “cornicine” che ancora oggi ricordo, dalla mia remota infanzia, come una noia mortale)
- completare l’alfabeto in stampatello maiuscolo (cosa avvenuta alla fine di dicembre) prima di passare ad altri tipi di scrittura
- scrivere un carattere per ogni quadretto
- indicare la separazione tra le parole non con un quadretto bianco, ma con un quadretto che contiene un puntino
- lasciare tra una riga di scrittura e l’altra una riga vuota, indicata da un puntino nel quadretto iniziale
- soprattutto, copiare molti testi dalla lavagna
Per quanto riguarda il disegno dei caratteri, se ho visto bene non viene data nessuna indicazione sul modo in cui devono essere tracciati (dall’alto, dal basso, etc.). O perlomeno, mia figlia esegue le sequenze in modo piuttosto idiosincratico – e anche qui mi chiedo se sia utile o meno dare indicazioni esplicite sul percorso migliore di tracciamento.
Le insegnanti, inoltre, hanno evitato di dare un nome alle lettere: invece di chiamarle “esse”, “zeta”, eccetera, mi sembra ci sia solo l’uso di dare la pronuncia corrispondente (s, z...). Nei casi in cui una lettera corrisponde a più di una pronuncia? Non so. Di sicuro, mi sembra che non venga nemmeno notato il fatto che una E può corrispondere a una e aperta o a una e chiusa, eccetera (il che in una scuola toscana non dovrebbe produrre particolari difficoltà).
A ogni modo, nella trascrizione di ieri (riprodotta qui sotto, in file ad alta definizione) direi che sono stati abbandonati i puntini tra le parole. Il programma prevede poi che si passi ai digrammi e ai trigrammi. Attendo con interesse.


