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venerdì 14 dicembre 2012

Shanghai


A Shanghai, attorno all’appuntamento all’Istituto Italiano di Cultura sono riuscito a piazzare un programma di visite niente male. Innanzitutto, la sera dell’arrivo, cena al sofisticato 100th Century Restaurant, al novantunesimo piano di uno del grattacielo (per ora) più alto della città. Devo ammettere che la vista dalle finestre non era male:
 

Prezzo della cena: una trentina di euro, che nell’Italia del nord oggi probabilmente se ne vanno per pizza, birra e dessert in qualche scalcinato ristorante fuori mano. Ma in generale, la zona di grattacieli di Pudong è abbastanza impressionante:

Pudong
 
Due giorni dopo, da grande appassionato di treni ho speso un’altra decina di euro per fare il viaggio di andata e ritorno sul maglev per l’aeroporto. In effetti, andare a 430 km/h su un treno a levitazione magnetica non è male! Un altro pezzetto di futuro che è già qui.
 

E per completare l’esperienza, una visita alla casa natale di James G. Ballard, oggi pretenzioso ristorante:
 

Tanto pretenzioso che per pranzare davvero sono andato un paio di porte più in là, in un posto cinese in cui ti portano l’acqua bollente in una caldaia di rame, e i clienti cuociono direttamente lì dentro quello che hanno ordinato (prezzo, stavolta, € 6):
 

Più, alla fine, controllo passaporti in stazione e imbarco sul treno notturno per Hong Kong. Che, anche se “Hard sleeper”, si rivelerà in realtà comodissimo. Siamo alle ultime battute della mia trasferta…
 

domenica 19 aprile 2009

James G. Ballard è morto


Ho appena letto la notizia. Con lui ho avuto a che fare di persona tempo fa: ho contribuito a fargli un'intervista nel 1992 (o giù di lì) a Viareggio, a due passi da casa mia. Che fosse malato di un cancro inoperabile, si sapeva; ma è stata comunque una cosa inaspettata.

Per molti anni ho pensato che fosse il più grande scrittore del ventesimo secolo. Probabilmente lo penso ancora... E ho ancora il sospetto che L'astronauta morto sia il più bel racconto di fantascienza di tutti i tempi. A memoria, comincia così: "Le torri arrugginite di Cape Kennedy si ergevano verso il cielo come le cifre di una dimenticata algebra astrale".

Ma soprattutto, sono sicuro che la società post-televisiva lui l'aveva capita a fondo, quanto e meglio di chiunque altro, già negli anni Cinquanta.

Ne sentirò la mancanza, e non sarò il solo.
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