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giovedì 30 maggio 2019

Lingue e intelligenza artificiale in e-book

  
 
Copertina di Lingue e intelligenza artificiale
Aggiornamento pubblicitario: il mio libro Lingue e intelligenza artificiale (Roma, Carocci, 2018) è stato messo in vendita da poco anche come e-book! In questa forma, il libro è disponibile:
 
 
Insomma, per usare un abusato luogo comune pubblicitario: adesso non ci sono più scuse per non comprarlo!
 

martedì 1 settembre 2015

Baron, Words onscreen


 
Naomi Baron, Words onscreen
Il nuovo libro di Naomi Baron mi è piaciuto molto.
 
Più di sei anni fa avevo presentato sinteticamente un precedente libro della stessa autrice, Always On, che si occupava anche di questioni linguistiche. In questo nuovo testo la linguistica è assente. Words onscreen si occupa invece, in un certo senso, di antropologia della lettura. Dico “in un certo senso” perché il quadro d’assieme non è molto definito e tratta infinite questioni diverse. Ci sono però ottime ragioni perché sia così.
 
Nel mondo contemporaneo, infatti, la “lettura” si presenta in forme molto variate e viene portata avanti dai lettori in modi molto variati. Un conto è leggere per studiare, un conto leggere per passare il tempo, e così via. L’uso di molte angolazioni è quindi l’unico modo possibile per dare conto di questa realtà.
 
Ciò significa anche creare un libro composto di innumerevoli microcapitoli, poco collegati gli uni agli altri e spesso di taglio quasi giornalistico. Dalle questioni sulle aliquote IVA applicate agli e-book in Europa alla preferenza giapponese per i fax, dal problema di leggere poesie su schermo fino ai sistemi per riprodurre l’odore di biblioteca, si salta continuamente da un argomento all’altro. Il che, se vogliamo, è anche paradossale, visto che uno dei fili conduttori del lavoro di Naomi Baron è proprio l’importanza dei testi che richiedono una lettura approfondita e meditata.
 
Al di sotto delle sfaccettature ci sono peraltro proprio questi fili conduttori – anche se non arrivano mai (cosa comprensibile, visto quanto detto sopra) a comporre un quadro molto coerente. Il principale di tutti è il tema della persistente importanza della lettura su carta. Dopo tanti discorsi sui nativi digitali, infatti, ciò che si vede è che anche le generazioni più recenti trovano più pratico e funzionale usare la carta per molti tipi di lettura, il che fa pensare fortemente che no, non sia questione di abitudini: per certi tipi di compito la carta è proprio uno strumento migliore. Words onscreen fornisce da questo punto di vista la sintesi più completa e aggiornata dei molti studi recenti che documentano questo non imprevedibile stato di cose.
 
Altro paradosso: ho letto questo libro su Kindle e ho la nettissima sensazione che, proprio come previsto dall’autrice, sia molto difficile superare i limiti dell’interfaccia elettronica per rendermi ben conto del quadro d’assieme. Potessi scorrerlo su carta, forse troverei più facile rimettere insieme le sfaccettature e rendermi conto del discorso di base.
 
Detto questo, visto che ci sono fortissime spinte a sostituire la carta con lo schermo, forse si può saltare subito al discorso finale:
 
The real question is whether the affordances of reading onscreen lead us to a new normal. One in which length and complexity and annotation and memory and rereading and especially concentration are proving more challenging than when reading in hardcopy. One in which we are willing to say that if the new technology doesn’t encourage these approaches to reading, maybe these approaches aren’t so valuable after all (p. 235).
 
Naomi Baron, senza assolutamente opporsi all’uso ragionevole degli strumenti di comunicazione elettronici, ovviamente non concorda con questa risposta. Altrettanto ovviamente, non concordo neanch’io. Lavorare sui testi in modo approfondito è in molte situazioni preferibile al saltellare da una frase all’altra. La nostra società dovrebbe quindi essere capace di fare un esercizio non troppo difficile: saper scegliere, caso per caso, gli strumenti migliori per portare a termine un lavoro, senza farsi sviare dall’ideologia del “tutto digitale”. Del resto, come mostrano molte delle indagini su studenti richiamate nel corso del libro, questo è ciò che i singoli fanno senza troppi problemi in innumerevoli occasioni.
 
Naomi Baron, Words onscreen: the fate of reading in a digital world, Oxford, Oxford University Press, 2014, letto in versione Kindle, pp. dichiarate 321, € 12,88, ASIN B00QH3MDUE, ISBN della versione di riferimento per i numeri di pagina 0199315760.
 

martedì 7 ottobre 2014

Tavosanis, Transmongolica


Tavosanis, Transmongolica
Giusto due anni fa sono partito per un lungo viaggio in treno… Pisa – Hong Kong, sola andata (poi sono rientrato, d’accordo, ma il viaggio di ritorno l’ho fatto, più banalmente, in aereo!). Il pezzo più lungo è strato quello sul tracciato della Transiberiana, deviando sulla Transmongolica dopo Ulan-Ude. Soste a Mosca, Ulaanbaatar e Pechino; traversata del deserto del Gobi mentre nella carrozza ristorante del treno mongolo impazzavano le canzoni di Al Bano. Eccetera.
 
Nei mesi successivi, poi, partendo da Hong Kong ho fatto anche un lungo giro per la Cina. Sempre in treno, naturalmente. Con soste a Guangzhou (cioè Canton), Pechino, Xi’an e Shanghai. Entrambe le esperienze mi hanno insegnato molto e al tempo stesso sono state una grande fonte di soddisfazioni.
 
Su questo blog ho raccontato in tempo quasi reale diversi pezzi del viaggio, a partire dalla mia visita al Museo dei Cosmonauti di Mosca. Durante le ultime vacanze di fine anno, però, ho rimesso insieme i vari appunti, li ho integrati parecchio e li ho messi in forma di libro… un po’ anche per tenermi in esercizio con le tecniche mostrate qualche anno fa nel manuale Editoria digitale. Ho quindi impaginato il testo su carta e mi sono stampato qualche copia da regalare ad amici e parenti. Esercizio costosetto, visto che assieme al testo ho inserito un discreto numero di foto e ho stampato tutto a colori! Ma ne ho approfittato anche per preparare, ovviamente, un e-book e metterlo in vendita su Amazon.
 
A questo punto, però, sommerso dal lavoro, della versione su Amazon mi sono semplicemente dimenticato. La sua esistenza mi è ritornata in mente qualche giorno fa, quando mi sono arrivati da Amazon due assegni con i pagamenti dei diritti maturati nel frattempo –così ho scoperto che in totale il libro, in aprile, ha venduto ben quattro copie. Non me lo sarei aspettato, in assenza totale di promozione… ma ora, gli € 8 e spiccioli guadagnati in questo modo mi fanno balenare davanti un futuro di scrittore di successo, tra gloria e ricchezze.
 
Beh, forse.
 
Comunque, ho approfittato dell’ondata emotiva per risistemare il testo, fare qualche miglioramento e aggiungere e ottimizzare foto. Queste ultime, ovviamente, non rendono molto su Kindle. Ma perlomeno sono leggibili, anche se per vederle a colori occorre usare un tablet o il lettore cloud di Amazon. Sono, temo, i limiti di una tecnologia agli esordi.
 
La nuova versione del libro è da oggi in vendita su Amazon al prezzo di € 3,77 (ASIN: B00IGCUBRG). Prometto che, quando raggiungerà le diecimila copie vendute, pubblicherò la notizia anche qui sopra. Però sospetto che ci vorrà, come dire, un po’ di tempo per arrivare al traguardo. Nell’attesa, potrei quindi dedicarmi a raccontare i miei viaggi in treno a Giava o in India. Una promessa oppure una minaccia?
 

giovedì 19 gennaio 2012

I libri di testo elettronici non saranno una bacchetta magica

 
Da qualche giorno si parla molto dell’evento che Apple ha organizzato per oggi (giovedì 19 gennaio) a New York. Evento centrato sull’educazione, e di cui sul Wall Street Journal Shara Tibken dice che “is expected to unveil textbooks optimized for the iPad and that feature ways to interact with the content, as well as partnerships with publishers”... il resto dell’articolo non lo vedo, perché accessibile solo ai paganti (o, per un breve periodo, ai registrati).
 
D’altra parte, la rivista online Ars technica riferisce in un articolo di Chris Foreman che “sources close to the matter have confirmed to Ars that Apple will announce tools to help create interactive e-books—the ‘GarageBand for e-books’, so to speak—and expand its current platform to distribute them to iPhone and iPad users”.
 
Beh, ormai basta aspettare qualche ora per sapere chi ha ragione... Ma, indipendentemente dai dettagli dell’innovazione che sarà annunciata oggi, partiamo dal presupposto ottimistico che si tratti comunque di qualcosa di interessante. Che impatto può avere per il mercato dei “libri di testo”? La cosa mi coinvolge anche a livello personale, visto che ho lavorato a un bel po’ di libri di testo, per la scuola e l’università, e uno lo sto chiudendo proprio adesso.
 
È importante ricordare, però, che l’introduzione di “libri di testo elettronici” viene spesso vista in Italia come una specie di bacchetta magica. Per esempio, tra le Cento proposte per l’Italia lanciate il 31 ottobre 2011 sindaco di Firenze Matteo Renzi è stato trovato lo spazio per dedicarne una, la n. 85, agli Ebook per tutti:
 
Moltissimi libri sono liberi dai diritti d’autore, in pratica lo sono tutti i classici della letteratura italiana. L’invenzione degli ebook ha eliminato i costi di stampa e di distribuzione di un libro e, nel caso specifico, non essendoci diritti d’autore, neppure questa voce di spesa è presente. I costi sono soltanto legati alla accessibilità su web dei titoli e l’organizzazione del loro downloading. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con spesa molto contenuta, potrebbe offrire la disponibilità degli e-readers a titolo gratuito a tutti gli studenti e promuovere una diffusione simile, a basso costo, anche dei libri di testo.
 
L’autore di questa proposta (forse Giorgio Gori, ex direttore Mediaset) non ha messo a fuoco il problema della codifica dei testi e pare non si renda conto del fatto che i classici della letteratura italiana sono già da tempo disponibili in modo organizzato su diversi siti... nonostante le difficoltà di Bibliotecaitaliana, moltissimi titoli sono per esempio disponibili da decenni sul sito di LiberLiber. Però, anche al di là di questo e delle sgrammaticature, la proposta non mi è molto chiara: si vogliono fornire lettori di ebook gratis a tutti gli studenti italiani con la speranza che leggano classici della letteratura? Beh, perché no? Ben pochi di questi strumenti, temo, verrebbero poi usati effettivamente per leggere – tantomeno per leggere classici della letteratura italiana, che già oggi giacciono in milioni di copie, non particolarmente contese, nelle biblioteche – e il costo dell’operazione a occhio si aggirerebbe sul mezzo miliardo di euro (= 50 € per ogni lettore, moltiplicato per i circa 9 milioni di studenti delle scuole di ogni ordine e grado)... però anche se l’investimento non è troppo sensato, meglio impiegare i soldi in questo modo che in molti altri. Di sicuro, sarebbe un bell’aiutino di Stato per il mercato dei libri elettronici.
 
La proposta comunque, noto, termina evocando i “libri di testo” e i possibili risparmi ottenibili in questo modo. Sullo stesso argomento è tornato due mesi dopo il nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, che in un videoforum ha espresso auspici in tal senso: “I libri si spostino sui tablet. Si possono scaricare - non gratis, le cose hanno un valore -. Possono così divenire dei ‘book in progress’, sfruttare al massimo l'interattività. E alla fine si risparmia, pur considerando l'acquisto del tablet”.
 
Al di là di un’affermazione come “non gratis, le cose hanno un valore”, che sarebbe agghiacciante se non fosse evidentemente buttata lì tanto per dire, anche il ministro sembra non essersi accorto di un fatto: nella scuola italiana i “libri di testo” elettronici sono già obbligatori. O meglio, l’articolo 15 della legge 133 del 6 agosto 2008 stabilisce al comma 2 che “A partire dall'anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista”. Ma, appunto, penso che della bacchetta magica se ne siano accorti in pochi. Sui problemi di applicazione della legge, evidenti già alla sua approvazione, segnalo una bella analisi d’epoca di Francesco Scervini; mi chiedo però come stiano andando le cose adesso, a termini scaduti... Molti editori hanno, credo, ottemperato all’obbligo di legge mettendo in linea da qualche parte i PDF dei propri libri. Molti, immagino, se ne sono semplicemente disinteressati, ben consapevoli del fatto che dal punto di vista pratico è oggi impensabile che in Italia gli studenti possano usare libri di testo principalmente elettronici. Ma non ho informazioni concrete. Cercando in rete, ho trovato solo un comunicato stampa relativo a un sondaggio non pubblicato, e sarei molto curioso di sapere se qualcuno ha dati più precisi.
 
In ogni caso, le osservazioni fatte finora da politici e ministri italiani – e le leggi corrispondenti! – non si alzano molto al di sopra del livello delle conversazioni da dopocena. Viceversa, sui vantaggi, e sui limiti, dei dispositivi elettronici dal punto di vista didattico c’è ormai una bibliografia imponente, che ha prodotto alcune importanti acquisizioni. E, anche se è chiaro che tutto il mondo che ruota attorno ai libri di testo ha un ampio margine di miglioramento, le bacchette magiche si sono rivelate ben poco efficaci di fronte a questo genere di problemi. Su questo argomento spero di scrivere alcuni post nel prossimo futuro – magari illuminato dall’evento che sta per svolgersi oltreoceano.
 

lunedì 20 dicembre 2010

Studiare l'esperienza degli e-book

Sul Domenicale del Sole-24 ore della settimana scorsa, all'interno di una sezione dedicata agli e-book, Roberto Casati apre un articolo: "Non mi risultano dati scientifici che comparino l'esperienza di leggere un e-book a quella di leggere un libro su carta" (a p. 22). I dati, però, ci sono e possono essere considerati ormai assestati.

Naturalmente, il modo in cui Casati parla della lettura è molto generico. Che cosa si intende per "comparino l'esperienza"? Per esempio, potremmo intendere una descrizione delle diversità di comportamento. E qui le cose cambiano molto da un tipo di testo all'altro. I romanzi - beh, si leggono su Kindle e iPad esattamente come su carta: una pagina alla volta, dall'inizio alla fine.

Diversa è la situazione per i libri di studio. Per esempio, Jenny Lau ha sintetizzato in questo modo la bibliografia recente in un articolo intitolato Students’ experience of using electronic textbooks in different levels of education (Scroll, 1, 1, 2008):

Learning behaviour changes when one accesses text in electronic format. Students are accustomed to scan through the text to get an overview of the material. This, however, becomes difficult while using an electronic version (Waycott & Kukulska-Hulme, 2003). Instead of scanning through the text, students may skim it. When reading electronic text, students prefer to start from the table of contents to determine which chapters seem relevant (Hernoon, Hopper, Leach, Saunders, & Zhang, 2007). Highlighting, underlining, and note taking, activities that are considered to support active reading, are not equally represented in digital form. For instance, medical students found that taking notes in electronic format was not as natural as with paper (Morton, Foreman, Goede, Bezzant, & Albertine, 2007) (p. 5).

Oppure, potremmo decidere di rispondere a Casati su questo punto cercando di capire non tanto se le esperienze sono diverse quanto se il gradimento è diverso. Lau ritrova in bibliografia una maggiore accettazione (ovvia) dei testi elettronici da parte delle generazioni più giovani. Se dalle preferenze relative si passa a quelle assolute, però, le cose cambiano, come risulta da uno studio originale di William Douglas Woody, David B. Daniel e Crystal A. Baker, E-books or textbooks: Students prefer textbooks, pubblicato su Computers & Education, 55 , 2010, pp. 945–948 (purtroppo, accessibile solo a pagamento o da reti abbonate). L'abstract dice già tutto:

Previous research has demonstrated that the experience of reading e-books is not equivalent to reading textbooks. This study examines factors influencing preference for e-books as well as reported use of e-book content. Although the present student cohort is the most technologically savvy to ever enter universities, students do not prefer e-books over textbooks regardless of their gender, computer use or comfort with computers. No significant correlations existed between the number of e-books previously used and overall preference of e-books: Participants who had previously used an e-book still preferred print texts for learning. Despite the ability to easily access supplemental content through books via hyperlinks and other features, students were more likely to use special features in print books than in e-books.

In sostanza, potendo scegliere, gli studenti preferiscono studiare su libri su carta. E, poiché reagiscono in questo modo anche studenti che hanno già usato e-book, la causa probabile di questa preferenza non è l'abitudine ma la semplice usabilità. Gli addetti ai lavori lo sanno, ma ci vorrà un po' di tempo prima che queste osservazioni diventino di dominio comune...

mercoledì 19 maggio 2010

Roncaglia, La quarta rivoluzione


È appena uscito, e me lo sono comprato al volo, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, di Gino Roncaglia.

Il libro è un ottimo testo divulgativo, e ha l'incomparabile vantaggio di essere aggiornato a questa primavera... fino all'annuncio dell'iPad, e prima della sua commercializzazione in Italia. Se si cerca un testo unico sulla questione dei libri elettronici, al momento non c'è niente di meglio in italiano - e niente di immediatamente confrontabile nemmeno in altre lingue. Quindi è una lettura assolutamente consigliata.

A livello di informazioni di contorno, il libro ha anche un sito di riferimento (e un gruppo su Facebook). Il libro è anche come e-book - cosa naturale, ma tutt'altro che scontata - e tra poco dovrebbe comparire anche nel catalogo della nuova sezione ebook di IBS.

Per quanto riguarda i contenuti, le sei "lezioni" presentano, in modo piacevolmente discorsivo, gli argomenti indispensabili. Trasformando i titoli evocativi delle lezioni (per esempio, la prima si intitola Il libro e il cucchiaio) in indicazioni più referenziali, la suddivisione grosso modo sarebbe:

1. caratteristiche delle interfacce di lettura
2. definizione del libro elettronico
3. storia dell'e-book, con molta attenzione ai problemi pragmatici di usabilità
4. codifica dei testi
5. gestione dei diritti e distribuzione
6. prospettive per il futuro

Come sintesi dello stato delle cose, sembra difficile immaginare qualcosa di meglio - o anche semplicemente di diverso (anche se qualcosa di più dirò a fine post). Semplicemente, se si vuole un orientamento intelligente sugli e-book, oggi questo è il libro da cui partire.

Anche a livello di dettaglio, la qualità del lavoro è notevole. La terza "lezione", che nell'originale si intitola Dalla carta allo schermo (e ritorno?), per esempio, rappresenta la miglior storia dell'e-book che abbia letto finora, in qualunque lingua: non solo per copertura e livello di dettaglio, ma soprattutto per la selezione delle cose da dire - quelle importanti, in sostanza!

Limiti del testo? Una volta detto che il libro è assolutamente consigliato, proprio la minima portata delle osservazioni che si possono fare rende l'idea di quanto sia ben fatto il lavoro. Per esempio, a p. 127, a proposito di codifica di testo, si parla di marcatori testuali che, si dice, "vengono convenzionalmente inseriti fra una coppia di parentesi chiuse". Vero per alcuni linguaggi, molto meno per altri - a cominciare dai formati per descrivere le pagine! Oppure a p. 151: di un programma come "Kindle for iPhone" si dice che "non è certo all'altezza di programmi come Stanza". Sicuro? Meno versatile, senz'altro, ma la qualità tipografica e di interazione mi sembra come minimo paragonabile, se non superiore. A p. 141 si parla del lettore Blio come se già fosse disponibile, e invece non lo è...

Insomma, dettagli minimi all'interno di un libro importante. Che cosa poteva esserci di più, e non c'è? Direi semplicemente una cosa - fondamentale, ma su cui in effetti la riflessione oggi è molto indietro: la descrizione dei motivi e delle tecniche per cui si legge. Qualcosa si trova, sparso nel testo, ma sono accenni che per lo più ruotano attorno a una distinzione un po' troppo schematica, quella tra fruizione lean back (rilassata) e lean forward (tipica di chi lavora con un testo, correggendo, scrivendo, etc.). Su questo punto anche le osservazioni sembrano un po' arretrate. Alle pp. 93-94 viene riportato, per criticarlo, un luogo comune legato "alla testualità elettronica":

quello secondo cui la fruizione digitale può funzionare per opere di reference, e non può invece funzionare per la letteratura e le opere che corrispondono a grandi linee alla categoria editoriale della 'varia': saggistica e divulgazione caratterizzate da un impianto fondamentalmente lineare e da una struttura comunque in qualche misura narrativa.

La critica a questo luogo comune viene fatta da Roncaglia sulla base dei prevedibili sviluppi futuri. Ma in effetti già dal 2007 il successo del Kindle ha mostrato che la narrativa e la 'varia' si leggono benissimo sui libri elettronici. È la lettura a fondo, per ragioni di studio, che crea problemi: annotazione, schematizzazione di testi, e così via. Insomma, su questo punto la realtà è già andata avanti rispetto alle nostre discussioni - e la prossima sfida del mercato, a me, sembra esattamente questa: produrre soluzioni hardware e software che si possano usare per il lavoro, non solo per la lettura rilassata.

lunedì 12 ottobre 2009

Perché non comprerò (subito) un Kindle

La notizia ha avuto ampia diffusione: dal 19 ottobre Amazon distribuirà anche in Italia (e in buona parte del mondo) i Kindle, che finora erano limitati al mercato americano.

Il meccanismo di funzionamento è semplice. Si pagano 279 $, si riceve un Kindle dotato di autonoma scheda telefonica 3G, e da quel momento in poi si può cominciare a comprare libri. O, come dice Jeff Bezos, avere accesso ovunque a un qualunque libro in sessanta secondi.

Non male, in effetti.

Allora, però, perché non comprarne uno?

Ragione 1: finanziaria. Duecentosettantanove dollari più spese di spedizione più diritti doganali fanno, secondo le stime di Amazon, 371,98 $, che sono un bel po' di soldi (250 € al cambio attuale). Il tutto per un oggetto che non è un libro, ma che serve a leggere libri.

Economicamente la cosa ha senso se il prezzo dei libri elettronici è tanto basso da compensare il prezzo dei libri su carta che comprerei nell'arco di vita dell'apparecchio. Stima non tanto facile da fare, visto che compro una discreta quantità di libri inglesi e americani, ma che spesso li compro usati, e che altrettanto spesso il costo maggiore è quello di spedizione. Diciamo, in prima approssimazione, che un libro elettronico mi farebbe risparmiare in media il 50% (ed è una stima alta).

In questo caso, Kindle conviene se, diciamo, in tre anni di vita dell'apparecchio compro 160 € l'anno di libri. Nel 2007, che è stato un anno record, ho speso su Amazon.com 267,34 $, inclusi i costi di spedizione. Sono 179,28 € al cambio attuale, cioè a malapena sopra la soglia indicata.

Poi è vero che qualcos'altro l'ho preso su Amazon.co.uk, ma insomma, il margine di risparmio mi sembra basso - e non tale da spingermi a immobilizzare 250 € nel lettore. Soprattutto visto che...

Ragione 2: ben pochi tra i libri che mi interessano sono disponibili in versione Kindle. Ho fatto il controllo, e nessuno dei libri che sono in attesa in questo momento nel mio carrello su Amazon.com è disponibile in versione Kindle. D'accordo, in formato Kindle ci sono già centinaia di migliaia di titoli... ma io sono un lettore un po' particolare.

Le cose cambieranno di sicuro nei prossimi anni, ma per il momento l'idea di comprare un Kindle per vedere in sessanta secondi i libri che mi interessano non sembra particolarmente sensata.

Ragione 3: se anche trovassi i libri, e mi convenissero, c'è la questione del DRM (= non posso prestarli, o neanche archiviarli in modo sicuro... a differenza dei libri tradizionali). Sì, d'accordo, prima o poi probabilmente anche Amazon si convertirà ai testi senza DRM, come ha fatto iTunes con i brani musicali. Ma quando?

Ragione 4: L'usabilità di questi libri per motivi di studio è ancora scarsa - come è stato ripetuto anche su questo blog. Se dovessi solo comprare romanzi, non avrei dubbi. Ma su altri prodotti sì. E in pratica io compro e leggo per il 90% saggistica.

Insomma, per me l'era del Kindle non è ancora arrivata. Sospetto che non sia lontana, ma non inizierà nel 2009.

sabato 3 ottobre 2009

Pdf sotto vetro? Abbiamo provato per voi... Acrobat Digital Editions

I problemi con i libri da annotare spingono a riflettere sul modo in cui lavoro con i libri - e in generale, sul modo in cui lavoro. Io e molti altri.

Oggi, per esempio, si lavora spesso con i file Pdf, di solito aperti con il semplice Acrobat Reader. Il che significa innanzitutto: nessuna possibilità di modificare il testo (punto su cui tornerò più avanti). E problemi aggiuntivi, a cominciare dall'impossibilità di riaprire il file là dove si era interrotta la lettura la volta precedente. Al solito, in un libro a volte le pagine si aprono da sole al punto in cui eravamo rimasti, e alla peggio si può usare un segnalibro... ma perfino il lettore di file Pdf di Air Sharing per iPhone offre lo stesso servizio; e così molti altri programmi paragonabili.

Non, però, il classico Acrobat Reader. Che tra l'altro, in modalità schermo intero, mi lascia una sensazione strana: come se il libro fosse lì, dietro lo schermo del computer, intrappolato letteralmente sotto un vetro.

Per fare un passo avanti mi sono quindi installato Adobe Digital Editions (gratuito, come il Reader) e ho fatto qualche prova di lettura. I risultati non sono stati entusiasmanti. E' vero che, a differenza della versione base, Digital Editions ricorda l'ultima pagina aperta di un documento già letto; ma per il resto mostra limiti curiosi.

Innanzitutto non legge tutto ciò che il Reader è capace di aprire. Per esempio, l'edizione Pdf di Libraries of the Future di Licklider (otto mega di file) si apre con il Reader, ma non con Digital Editions. Lo stesso per The Wealth of Networks di Yochai Benkler, che ho messo in programma per il corso di Linguaggio del web del prossimo semestre. E così via. In generale, i problemi nascono su file piuttosto grossi - cioè proprio quelli su cui la funzione di "riapertura automatica" sarebbe particolarmente utile.

Poi, non c'è una modalità a schermo intero, analoga al classico ctrl+L del Reader. O perlomeno, anche guardando la documentazione io non sono stato capace di trovarla. E così, un testo su fogli A4 o assimilabili lascia comunque parecchio margine attorno alla pagina e riesco a leggerlo solo se i caratteri sono grandi. Se sono piccoli, la pagina intera diventa visibile solo facendo scorrere i contenuti.

Infine, si possono inserire segnalibri, ma le funzionalità sono molto limitate e, per esempio, non si può semplicemente evidenziare una parte di testo.

In positivo, il programma dispone di una funzione "libreria", che mostra anche qualche dato sui file inseriti. Però i file vanno individuati a mano, e non c'è l'analogo delle funzioni "Cerca sul tuo computer" che permettono di costruire librerie di foto (p. es. con Picasa) o di brani musicali (p. es. con iTunes). Diciamo che andare in caccia della libreria fa capire quanti Pdf si accumulino sul computer, e quanto poi sia difficile anche solo capire di che cosa si tratta in base al semplice nome del file ("prc00456.pdf": che cosa sarà mai?).

In definitiva: Digital Editions non può sostituire il semplice Reader. Toccherà tenerseli tutti e due, in attesa che venga fuori qualche cosa di meglio. A meno di non spendere qualcosa per verificare i programmi analoghi a pagamento...

venerdì 6 marzo 2009

Confusione su schermo

Sarà un caso? Negli ultimi giorni ho visto diverse riflessioni a proposito del problema della qualità di lettura su schermo, indicata come un non-problema o come un problema relativo a livelli diversi da quelli cui normalmente si pensa.

Il punto di partenza è stato un lungo articolo di John Siracusa su Ars Technica: The once and future e-book: on reading in the digital age. Siracusa dice:

People are clearly willing to read text off screens. Plain, old, often awful screens with tiny, ugly text and large pixels. Vast amounts of text, read over extended periods of time. Up to 40 hours a week at work alone, in the case of most office workers who sit in front of a computer all day. (...) The optical superiority of paper is still very real, but also irrelevant. The minimum quality threshold for extended reading was passed a long, long time ago. (...) I'm not going to tell you that you really do want to read a novel off a screen. I am going to tell you that your reluctance to do so has absolutely nothing to do with the state of screen technology, despite your fervent protestations to the contrary.

Possibile; di sicuro le ricerche su questo settore ci dicono: a. che la gente non legge testi lunghi su schermo; b. che la lettura su schermo è ancora più lenta di quella su carta. Certo, non è facile dimostrare che a. sia davvero causato da b., ma questa, oltre a essere la base per tutti gli addetti ai lavori (me compreso), sembra una supposizione verosimile. L'argomento per cui "stiamo tutti almeno 40 ore a settimana davanti a un computer, quindi è possibile leggere testi al computer" funziona fino a un certo punto: quello che facciamo davanti a un computer di solito è skimming / scanning, e quando abbiamo bisogno di leggere qualcosa di lungo... lo stampiamo.

A margine: Siracusa parla anche del problema per cui un testo elettronico non viene visto come un libro "vero". Il discorso è complementare a quello di Morrone e Savioli di cui ho già parlato: in Italia i lettori di alcuni oggetti-libro, tipo le guide turistiche, non si considerano "lettori" perché la modalità di fruizione è completamente diversa rispetto a quella di un romanzo. Oh, beh. Dobbiamo rassegnarci. Alcune attività di lettura non sono viste come "lettura vera".

In ogni caso, il messaggio di Siracusa è: la gente può già oggi leggere su schermo, basta trovare la formula giusta per raggiungerli, come ha fatto la musica digitale. L'interfaccia ormai non è un problema. Bene, ci crederò quando lo vedrò. Oggi le reti peer-to-peer sono piene di libri "piratati"; ma quante persone leggono libri in questo modo - e quanti studenti "piratano" libri di testo in questo modo? Verosimilmente, percentuali microscopiche, confrontate p. es. con l'ubiquità della musica digitale.

Comunque, il 20 febbraio Cory Doctorow ha pubblicato su Internet Evolution un altro lungo articolo, Media-Morphosis: How the Internet Will Devour, Transform, or Destroy Your Favorite Medium. A pagina 5 parla di "libri" e, evidentemente riprendendo qualcosa dell'articolo di Siracusa (l'aveva citato su BoingBoing), dice:

On the other hand, for many kinds of books -- long-form narratives, for instance -- reading off a screen is a poor substitute for a cheap and easy-to-buy codex. Not because screen quality is insufficient (if it were, we wouldn't all spend every hour that God sends sitting in front of our computers), but because computers are damned distracting.

Entra in gioco il concetto della "distrazione". Ne aveva parlato Joe Clarke nel settembre 2008 in un altro articolo interessante: Unreadable. Ecco i punti chiave:

It is just barely practicable to read a long document on screen if the document is pretty much the only thing on that screen. How often do you see a page like that? Almost never.
A typical commercial site has a ‘content well’ of some sort, but also multiple toolbars; headers and footers; sidebar content; and a search box.

... eccetera. Adesso ho trovato programmi e bookmarklet che si pongono l'obiettivo di fare proprio questo: eliminare le distrazioni, riducendo i testi sul web a formati facilmente leggibili. Il che significa, innanzitutto, togliere il contesto. Menu, pubblicità, barre laterali e così via.

Basement.org propone il bookmarklet Readability. Basta trascinare un link nella colonna dei bookmark e cliccarlo quando si vuole "semplificare" una pagina. Funziona (anche se non sempre)... e mi chiedo come faccia, visto che ridurre i siti web al boilerplate è da tempo un problema della linguistica dei corpora, al punto da produrre iniziative come Cleaneval.

Readability potrebbe poi essere usato in sequenza con Instapaper. E i testi ripuliti potrebbero poi essere piazzati... beh, su un iPhone, immagino!
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