Visualizzazione post con etichetta Baron. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Baron. Mostra tutti i post

martedì 1 settembre 2015

Baron, Words onscreen


 
Naomi Baron, Words onscreen
Il nuovo libro di Naomi Baron mi è piaciuto molto.
 
Più di sei anni fa avevo presentato sinteticamente un precedente libro della stessa autrice, Always On, che si occupava anche di questioni linguistiche. In questo nuovo testo la linguistica è assente. Words onscreen si occupa invece, in un certo senso, di antropologia della lettura. Dico “in un certo senso” perché il quadro d’assieme non è molto definito e tratta infinite questioni diverse. Ci sono però ottime ragioni perché sia così.
 
Nel mondo contemporaneo, infatti, la “lettura” si presenta in forme molto variate e viene portata avanti dai lettori in modi molto variati. Un conto è leggere per studiare, un conto leggere per passare il tempo, e così via. L’uso di molte angolazioni è quindi l’unico modo possibile per dare conto di questa realtà.
 
Ciò significa anche creare un libro composto di innumerevoli microcapitoli, poco collegati gli uni agli altri e spesso di taglio quasi giornalistico. Dalle questioni sulle aliquote IVA applicate agli e-book in Europa alla preferenza giapponese per i fax, dal problema di leggere poesie su schermo fino ai sistemi per riprodurre l’odore di biblioteca, si salta continuamente da un argomento all’altro. Il che, se vogliamo, è anche paradossale, visto che uno dei fili conduttori del lavoro di Naomi Baron è proprio l’importanza dei testi che richiedono una lettura approfondita e meditata.
 
Al di sotto delle sfaccettature ci sono peraltro proprio questi fili conduttori – anche se non arrivano mai (cosa comprensibile, visto quanto detto sopra) a comporre un quadro molto coerente. Il principale di tutti è il tema della persistente importanza della lettura su carta. Dopo tanti discorsi sui nativi digitali, infatti, ciò che si vede è che anche le generazioni più recenti trovano più pratico e funzionale usare la carta per molti tipi di lettura, il che fa pensare fortemente che no, non sia questione di abitudini: per certi tipi di compito la carta è proprio uno strumento migliore. Words onscreen fornisce da questo punto di vista la sintesi più completa e aggiornata dei molti studi recenti che documentano questo non imprevedibile stato di cose.
 
Altro paradosso: ho letto questo libro su Kindle e ho la nettissima sensazione che, proprio come previsto dall’autrice, sia molto difficile superare i limiti dell’interfaccia elettronica per rendermi ben conto del quadro d’assieme. Potessi scorrerlo su carta, forse troverei più facile rimettere insieme le sfaccettature e rendermi conto del discorso di base.
 
Detto questo, visto che ci sono fortissime spinte a sostituire la carta con lo schermo, forse si può saltare subito al discorso finale:
 
The real question is whether the affordances of reading onscreen lead us to a new normal. One in which length and complexity and annotation and memory and rereading and especially concentration are proving more challenging than when reading in hardcopy. One in which we are willing to say that if the new technology doesn’t encourage these approaches to reading, maybe these approaches aren’t so valuable after all (p. 235).
 
Naomi Baron, senza assolutamente opporsi all’uso ragionevole degli strumenti di comunicazione elettronici, ovviamente non concorda con questa risposta. Altrettanto ovviamente, non concordo neanch’io. Lavorare sui testi in modo approfondito è in molte situazioni preferibile al saltellare da una frase all’altra. La nostra società dovrebbe quindi essere capace di fare un esercizio non troppo difficile: saper scegliere, caso per caso, gli strumenti migliori per portare a termine un lavoro, senza farsi sviare dall’ideologia del “tutto digitale”. Del resto, come mostrano molte delle indagini su studenti richiamate nel corso del libro, questo è ciò che i singoli fanno senza troppi problemi in innumerevoli occasioni.
 
Naomi Baron, Words onscreen: the fate of reading in a digital world, Oxford, Oxford University Press, 2014, letto in versione Kindle, pp. dichiarate 321, € 12,88, ASIN B00QH3MDUE, ISBN della versione di riferimento per i numeri di pagina 0199315760.
 

martedì 4 agosto 2015

Carta, cartella e cartoccio

   
 
Carta, cartella e cartoccio su Fahrenheit
Innegabile: tutto il 2015 è stato pesante. Tanto lavoro amministrativo, poco respiro. Ci sono state diverse soddisfazioni, ma la situazione è insostenibile – e quindi sono impegnato a progettare interventi strutturali!
 
Beh, adesso è agosto e spero di avere un po’ di tempo per chiudere qualche pratica in sospeso.
 
Nel frattempo, un rapido recupero. Il 25 giugno la trasmissione di Radio Rai 3 Fahrenheit mi ha invitato a partecipare a un dibattito sul tema Carta, cartella e cartoccio. Ovvero, il destino della carta nel mondo digitale. L’audio del dibattito è disponibile sul sito Rai – e sono molto contento di come è andato il discorso, anche se il mio cognome è stato sbagliato al momento delle presentazioni (ma ci sono abituato).
 
A chi segue questo blog, le posizioni che ho espresso nel dibattito non risulteranno nuove… e infatti ho cercato soprattutto di rinviare da un lato alla storia della carta in Cina così come raccontata da Tsien Tsuen-Hsuin, e dall’altro al classico studio sul “mito dell’ufficio senza carta” realizzato da Sellen e Harper, ancora valido nonostante l’avvento dei lettori di e-book e dei tablet. Adesso, certo, c’è una serie di novità, e il nuovo libro di Naomi Baron proprio su questo argomento. Spero. Caldamente. Di poterne parlare. Ad agosto.
 

martedì 31 marzo 2009

Baron, Always on

I contributi interessanti sul linguaggio del web si stanno facendo più numerosi. Questo libro è senz'altro un notevole passo avanti, anche se gli argomenti coperti sono tanti (e alcuni già ben noti). Ecco i capitoli:

1. Email to your brain. Il modo in cui gli esseri umani reagiscono alla tecnologia.

2. Language online. Storia della comunicazione elettronica (dai computer ai telefoni cellulari) e definizioni.

3. Controlling the volume. Alcuni dei modi in cui gli esseri umani controllano l'interazione elettronica: segnandosi come "non al computer" con sistemi di messaggeria istantanea, facendo finta di parlare al cellulare quando incontrano qualcuno con cui non vogliono fermarsi, controllando il numero del chiamante prima di rispondere... Componente interessante, ma, direi, marginale; eppure Baron insiste molto su questo aspetto.

4. Are instant messages speech? Qui si entra più sul vivo, con la presentazione di alcune ricerche originali (anche se su campioni minimi). La risposta alla domanda "Speech or writing" è quella ormai ben nota: "Some of both, but not as much speech as we've tended to assume. What's more, gender matters" (p. 70). Ma sull'ultimo punto, il campione è tanto ristretto che, sì, anche se le ragazze scrivono in modo diverso rispetto ai ragazzi... questa è probabilmente una delle tante variazioni presenti (giovani e meno giovani, studenti e lavoratori...).

5. My best day. Un mix di osservazioni linguistiche quantitative e altre più sociologiche sul mondo dei sistemi di messaggi istantanei e di Facebook.

6. Having your say. Blog, YouTube e così via. Tante osservazioni sociologiche e ben poco di interesse linguistico. In un certo senso, le sezioni più interessanti sono quelle che parlano dei talk show alla radio e quelle che cercano di descrivere le motivazioni di chi si esprime in pubblico in questo modo.

7. Going mobile. L'uso dei cellulari... una novità (relativa) per gli Stati Uniti, ma non per noi. Con osservazioni sui modi diversi in cui le varie culture si servono del cellulare. Interessanti i confronti tra SMS e messaggi istantanei.

8. "Whatever". Internet (o altri processi globali) stanno distruggendo il linguaggio? Di sicuro alcuni tratti convenzionali vengono oggi spesso ignorati.

9. Gresham's Ghost. Le trasformazioni della cultura scritta e della lettura.

10. The people we become. Aspetti sociali della comunicazione elettronica e, in particolare, il modo in cui questa facilita il distacco dalla società.

E poi, la bibliografia. Ventun pagine di titoli... e mi verrebbe voglia di leggerli tutti!
Creative Commons License
Blog di Mirko Tavosanis by http://linguaggiodelweb.blogspot.com is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia License.