L’anno scorso avevo parlato di una proposta di schema dell’architettura dell’italiano realizzata da Giuseppe Antonelli come aggiornamento di quella classica di Gaetano Berruto. Adesso Antonelli mi ha gentilmente inviato una versione aggiornata del suo schema, da lui proiettata durante il convegno SILFI di giugno a Helsinki (c’ero anch’io; è un peccato che a suo tempo non abbia potuto scriverne qui sul blog, perché l’evento era interessantissimo e in buona parte dedicato proprio all’italiano della comunicazione elettronica; forse recupererò più avanti...). Eccola qui a sinistra, ingrandibile.
Dalla mia prospettiva il punto più importante, oltre che il più innovativo, è l’“e-taliano” che ora compare in basso a sinistra. Questa, in effetti, mi sembra una delle domande più rilevanti cui si deve rispondere oggi, cercando di descrivere l’italiano: la scrittura elettronica è una varietà a parte? Di sicuro, mostra qualche caratteristica di “varietà”. In dettaglio, però, come funzionano le cose?
Beh, martedì mattina partirò per Hong Kong in treno: attraversando la Siberia o il deserto del Gobi, spero di avere tempo per rimuginare anche su questi problemi... (oltre che per mettermi avanti con lo studio del cinese).
