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martedì 27 marzo 2018

Tavosanis, Introduzione alla linguistica delle reti sociali


 
L'italiano delle reti sociali
Sul sito Treccani è stato pubblicato ieri uno Speciale dedicato a L’italiano delle reti sociali. Per questo lavoro io ho scritto il pezzo introduttivo, intitolato Introduzione alla linguistica delle reti sociali. Lo speciale contiene però anche molto altro! Michela Dota parla di commenti su YouTube; Valentina Fanelli di un’applicazione di WhatsApp alla didattica; Vera Gheno di Facebook; Stefania Spina, di Twitter.
 
Credo che nel complesso lo Speciale dia un quadro divulgativo ampio e interessante della “linguistica delle reti sociali” italiane. Per questo motivo ne raccomando ancora più del solito la lettura: le questioni alle sue spalle sono tra le più stimolanti, nella linguistica italiana contemporanea, e penso che continueranno a esserlo ancora per molto
 

sabato 5 ottobre 2013

Crimi, Facebook, Twitter e gli uffici stampa

 
 
Raccontavo giusto lunedì delle mie diffidenze nei confronti della paternità di molti tweet di politici italiani. Chiaramente, in alcuni casi è il politico stesso a scriverli. In altri è il suo “ufficio stampa” (definizione puramente di comodo, che può corrispondere a un vero e proprio ufficio o a collaboratori che si occupano in modo molto più informale della comunicazione sulle reti sociali).
 
Ieri mattina la questione della paternità di messaggi simili è però arrivata all’attenzione del pubblico nazionale, visto che il dibattito politico è stato agitato dalle discussioni attorno al voto della Giunta per le elezioni del Senato che ha votato per la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi (PDL). Il voto in sé naturalmente è quello che ha il maggior impatto politico, ma alcuni degli strascichi polemici riguardano direttamente la gestione delle reti sociali. Sulla pagina Facebook di uno dei componenti della Giunta, il senatore Vito Crimi (M5S), durante la fase di udienza pubblica dei lavori della Commissione è apparso infatti un aggiornamento che commentava in modo squallido sull’età e sulle condizioni intestinali del senatore Berlusconi; poi, durante i lavori della Commissione, sono apparsi altri aggiornamenti su argomenti non collegati.
 
A quanto hanno riportato i giornali, gli aggiornamenti sulla pagina di Crimi ha spinto il capogruppo PDL in Senato, Renato Schifani, a chiedere l’interruzione dei lavori della Giunta, in quanto il primo aggiornamento esprimeva un pregiudizio e i successivi erano comunicazioni inviate in un momento in cui Crimi avrebbe dovuto essere privo di contatti con l’esterno. L’interruzione però non c’è stata, e gli aggiornamenti della pagina di Crimi non hanno quindi esercitato un’influenza rilevante sui lavori, anche se hanno avuto un certo impatto politico. Dal punto di vista che mi interessa, tuttavia, ciò che è successo in questa occasione ha messo bene in luce il modo in cui oggi diversi politici italiani comunicano attraverso le reti sociali. Non si tratta direttamente di Twitter, perché gli aggiornamenti sono stati pubblicati in originale su Facebook e solo richiamati dall’account Twitter di Vito Crimi (@vitocrimi), ma molte osservazioni saranno sicuramente valide per entrambi i canali.
 
Qualche ora dopo l’inizio dei lavori della Commissione, sulla pagina di Crimi è comparso un altro aggiornamento che, in linguaggio molto burocratico, comunicava:
 
Buongiorno a tutti voi, amici.
 
Chi scrive ora, come già accaduto in altre occasioni, è il collaboratore di Vito Crimi, che aggiorna la sua pagina quando Vito non è in condizione di poterlo fare (come è di norma per tantissimi altri collaboratori parlamentari).
 
Alcune precisazioni:
 
a) il post relativo a Berlusconi è stato inserito alle ore 10.04, prima dell'inizio dei lavori in Camera di Consiglio.
b) i post successivi, già programmati (relativi a Lampedusa ed al resoconto "5 giorni a 5 stelle") sono stati inseriti dal sottoscritto.
 
In fede,
Adriano Nitto
Collaboratore parlamentare di Vito Crimi
 
L’autore del messaggio non lo dice quindi in modo esplicito, ma lascia pensare che “il post relativo a Berlusconi” sia stato inserito di persona dal senatore Crimi. Non è naturalmente detto che sia così, ma la cosa è verosimile. Vale la pena però notare che il comunicato non dice nulla su chi ha effettivamente scritto i testi di cui si parla – si limita a dire, per due di essi, chi li ha “inseriti”.
 
Che cosa mostra l’aggiornamento, dal punto di vista operativo? La situazione reale, credo, di “tantissimi” account Facebook e Twitter dei politici. In cui i testi scritti da un politico vengono integrati da un ufficio stampa. Questa integrazione andrà poi da un minimo a un massimo. Ci saranno account in cui il politico non scrive mai nulla (quello di Angelino Alfano, per esempio, mi sembra un buon candidato), e altri in cui scrive tutto in prima persona; più tutta la gamma intermedia, comprendente per esempio situazioni in cui il politico scrive qualcosa e lascia agli altri il compito di pubblicarla al momento giusto.
 
Mi sembra molto difficile fornire stime sulla diffusione di questo fenomeno. Se mi si chiedesse una stima a occhio, basata sugli account che ho visto… forse il 50% dei politici dotati di account non scrive mai nulla, il 40% lo fa occasionalmente (tipo, da un paio di volte l’anno in su), e il 10% lo fa in modo prevalente. Ma, appunto, è una stima del tutto a occhio.
 
Ciò che invece sospetto è che questi comportamenti corrispondano a una spaccatura comunicativa e linguistica. Che cioè i messaggi “broadcast”, che non rientrano in una discussione, siano in larga maggioranza opera degli uffici stampa – a me non che non presentino commenti fortemente personali. I messaggi che rientrano in una discussione, viceversa, sembrano in buona parte (ma non la totalità, e forse nemmeno la maggioranza) opera dei politici stessi. Dal punto di vista linguistico, come ho già anticipato, le differenze tra i due tipi mi sembrano molto significative… La spaccatura sarebbe insomma paragonabile a quella tra “post” e “commenti” già descritta, da altri e da me, per i blog. Comunque, ho il forte sospetto che sia la seconda categoria quella che può dirci le cose più interessanti sull’italiano di oggi.
 

lunedì 30 settembre 2013

Spina, Openpolitica

 
Stefania Spina, Openpolitica
Il libro più recente di Stefania Spina, Openpolitica, è un importante contributo alla conoscenza dei mezzi di comunicazione e del loro rapporto con la lingua italiana. Il volume (Milano, FrancoAngeli, 2012, pp. 203, ISBN 978-88-568-4951-6, € 25; io ne ho ricevuto una copia dall’autrice) è dedicato, come riporta il sottotitolo, a Il discorso dei politici italiani nell’era di Twitter, ed è interessante sia per gli argomenti trattati sia per l’impostazione.
 
Dal punto di vista strutturale, Openpolitica si divide in tre parti:

  1. Prima di Twitter: il discorso politico nell’epoca della televisione
  2. L’ecosistema di Twitter: un flusso ininterrotto di conversazioni
  3. Il discorso dei politici italiani su Twitter 
La parte più innovativa e corposa è la terza, che occupa 110 pagine, cioè più di metà volume, e ne parlerò in dettaglio più avanti. La seconda è invece una sintetica (20 pagine) descrizione del modo in cui funziona Twitter, almeno per gli aspetti di rilevanza linguistica, e la presenza di sezioni “di servizio” di questo tipo è un’assoluta necessità per qualunque studio sulla comunicazione elettronica.
 
La prima parte richiede invece qualche parola di presentazione. Al suo interno presenta innanzitutto i risultati di una ricerca originale su un corpus di interventi politici in televisione. In parallelo, sintetizza poi molte descrizioni correnti sul discorso politico italiano degli ultimi decenni, e questa sezione è a mio parere la meno convincente. Il difetto però è nel manico, non nella sintesi, e sta nel modo in cui il discorso politico è stato appunto esaminato dagli studi precedenti. I quali hanno fornito informazioni ma non sono riusciti, a parte alcune eccezioni, a mettere a fuoco in modo convincente la natura e, soprattutto, la funzione di questo tipo di linguaggio. Tutti in compenso in qualche modo condannano la comunicazione politica reale, con un repertorio retorico che ha poco da invidiare per monotonia a quello dei politici stessi e che al tempo stesso annulla le pur importanti differenze. Non sorprende quindi che per esempio alcune osservazioni critiche di Pier Vincenzo Mengaldo o Annamaria Testa sul linguaggio politico anteriore agli anni Novanta vengano applicate qui (pp. 51-52) anche al linguaggio della “Seconda repubblica”, post-1994, che viceversa per alcuni aspetti si colloca agli antipodi.
 
La terza parte è comunque, come già accennato, la più significativa, e include un confronto tra il linguaggio di Twitter e quello della televisione. Uno dei suoi obiettivi è infatti “dimostrare che il discorso politico su Twitter ha caratteristiche diverse da quello della televisione” (p. 83); d’altra parte, le differenze sono tanto evidenti, anche a occhio nudo, che direi che più che di “dimostrare” qui si tratta di “documentare”. Nessuno infatti sostiene, penso, che un politico (o il suo ufficio stampa) scriva su Twitter in modo linguisticamente indistinguibile da quello con cui lo stesso politico si esprime in un dibattito televisivo.
 
A documentare questo stato di cose si colloca comunque un’impressionante varietà di analisi, che coprono:
  • Densità lessicale
  • Ricchezza lessicale
  • Specificità lessicale
  • Frequenza dei bigrammi e dei trigrammi
  • Struttura sintattica della frasi (esaminata sulla base di indicatori)
 
Il campione originale su cui si basano le analisi è formato da tutti i tweet scritti da 40 politici italiani nel periodo novembre 2011 – febbraio 2012. In totale, 31.581 tweet (p. 83), in buona parte parlamentari. Una serie di osservazioni (p. 85) fa pensare che in pratica i 40 includano tutti i parlamentari attivi su Twitter in modo regolare e creativo – non solo con il rilancio di testi scritti per altra destinazione; e mi colpisce il fatto che alcuni politici presi in esame in una prima fase siano stati “in seguito esclusi perché usavano sistematicamente nei loro tweet lingue diverse dall’italiano” (p. 85). Che lingue erano? Immagino inglese, prodotto dai rispettivi uffici stampa e pensato al servizio dei giornalisti stranieri… ma sarebbe molto interessante sapere qualcosa di più!
 
Un campione del 5% dei messaggi è stato classificato a mano in sei categorie (pp. 89-90):
 
  • informazioni personali
  • appuntamenti
  • commenti
  • live-tweeting
  • link
  • altro
I “commenti” (52%) sono la categoria prevalente, e la cosa non sorprende in un corpus di politici.
 
Ciò che invece colpisce, a livello più generale, è che il campione è formato per 1/3 dai tweet di due soli politici, entrambi del PD: Giuseppe Civati (@civati), che ha scritto 6016 tweet, realizzando cioè da solo quasi il 20% del totale, e Andrea Sarubbi (@andreasarubbi), che ne ha scritti 5007. Sarebbe interessante, per i motivi indicati più avanti, sapere che tipo di media verrebbe fuori escludendo dal calcolo questi due outsider – il terzo classificato, Ivan Scalfarotto, sempre del PD, si ferma a 2480.
 
Dopodiché, un dubbio fondamentale è quello sulla paternità dei tweet. L’idea di Stefania Spina è che in “buona parte” (p. 87) i tweet siano prodotti dai politici stessi. Per qualcuno di loro è certamente così, e mi sembra che sia questo il caso anche dei due superproduttori; per molti altri, però, ho diversi dubbi. I tweet recenti di Angelino Alfano (@angealfa), Felice Belisario (@politicaevalori) e Rosy Bindi (@rosy_bindi) mi sembrano per esempio tutti prodotti di ufficio stampa, e sospetto che questa fosse la situazione anche nel periodo preso in esame nello studio.
 
Che senso hanno questi dubbi? Dal mio punto di vista, sono un modo per precisare meglio un discorso importante dell’autrice: l’idea che la comunicazione via Twitter, per i politici italiani, sia “soprattutto una modalità nuova di instaurare relazioni sociali” (p. 82), più che un sistema di trasferimento informazioni. Questo giudizio mi sembra sì valido, ma solo se si considera il numero dei tweet e non quello degli scriventi. I tweet infatti non sono equamente distribuiti: mi pare evidente che alcuni politici usano il sistema per conversare in prima persona, ma molti altri lo usano solo per trasferire informazioni oppure opinioni – che in politica sono a loro volta spesso un tipo particolare di informazione.
 
Un indicatore fortissimo di interattività è però dato dal politico che si mette in gioco interagendo in una conversazione. Qualche precisazione potrebbe essere utile in questo caso: per esempio, nel libro si dice che nel corpus “sono presenti 24.985 menzioni (…) questo significa che il 79% dei tweet contiene una menzione” (p. 97). In realtà, no: come si vede dal fatto che ad alcuni politici sono riconducibili più menzioni che tweet, molti tweet contengono più di una menzione. Per esempio, si prenda un tweet qualunque di Civati:
 
@sarracinus @Nath67Lic @ParodiAl @annaflalb per la verità è un contributo al partito su cui, come ripeto, mi sono espresso criticamente.
 
Quattro menzioni in un tweet solo, e il caso è tutt’altro che raro. Quindi, al massimo il 79% dei tweet contiene una o più menzioni. Inoltre, contengono menzioni anche tweet probabilmente prodotti da ufficio stampa come quelli di Alfano, Belisario e Bindi: non credo che la partecipazione a conversazioni di questo tipo implichi anche un coinvolgimento personale. Occorre quindi, caso per caso, andare a vedere che cosa sta succedendo.
 
Come funzionano però queste conversazioni? Nel corpus, “lo schema più diffuso è quello di una conversazione tra due interlocutori, composta da due tweet totali, uno di avvio e uno di replica” (p. 126). Il dato è per me sorprendente, perché, anche se queste conversazioni esistono, i tweet di un singolo politico rientrano spesso, a quel che vedo, in lunghe conversazioni. Per esempio, gli ultimi 14 tweet di Civati, aperti la sera del 29 settembre, con un’unica eccezione, sono tutti inseriti in conversazioni con molti interlocutori. Dal febbraio 2012 a oggi sono cambiate le abitudini?
 
Tirando le fila sulla base di questi dati stimolanti è forse possibile fare una distinzione forte. Oggi, a quel che vedo in prima persona e a quel che mi sembra possibile dedurre dai dati presentati da Stefania Spina, i politici italiani “twittanti” si dividono in due categorie: chi si affida a un ufficio stampa e/o a modi comunicativi collaudati e chi invece si spende in proprio, mettendo in gioco la propria voce personale. Mi sembrerebbe quindi utile innanzitutto vedere se l’ipotesi tiene, cioè se due modalità diverse di interazione sono davvero ben distinguibili. E, ammesso che lo siano, mi sembrerebbe poi utile vedere le diversità linguistiche tra l’una e l’altra. Spero che uno studio futuro dell’autrice possa tornare anche su questi aspetti…
 

giovedì 1 novembre 2012

Aggiornamenti e ritocchi


In ottobre, questo blog ha superato per la prima volta il traguardo delle 4.000 pagine viste al mese. Evidentemente, i resoconti di viaggio attirano molti lettori! E io ho deciso di festeggiare l’evento dando una rinfrescatina alla presentazione.

Innanzitutto, ho alleggerito la grafica generale. Così mi sembra molto più leggibile, ma prima di considerarla definitiva preferisco aspettare eventuali reazioni del pubblico.

In secondo luogo, ho inserito diversi collegamenti alle reti sociali, e in particolare ho messo nella colonna di sinistra un collegamento ai miei messaggi su Twitter. In effetti non uso moltissimo Twitter, ma ogni tanto ho segnalato articoli e materiali online di vario genere, e chissà che con il tempo la cosa non diventi un’abitudine.

 

martedì 31 luglio 2012

Zaga, Twitter


Ho ricevuto di recente un articolo di Cristina Zaga, appena pubblicato sulla rivista Italiano LinguaDue (4, 1, 2012, pp. 165-210): Twitter: un’analisi dell’italiano nel micro-blogging. L’articolo è una delle prime analisi sul modo in cui viene usato l’italiano nei messaggi di Twitter e si basa sull’esame dei tweet prodotti da cento utenti “con profilo pubblico”: in tutto, sono presi in esame 2.150 tweet, formati da 19.780 parole (p. 203).
 
Il lavoro è interessante e mostra per esempio alcune caratteristiche generali di questo modo di comunicare. Per esempio, nel corpus in pratica manca il leetspeak e mancano le scritture endofasiche, a parte x per per. Le abbreviazioni non sono troppo frequenti, ma sono usate da tutti gli utenti – e questo riguarda, aggiungo io, sia abbreviazioni “convenzionali” della vecchia corrispondenza commerciale, come gg per giorni, sia abbreviazioni come cmq per comunque. Sono poi particolarmente interessanti queste conclusioni:
 
all’interno del corpus le emoticon sono utilizzate da tutte le tipologie di utenti non risultano essere esclusivo appannaggio, come si potrebbe pensare a priori, del linguaggio giovanile né di quei profili che non svolgono un’attività professionale nel campo della comunicazione. Solo le testate giornalistiche sembrano non essere toccate dal fenomeno e questo probabilmente si lega alla funzione che viene attribuita principalmente all’emoticon: l’espressività di un’emozione o la sostituzione della mimica facciale (p. 186).
 
E queste, su cui concordo meno:
 
Può essere interessante evidenziare che le formule di inizio e fine siano utilizzate anche da profili ufficiali di istituzioni e aziende (…) ma manchino completamente nel flusso di tweet relativo a testate giornalistiche. Questa osservazione, sembra suggerirci che, forse, i profili di università, comuni, province, marchi, negozi abbiano maggiore interesse ad attivare una conversazione con i propri “seguaci”, i quali probabilmente saranno studenti, cittadini, clienti o potenziali tali, che usufruiscono di servizi e possono necessitare assistenza su TW. I profili di testate giornalistiche invece, sembrano avere come fine ultimo il broadcasting delle proprie notizie su TW e un quasi nullo interesse ad interagire con i propri follower (p. 191).
 
Comunque l’articolo accenna anche a problemi di densità informativa e di formazione di convenzioni “sintattiche” nell’uso degli hashtag e della chiocciola. L’argomento è interessante, e anch’io l’ho toccato nell’Italiano del web, anche in rapporto ad alcune analisi fatte dai miei studenti. Sarebbe interessante, su questi temi, vedere altri approfondimenti!

 
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