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venerdì 30 settembre 2016

Eco, Vertigine della lista

  
 
Umberto Eco, Vertigine della lista
Le liste sono un utile strumento di comunicazione. Inoltre, a me piacciono in quanto tali, e per il modo in cui combinano praticità e tratti estetici. Vertigine della lista (2009) del recentemente scomparso Umberto Eco poteva quindi essere, nella mia prospettiva, un libro tanto divertente quanto utile.
 
Per me però il libro è quasi solo divertente. Le liste sono presentate in modo del tutto indipendente dalla loro presentazione grafica, i testi da cui sono prese sono letterari e la discussione è divulgativa (alla base c’è una serie di esposizioni e conferenze realizzate per il Louvre). Il grosso dello spazio è occupato da un’antologia di testi – presentata in un improbabile carattere senza grazie – e da una serie di riproduzioni, che comunque rendono le pagine fantastiche dal punto di vista visivo.
 
Il problema principale è che, per quanto riguarda i contenuti, il discorso è piuttosto leggero e confuso. A inizio testo, Eco parla di un modo particolare per evocare l’infinito: suggerirne l’esistenza attraverso un’enumerazione di oggetti (ma non solo) che non finisce e “non si conclude in forma”. “Questa modalità rappresentativa” viene definita da Eco “lista, o elenco, o catalogo”, e a questa viene assegnata la “vertigine” del titolo.
 
Tutto bene, se non che il discorso del libro copre anche molti esempi che non hanno nulla a che fare con l’infinito. Non vogliono, insomma, dare la sensazione di qualcosa che potrebbe continuare per sempre. In alcuni casi vogliono dare l’idea sintetica di qualcosa che è molto lungo, ma decisamente finito: il disegno che in un manoscritto del XII secolo presenta l’arca di Noè mostrando solo alcuni animali (p. 161) non vuole indicare un assieme infinito di bestie, ma solo l’assieme finito di quelli che vengono accolti nell’arca. In altri espongono proprio la totalità dell’assieme di riferimento: la genealogia di Cristo tratta dal Vangelo secondo Matteo (p. 123) indica una serie precisa di nomi, che sono quelli e soltanto quelli.
 
Eco se ne rendeva conto, naturalmente, e affronta in modo esplicito la questione nel cap. 7, C’è lista e lista). Nella pratica, però, l’esposizione mescola di continuo i diversi tipi di lista. Per esempio, i capitoli 11-12, dedicati ai contenuti di musei o collezioni, contengono in grande maggioranza esempi di liste chiuse, a fini pratici, e solo pochi casi di imitazione letteraria. Inoltre, l’idea di infinito (o di quantità molto grande) in molti casi è solo nell’occhio di alcuni dei lettori e la definizione di partenza si può applicare solo stiracchiandola fino a renderla inservibile. Fino a dire, insomma, che qualunque lista lunga può essere oggetto potenziale di “vertigine della lista”.
 
Limitando il discorso ai testi letterari dall’età moderna in poi, si resta quindi con un’interessante successione di esempi di liste: schematiche, discorsive, generiche, dettagliate, eccetera – e tra l’altro sia il mio discorso sia quello di Eco cominciano a un certo punto ad assomigliare ad altrettante liste! Cosa che nel caso di Eco sarà stata sicuramente voluta.
 
Aumenta la confusione il fatto che le osservazioni relative all’oggetto delle liste (liste di luoghi, nomi, proprietà…) si alternino a quelle relative alla loro struttura (presenza di gerarchie, di strutture retoriche…). Inoltre, vistosamente, manca il piano storico. In quali periodi si presentano determinati tipi di lista? Ci sono tipi di liste preferite o evitate da determinate culture? E per quali ragioni?
 
Non sono richieste eccessive, dal punto di vista pratico. È possibile vederlo confrontando Vertigine della lista con, per esempio, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura di Francesco Orlando (Torino, Einaudi, 1993). Orlando è stato capace di presentare la stessa varietà di casi ma di essere al tempo stesso rigoroso, sistematico e consapevole della dimensione storica. Il libro di Eco resta molto al di qua di questo traguardo. E vale la pena usare una metafora di percorso, perché secondo me l’elencazione è una tappa di un percorso che porta a liste ordinate e ragionate.
 
Umberto Eco, Vertigine della lista, Milano, Bompiani, 2016 (prima edizione, 2009), pp. 408, € 15. ISBN 978-88-452-7142-7. Letto nella copia della Biblioteca LM1 dell’Università di Pisa.
 

venerdì 18 giugno 2010

Gawande, The checklist manifesto


Qualche tempo fa, sul treno, ho incontrato un australiano che leggeva The checklist manifesto (pubblicato nel 2010 da Atul Gawande). Gli ho chiesto com'era, e lui ha risposto: "buono". A quel punto, ho spostato il libro un po' più su nella lista delle cose da leggere. Per qualche ragione che non riesco più a ricordare, poi, l'ho comprato nell'edizione su carta. Era chiaramente il tipo di libro che si legge meglio su iPhone e Kindle, ma tant'è... E quindi a inizio settimana mi è arrivato, e l'ho letto al volo.

Giudizio finale: interessante ed equilibrato, anche se poco approfondito dal punto di vista scientifico. Gawande è un chirurgo e, ispirato dagli esempi dei piloti d'aereo e dei costruttori di edifici complessi, si è messo a sperimentare semplici sistemi per migliorare l'esito delle operazioni chirurgiche. Non sorprendentemente, la sua proposta di base consiste nell'usare checklist, o liste di controllo, da leggere ad alta voce o su cui fare segni a penna, per confermare che i vari passi di una procedura siano stati eseguiti correttamente. Anzi, in verità, si tratta di due proposte diverse: usare liste di controllo per assicurare che i passi di base di routine vengano eseguiti tutti, e su questa base costruire una comunicazione all'interno dei gruppi di lavoro che consenta di intervenire in modo coordinato nei casi in cui la routine da sola non basterebbe.

Sul perché questi sistemi funzionano - e, a monte, sul perché la nostra memoria ci tradisce - Gawande ha poco da dire, e più che altro rimanda a nozioni diffuse. Sul modo in cui le istruzioni sono scritte, l'unico consiglio in pratica consiste nella raccomandazione di tenere le liste semplici e valutare con attenzione il rapporto costi-benefici, com'è giusto che sia. L'aspetto interessante del libro è quindi la descrizione di singoli casi di successo. E, in particolare, del modo in cui l'introduzione di liste di controllo da percorrere in pochi secondi ha mostrato una notevole capacità di ridurre le complicazioni in sala operatoria.

Sarà vero? Di sicuro suona molto plausibile; così come sembra plausibile il fatto che, a volte, eseguire controlli di questo genere porta addirittura a ridurre il tempo necessario a portare a termine una procedura complessa, anziché allungarlo. Insomma, anche in questo caso la capacità di scrivere qualche riga di istruzioni può avere un impatto positivo e misurabile sul modo in cui funzionano le cose - perfino in contesti in cui si tratta di fare la differenza, letteralmente, tra la vita e la morte.
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