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lunedì 20 gennaio 2025

Un Master in traduzione al tempo dell’intelligenza artificiale

 

Un momento della presentazione di oggi
Da qualche mese sono stato eletto Direttore del Master in traduzione specialistica dall’inglese all’italiano organizzato dalle università di Genova e Pisa e gestito dal Consorzio ICoN. Stamattina sono iniziate le attività della XVII edizione!
 
Il Master si svolge quasi interamente a distanza, ma il primo giorno è dedicato a un incontro di presentazione e coordinamento in presenza. Stamattina i corsisti si sono quindi ritrovati, interessati e attenti, nell’Aula Multimediale di Palazzo Ricci a Pisa per la prima parte dell’incontro; le attività proseguiranno nel pomeriggio presso la sede del Consorzio.
 
Ma, un momento… un Master in traduzione? Nell’epoca della traduzione automatica e dell’intelligenza artificiale? Sì, e personalmente lo dirigo senza nessun dubbio e nessuna incertezza sulla sua rilevanza. In fin dei conti, studio e valuto da molti anni i sistemi di traduzione automatica, inclusi quelli moderni, basati su reti neurali (nonché le intelligenze artificiali generative). Mi sembra quindi di sapere bene quali sono i punti di forza dei sistemi automatici, ma anche quali sono i punti di debolezza.
 
Ho già parlato del “problema del 99,5%” parlando della generazione di testo, ma il problema è simile anche per le traduzioni. Per lavori di un minimo di estensione, insomma, anche nei casi migliori il prodotto di questi sistemi non solo non è perfetto, ma non può essere corretto in modo autonomo dai sistemi stessi. Le percentuali di errore assomigliano però a quelle di un traduttore umano competente che consegni un testo non revisionato (anche se tutto dipende, naturalmente, dai casi specifici). La traduzione specialistica, inoltre, pone problemi particolari che non vengono gestiti bene dai sistemi generalisti: per esempio, la frequente necessità di usare in modo coerente la stessa traduzione per lo stesso termine, senza ricorrere a variazioni o sinonimi all’interno del testo.
 
In tale situazione, la revisione assume un ruolo fondamentale. Il traduttore umano, più che occuparsi di produrre la prima versione del testo, in molti casi deve oggi intervenire su una prima versione prodotta da sistemi di intelligenza artificiale. Alle competenze nella traduzione devono quindi accompagnare competenze di revisione.
 
Ora, competenze di questo tipo non sono poi così diffuse. Di qui l’importanza di un percorso formale che aiuti i traduttori a sviluppare anche queste competenze assieme a quelle tradizionali. Il Master in traduzione si è quindi riallineato in quest’ottica, in cui la scrittura in lingua italiana e il cosiddetto “post-editing” diventano centrali… senza che le competenze più tradizionali vengano trascurate, naturalmente!
 
L’idea è che questa combinazione sia non solo molto utile dal punto di vista pratico, ma rappresenti un ottimo punto di partenza per l’ingresso dei corsisti nel mercato del lavoro. L’insistenza sull’elemento umano non è dunque dovuta al tentativo di negare sviluppi già in corso, ma a quello di impiegare al meglio le competenze umane indispensabili. E sottolineo che questa indispensabilità non è un pio desiderio o altro: è la semplice conseguenza del modo in cui davvero funzionano, ora e nel prevedibile futuro, questi strumenti – verificato sul campo e misurato nel modo più sofisticato oggi disponibile.
 
Quindi, un caloroso “in bocca al lupo” ai nuovi studenti! Parlo sicuramente a nome di tutte le persone coinvolte se prometto che faremo tutto il possibile per rendere l’esperienza positiva a ogni livello.
 

martedì 19 novembre 2019

La traduzione automatica funziona

  
 
Foto: Mirko Tavosanis nel mezzo delle spiegazioni a CLiC-it 2019
La settimana scorsa, il mio viaggio al convegno CLiC-it a Bari è stato molto soddisfacente. Alla soddisfazione hanno contribuito anche due incontri aggiuntivi: uno a Lecce sull’italiano del web, grazie ad Annarita Miglietta, e uno all’Università di Bari sulla valutazione della traduzione, grazie a Maristella Gatto. Aggiungerei poi anche altre cose piacevoli: il viaggio di andata in vagone letto, il cibo (ottimo anche per un vegetariano), i paesaggi, la passeggiata nel centro di Bari…
 
Però vale la pena insistere sul motivo principale per cui ero lì, cioè presentare un mio lavoro di valutazione sulla qualità delle traduzioni automatiche. Non era uno dei centri tematici del convegno, anzi, il mio era proprio un contributo isolato. Però ho scoperto attività di valutazione molto importanti e, soprattutto, ho potuto riscontrare un fortissimo interesse per l’argomento in tanti addetti ai lavori. Al momento di presentare il poster sono stato sommerso di domande: nella foto mi si vede appunto in piena attività!
 
Credo quindi che valga la pena dire una cosa chiaramente: dopo più di mezzo secolo di false partenze, adesso la traduzione automatica funziona. E un miglioramento tanto visibile quanto rapido è dovuto all’introduzione dei sistemi a reti neurali, avvenuta per l’italiano a partire dal 2017, che ha fatto invecchiare molto in fretta il capitolo sulla traduzione automatica contenuto nel mio libro su Lingue e intelligenza artificiale. Ci sarebbe bisogno di un aggiornamento, in effetti… ma intanto è importante notare questa svolta storica.
 
Certo, le attività di traduzione si collocano lungo un continuum, per cui qualche applicazione pratica si è sempre trovata, e qualche azienda come SYSTRAN è riuscita a sopravvivere per decenni – ma erano cose molto di nicchia. Adesso però è possibile prendere un articolo di quotidiano o periodico in inglese e ottenere una traduzione in italiano ancora piena di errori ma che in sostanza riporta correttamente le informazioni del testo di partenza e non è poi molto lontana dal livello di un traduttore umano (qualche dettaglio in più sulla mia verifica è in questo post, e il resto è nel testo pubblicato).
 
Questa non è una cosa scontata. Per decenni, chiunque abbia lavorato nel settore si è sentito dire che la traduzione automatica “funzionava” quando in realtà dietro a questi discorsi non c’era molto: solo rivendicazioni esagerate e a volte ai limiti della truffa, a cominciare dalla celebre dimostrazione “Georgetown-IBM” del 1954. Ricordo bene, per esempio, di aver parlato nel 1990 con un bravissimo editore italiano – oggi scomparso – che raccontava di aver provato un sistema che funzionava bene e che gli avrebbe permesso di fare a meno di traduttori per i suoi libri. Sono ormai passati trent’anni, e nessuno dei libri della sua casa editrice è stato tradotto da un sistema automatico. Non solo: non credo che nessuno dei suoi libri sia stato tradotto con l’aiuto parziale di un sistema automatico.
 
Adesso però la svolta è molto interessante, e le reti neurali cambiano molte regole del gioco. Di regola, sintetizzare una materia complessa in una frase non è sufficiente. Anche nel caso della traduzione automatica occorrerebbe quindi fare un sacco di precisazioni, e di valutazioni. Però, in prima battuta, si può provare anche a condensare la novità in uno slogan: finalmente, la traduzione automatica funziona.
 

mercoledì 28 ottobre 2009

Tradurre Rat-Man

Venerdì prossimo sarò a Lucca Comics per parlare della traduzione inglese di Rat-Man. L'incontro fa parte della serie Lavorare col fumetto, condotta da Andrea Plazzi, che è anche uno dei traduttori - oltre a essere un ben noto personaggio a fumetti, nelle vesti di Plaaax, del Sovrintendente Plazzus, di Semplicemente Plazzi, e così via...

Ecco la presentazione ufficiale dell'incontro:

Nella frase “Ma Rat-Man è intraducibile” ci va il punto interrogativo?

Andrea Plazzi (editor; co-traduttore in Inglese di RAT-MAN) e Mirko Tavosanis (Università di Pisa, Dipartimento di Italianistica) discutono un caso di traduzione. Interviene Leo Ortolani.

Appuntamento quindi per venerdì 30 ottobre, ore 15.00, nella Sala Incontri Camera di Commercio nel centro di Lucca.
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